Dona

28 Ottobre 2025

EmailTwitterFacebookWhatsApp

Comunità Energetiche Rinnovabili. Intervista all’on. Luca Squeri

Una prospettiva politica e normativa utile per comprendere le sfide ancora aperte e le prossime tappe per il pieno sviluppo delle comunità energetiche in Italia

di Bernardo Biscaretti

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono associazioni tra cittadini, imprese e amministrazioni locali che si uniscono per produrre, condividere e consumare energia da fonti rinnovabili. Rappresentano un modello innovativo di gestione dell’energia, basato su cooperazione, prossimità e beneficio comune: chi partecipa a una CER non solo riduce i costi energetici, ma contribuisce a rendere più sostenibile e resiliente il proprio territorio. Sostenute dai fondi del PNRR, le CER stanno conoscendo una rapida diffusione, ma restano al centro di nodi complessi legati alla governance, alla semplificazione amministrativa e alla capacità gestionale degli enti locali.

Ne abbiamo parlato con l’on. Luca Squeri, deputato di Forza Italia, membro della X Commissione Attività produttive e responsabile del Dipartimento Energia del partito. Figura di riferimento della maggioranza sui temi energetici, Squeri offre una prospettiva politica e normativa utile per comprendere le sfide ancora aperte e le prossime tappe legislative per il pieno sviluppo delle comunità energetiche in Italia.

Le CER nascono come strumento tecnico per favorire produzione e autoconsumo di energia rinnovabile. Tuttavia pongono anche una questione di governance: come assicurare che cittadini, enti locali e realtà del territorio abbiano un ruolo concreto nel processo decisionale e non restino meri beneficiari? Dal suo punto di vista, quali strumenti legislativi e politici possono consolidare questo legame tra istituzioni, comunità e società organizzata?

La questione della governance della CER va risolta tramite l’organismo che necessariamente deve essere costituito per gestirla. Evidentemente tutti i partecipanti alla CER hanno diritto a intervenire, tuttavia la capacità decisionale dovrebbe essere commisurata all’intensità dell’apporto che ciascuno dà. Questo tema è particolarmente rilevante nelle CER realizzate dagli enti locali coi fondi del PNRR. Con il decreto del MASE del maggio 2025 si è stabilito una platea più larga dei Comuni beneficiari (fino a 50.000 abitanti) e l’incremento dell’ammontare dell’anticipo che il Gse può erogare (dal 10 al 30% di un contributo che arriva al 40% della spesa complessiva). Inoltre si è prevista una maggiore flessibilità nei tempi di entrata in esercizio degli impianti agevolati. I comuni hanno sollevato il problema della governance. La risposta del MASE è stata che è lo Statuto del nuovo organismo che deve stabilire pesi e contrappesi. Sono in corso iniziative di formazione con gli enti territoriali, per la comprensione e la semplificazione dei processi di adesione e gestione delle comunità energetiche, nonché l’assistenza tecnica per accompagnare i territori nell’attuazione di progetti.

Il dibattito sulle aree idonee rischia di creare un divario tra territori più strutturati e comuni con meno risorse amministrative. In che modo il Parlamento può conciliare l’esigenza di accelerare la transizione energetica con quella di garantire pari opportunità di sviluppo, valorizzando il contributo delle reti territoriali che possono supportare i piccoli comuni?

Non si pone il problema delle aree idonee per gli impianti CER, la cui produzione deve essere commisurata ai consumi e quindi non sono necessari grandi spazi. Viceversa il dibattito sulle aree idonee all’installazione delle fonti rinnovabili tout court aspetta l’assenso del Ministro dell’agricoltura, il quale vuole rassicurazioni sulla tutela dei terreni in attualità di coltura. C’è un’espressa dichiarazione del 15 ottobre scorso. Poiché la definizione delle aree idonee dovrebbe entrare nel decreto energia, la questione pare stia bloccando l’emanazione del decreto energia. Voglio però ricordare che, a onta di quanto prevede la normativa UE sulle rinnovabili (che queste si debbano sviluppare su terreni incolti e marginali) sono in corso espropri di terreni coltivati, anche di pregio. Abbiamo quindi redatto, come Dipartimento energia di FI, una ipotesi di disposizione per l’inespropriabilità dei terreni in attualità di coltura (esiste una precisa definizione di “attualità di coltura”) e un’altra ipotesi sulla ponderazione degli interessi tra le esigenze di produzione energetica rinnovabile e gli altri valori messi in discussione (in particolare quelli agricoli, ma anche culturali, paesaggistici, turistici), che riteniamo dovrebbe essere effettuata mediante valutazione costi-benefici.

Le CER funzionano solo se c’è cooperazione tra cittadini, amministrazioni locali, imprese e reti del territorio. Come, secondo Lei, queste esperienze possono essere portate all’attenzione del processo decisionale nazionale, così da rafforzare non solo l’efficacia delle politiche energetiche ma anche la fiducia delle comunità verso le istituzioni?

Dopo la semplificazione sui meccanismi di costituzione delle CER che abbiamo fatto con il decreto bollette (n19 del 2025) e con il decreto MASE di maggio, c’è stata una accelerazione nella costituzione delle CER, che a fine settembre erano 561, con una potenza con una potenza complessiva installata di circa 50MW. L’obiettivo è quello di installare al 2027 almeno 5 gigawatt di nuova potenza (di cui 1,73 finanziati PNRR), diffondendo la cultura della sensibilità e stimolando comuni, cittadini e Pmi ad essere protagonisti della transizione energetica. Abbiamo in corso di approvazione una risoluzione in commissione a mia prima firma che prevede di semplificare ulteriormente il procedimento e utilizzare tutti gli strumenti disponibili per favorire la costituzione delle CER. Uno degli impegni al Governo prevede testualmente: “ a implementare opportune campagne informative al fine di rendere edotti i consumatori sulle opportunità derivanti dalla realizzazione delle configurazioni di autoconsumo in termini di benefici sociali, ambientali ed economici.”. Impegno che si aggiunge a quello sulle iniziative di formazione citate nella prima risposta.

 


Per approfondire o condividere esperienze e prospettive di lavoro sui temi che seguiamo, puoi contattarci scrivendo a bernardo@thegoodlobby.it. il team di consulenza di The Good Lobby lavora ogni giorno per rafforzare la capacità di advocacy e rappresentanza delle organizzazioni che vogliono incidere nei processi legislativi.