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18 giorni fa
Antonio G.
24 giorni fa
Monica C.
25 giorni fa
In questo caso l’allarme assume un peso ancora maggiore, perché il software è stato addestrato su una banca dati contenente i volti di civili palestinesi raccolti durante il conflitto.
L’informazione proviene da un emissario di Corsight incontrato dal giornalista sotto copertura Luigi Scarano, che fingendosi rappresentante di un’azienda di cybersecurity ha partecipato all’ISS World Europe, la conferenza internazionale dove aziende della sorveglianza incontrano governi e servizi segreti di tutto il mondo. “Questo è lo strumento usato dalle più grandi, lussuose e sensibili organizzazioni del mondo: anche i Carabinieri sono una di queste, poi ci sono l’FBI, la NATO”, avrebbe dichiarato il rappresentante.
Sul piano etico sarebbe grave provare che l’Italia non solo continua a fare affari con Israele, responsabile del massacro di migliaia di palestinesi, ma lo faccia acquistando un software testato, senza alcun consenso né rispetto dei diritti umani, sulla pelle di civili inermi.
Sul piano tecnico, l’inchiesta riporta che lo stesso personale militare avrebbe segnalato “inconsistenze” nell’analisi dei filmati, con “casi di falsi positivi preoccupanti”. Fanpage ricorda, tra gli episodi più noti, quello del poeta palestinese e vincitore del Pulitzer, Mosab Abu Toha: nel novembre 2023 fu fermato a un checkpoint israeliano perché il sistema Corsight lo aveva erroneamente indicato come presente in una lista di ricercati. Dopo due giorni di interrogatorio, bendato e in cella, fu rilasciato senza accuse.
Ma Corsight verrebbe utilizzato anche per l’identificazione dei manifestanti nelle proteste negli atenei statunitensi. Sembrerebbe, infatti, che diversi gruppi privati pubblicano online elenchi di studenti e professori segnalati come attivisti pro-Palestina, cosicché i funzionari federali possano perseguirli legalmente.
Nel caso dell’aeroporto di Fiumicino è possibile pensare che il sistema di riconoscimento biometrico prodotto da Corsight sia stato utilizzato per la procedura di controllo del passaporto all’imbarco, sospesa recentemente dal Garante della Privacy a causa di carenze informative e di controllo del consenso. Altri utilizzi, come ad esempio per identificare in tempo reale persone in mezzo alla folla, sarebbero illegali se non operati dalle forze di polizia sulla base di una specifica autorizzazione, come previsto dall’AI ACT.
Rimane tutto da chiarire l’eventuale utilizzo di Corsight da parte dei Carabinieri. Alanews riporta che Il Ministero dell’Interno e lo stesso comando dei Carabinieri hanno fornito dichiarazioni ufficiali per chiarire l’uso del software Corsight. Secondo quanto dichiarato, il “sistema viene impiegato esclusivamente in ambito investigativo e di prevenzione, con rigide procedure per la gestione dei dati e nel rispetto delle normative europee sulla protezione dei dati personali (GDPR)”.
Che cosa significhi questo nello specifico però, deve essere approfondito.
Sappiamo infatti che nel 2018 il Garante ha autorizzato la Polizia Italiana ad utilizzare Sari Enterpise, un sistema di riconoscimento biometrico che permette di confrontare l’immagine di un sospetto, acquisita ad esempio dalle videocamere a circuito chiuso, e confrontarla con immagini di volti presenti in una banca dati di grandi dimensioni già in possesso della polizia.
L’Autorità per la Privacy ha valutato che questo sistema non farebbe altro che automatizzare un’attività che la polizia ha sempre svolto manualmente, ovvero la ricerca di un potenziale sospettato fra i cartellini fotosegnaletici.
Ha invece proibito la versione in tempo reale di questo software, Sari Real Time, in grado di analizzare in tempo reale i volti dei soggetti ripresi dalle telecamere installate in un determinato luogo e di confrontarli con una watch-list la cui grandezza è dell’ordine delle decine di migliaia di soggetti, perché non conforme alla normativa sulla privacy e perché, così come progettato, potrebbe portare a forme di sorveglianza indiscriminata di massa.
Che tipo di sistema di riconoscimento biometrico utilizzano i carabinieri, se quanto emerso dall’inchiesta di Fanpage e riportato da Alanews corrisponde al vero?
Se si tratta di un sistema simile a quello utilizzato dalle forze di polizia, Sari Enterprise, l’Arma avrebbe dovuto ottenere un parere preventivo da parte del Garante Privacy, come stabilito dalla moratoria in materia in vigore in Italia fino al 30/12/25.
Per utilizzare le funzionalità di riconoscimento biometrico in tempo reale previste da Corsight, secondo quanto previsto dall’AI ACT, I Carabinieri dovrebbero ottenere un mandato specifico da un’autorità amministrativa o giudiziaria, che lo può rilasciare, per la
1. ricerca di persone scomparse, inclusi minori
2. prevenzione di minacce all’incolumità fisica imminenti
3. identificazione, localizzazione e ricerca di autori di reati sospettati di avere commesso reati punibili con pena detentiva non inferiore a tre anni.
Al momento però l’Italia non ha ancora provveduto a definire quale autorità è incaricata di rilasciare questa autorizzazione e da questo ne deriva che i Carabinieri non potrebbero Corsight in tutte le sue funzionalità.
Come denunciamo da tempo, purtroppo, l’AI Act presenta una serie di lacune che rischiano di permettere a forze dell’ordine, autorità locali e aziende private di usare e diffondere tecnologie sperimentali e invasive che tracciano e analizzano i nostri volti mentre ci muoviamo negli spazi pubblici. Il regolamento europeo, infatti, prevede molte eccezioni al divieto di riconoscimento biometrico per le forze di polizia, sia in tempo reale che a posteriori, come descritto sopra. Come se non bastasse, poi, – in nome della sicurezza nazionale – la sorveglianza biometrica potrebbe essere utilizzata per controllare le folle nella più totale segretezza e opacità, senza neppure il bisogno di un’autorizzazione da parte di un’autorità amministrativa o giudiziaria!
Per questo insieme a Hermes Center abbiamo lanciato una petizione per chiedere a Governo e Parlamento di intervenire il prima possibile e vietare la sorveglianza biometrica: a risentirne non sarebbe solo il nostro diritto alla privacy, ma anche le libertà di espressione, movimento e protesta. Firmate dunque la nostra petizione e condividete con i vostri contatti: facciamo crescere il movimento #SorveglianzaZero!
15 Gennaio 2026
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