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9 Gennaio 2022

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Il lobbying spregiudicato dell’industria del tabacco e del petrolio

Un’inchiesta imperdibile sull’ultimo numero di Internazionale fa luce sulle pratiche spregiudicate utilizzate dall’industria del tabacco e del petrolio per confondere le acque e ostacolare politiche mirate a salvaguardare la salute pubblica e l’ambiente.

di Martina Turola

Avete mai sentito parlare di “astroturfing”? È una delle tattiche più in voga fra chi vuole nascondere le proprie attività di lobbying. In sostanza consiste nel creare finti movimenti dal basso che si battono per una causa, in questo caso per la “riduzione del danno” rappresentata dall’industria delle sigarette elettroniche e del tabacco riscaldato. Persone che scendono in piazza per chiedere che questi prodotti non vengano tassati “troppo” o come le normali sigarette, in quanto “meno nocivi”.  Peccato però che, invece, non esistano evidenze scientifiche al riguardo.

Se si va a guardare bene chi sta dietro questi movimenti, si scoprono finanziamenti da parte dell’industria del tabacco e di una serie di fondazioni riconducibili a famiglie miliardarie con interessi nella finanza e nel petrolio, nella difesa, nella chimica ecc… Un specie di octopus (piovra), o anzi Kochtopus, da Koch, una delle famiglie più importanti in questa rete, che promuove una politica libertaria radicale, ostile a qualsiasi intervento del governo nella vita delle persone (quindi no alle tasse, alle politiche di welfare) e che ha finanziato campagne a favore dello scetticismo climatico

Ricostruire questa rete di relazioni e finanziamenti come ha fatto Le Monde non è un’operazione da poco, per via dell’opacità con cui si muovono questi soggetti e della mancanza di trasparenza dei loro finanziamenti a movimenti, organizzazioni think thank, centri di ricerca. Quello che risulta evidente, ad uno sguardo attento, è che in realtà questi movimenti “dal basso” creati a tavolino non sembrano avere il seguito che millantano se si va a guardare chi li segue davvero sui social.

Avete per caso visto in giro per Milano persone che indossavano una maglietta con su scritto “Sostieni lo svapo. Sconfiggi il fumo” distribuire volantini ai passanti? Ebbene, avete visto l’astroturfing – un termine che letteralmente indica un marchio di prato artificiale – all’azione.

L’Italia, in questo scenario, non ci fa una bella figura: è uno dei Paesi più esposti all’industria del tabacco. Il nostro Paese nel 2021 totalizza 79 punti su 100 nel Global Tobacco Industry Interference Index, realizzato dal Global Centre for Good Governance in Tobacco Control (GGTC), nell’ambito dalla Convenzione quadro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul controllo del tabacco.

Prima di tutto perché non c’è trasparenza. I ministeri e le loro agenzie non rendono noti i loro incontri e le interazioni con l’industria del tabacco, neanche quando queste interazioni sono necessarie per la regolamentazione del settore. L’unica eccezione è rappresentata dal Ministero della Salute. Inoltre Il Governo non vieta ai partiti politici di ricevere contributi dall’industria del tabacco, che infatti negli anni hanno fatto diverse donazioni alle fondazioni dei principali partiti italiani.

Sarà un caso che “la proposta di modifica del decreto 18/2020 di aumentare notevolmente la tassazione di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato non è passata e la normativa vigente prevede un aumento trascurabile della tassazione del 5% ogni anno?” In generale, come si legge nel Global Tobacco Industry Interference Index,  gli Hot Tobacco Products, sebbene siano prodotti del tabacco, godono di vantaggi normativi, oltre alle agevolazioni fiscali. Inoltre, “c’è un ritardo, orchestrato dalla Philip Morris International Italia che invoca presunti segreti industriali, nella pubblicazione del rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità su questi prodotti”.

Le raccomandazioni fatte al nostro Paese dal Global Centre for Good Governance in Tobacco Control  non fanno altro che rafforzare le richieste già contenute nella nostra campagna per una legge sul lobbying.

Si chiede infatti di aumentare la trasparenza degli incontri fra politici e industria del tabacco, regola che dovrebbe valere per gli incontri di tutti i rappresentanti di interessi, privati, particolari ecc, con i decisori. 

È richiesta inoltre maggiore trasparenza nei finanziamenti ai partiti politici e più in generale di vietare le donazioni, sponsorizzazioni e altri contributi all’industria del tabacco. Si raccomandano poi regole specifiche per l’intera industria e l’obbligo di trasmettere periodicamente report sugli investimenti in attività di lobbying e filantropiche, oltreché  sui contributi ai partiti politici e alle loro fondazioni e società scientifiche. Infine si chiede di basare l’attività legislativa e di regolamentazione del settore su ricerche indipendenti e libere da conflitti di interesse, supportando attivamente chi le effettua. 

Proprio domani, 10 gennaio 2021, la Camera dovrebbe discutere la proposta di legge sul lobbying che potrebbe portare maggiore trasparenza nelle attività lobbistiche dell’industria del tabacco ed in generale di quelle di tutti gli altri settori, come quello fossile, chimico ecc., oltre che maggiore coinvolgimento della società civile.

Purtroppo gli ostacoli e i ritardi sono dietro l’angolo e il rischio che l’iter di approvazione della legge venga interrotto è ancora presente.  Facciamo sentire la nostra voce: non è mai troppo tardi per firmare o condividere la petizione!

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