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Lobbying, #Lobbying4Change: “Una legge debole non funziona. Servono correzioni immediate”

La coalizione #Lobbying4Change, formata da 52 organizzazioni e movimenti non profit coordinati da The Good Lobby, lancia un appello alla Camera chiedendo di emendare la proposta di legge in materia di rappresentanza di interessi licenziata dalla I Commissione Affari costituzionali (AC 2336-A) in discussione questa settimana. 

Una disciplina sul lobbying è credibile solo se consente ai cittadini di conoscere chi incontra i decisori pubblici, su quali temi e con quali obiettivi, se tutela l’autonomia degli organismi di vigilanza e se prevede sanzioni in grado di scoraggiare comportamenti scorretti. Per questo motivo, la coalizione ritiene che una riforma efficace debba fondarsi su un ambito di applicazione realmente universale, su informazioni tempestive e accessibili, su un Registro indipendente e su un sistema sanzionatorio proporzionato ma incisivo. Alcune scelte contenute nel testo licenziato dalla I Commissione della Camera e confluite nel provvedimento AC 2336-A rischiano invece di indebolire questi presìdi, a partire dall’introduzione di esclusioni per i sindacati e le confederazioni datoriali e dall’attenuazione delle sanzioni. Tali interventi, insieme all’allungamento dei tempi di rendicontazione, compromettono la capacità della legge di incidere concretamente sui comportamenti. 

«Solo qualche settimana fa la Corte Costituzionale ha evidenziato l’urgenza che l’Italia si doti di una legge di regolamentazione del lobbying, come peraltro già raccomandato dalla Commissione Europea e dal Consiglio d’Europa. Il testo ora in discussione alla Camera rischia di essere del tutto inefficace perché esclude dagli obblighi di trasparenza alcuni tra i principali attori che svolgono attività di relazioni istituzionali. Compromettendo per i cittadini la possibilità di valutarne l’influenza sulle decisioni pubbliche. E cristallizzando asimmetrie che andrebbero invece scardinate», commenta Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby. 

Qualora il testo non venisse emendato, le organizzazioni non profit, le società di consulenza, le aziende saranno sottoposte agli obblighi della legge, ma non sarà lo stesso per tutte le confederazioni datoriali e per i sindacati, che potranno contare su una posizione privilegiata. 

Resta inoltre irrisolto il tema della trasparenza reale nei processi decisionali, con il rischio di scaricare gli obblighi di rendicontazione quasi esclusivamente chi esercita attività di lobbying, senza un analogo livello di responsabilità in capo ai decisori pubblici. Questo squilibrio contribuisce a indebolire ulteriormente l’impianto della riforma e ne riduce l’effettiva capacità di garantire un controllo pubblico effettivo. 

In questo quadro già indebolito, riteniamo sia una scelta particolarmente grave quella di ridurre a un solo anno il periodo di interdizione, ossia il periodo durante il quale il lobbista viene escluso dal Registro della trasparenza e inibito dallo svolgimento di attività di rappresentanza di interessi all’interno degli edifici istituzionali,in caso di comportamenti illeciti o contrari a quanto previsto dalla presente legge. Una durata così limitata non è certamente sufficiente a interrompere in modo effettivo i circuiti relazionali e professionali costruiti nel tempo né a disincentivare comportamenti scorretti. Tale previsione rischia di trasformare le sanzioni in una misura meramente simbolica, priva di reale capacità deterrente. 

«Il lobbying è una componente fisiologica della democrazia che può migliorare la qualità delle decisioni pubbliche», sottolinea #Lobbying4Change. «Ma regole deboli producono opacità, non fiducia. E questo testo, così com’è, risulta decisamente debole». 

La coalizione chiede al Parlamento di intervenire in modo deciso nel prosieguo dell’iter, rafforzando il testo e correggendone le attuali debolezze. Compromessi al ribasso rischiano di trasformare una riforma attesa da anni in un’occasione mancata per la trasparenza e la qualità della democrazia.