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Molti giovani desiderano avere un ruolo attivo nella società, ma si scontrano con barriere reali, come – ad esempio – l’accesso limitato a spazi e opportunità, la percezione di distanza con le istituzioni, la scarsa informazione sui propri diritti.
Queste difficoltà colpiscono in modo particolare chi si trova in situazioni di vulnerabilità: giovani con background migratorio, persone LGBTQIA+, giovani con disabilità, ragazze e ragazzi che vivono in aree periferiche o rurali.
EVY-PACT nasce proprio per ridurre questi divari, rafforzare le competenze di cittadinanza attiva e creare spazi di dialogo più inclusivi.
All’interno del partenariato, The Good Lobby Italia ha un compito chiave: mappare gli stakeholder a livello locale, nazionale ed europeo, identificando istituzioni, organizzazioni, reti e decisori rilevanti per costruire strategie di coinvolgimento efficaci per valorizzare i risultati del progetto attraverso attività di comunicazione, disseminazione e advocacy;
Crediamo infatti che la partecipazione non sia solo una questione di accesso, ma anche di connessione strategica: affinché le voci dei giovani abbiano un impatto reale, devono essere ascoltate nei luoghi in cui si prendono le decisioni.
Il progetto ha preso ufficialmente il via il 24 marzo a Torino, presso l’Open Incet, con una giornata di lavoro e il seminario pubblico “Breaking Barriers”.
La mattina è stata dedicata al kick-off meeting tra i partner:
Amapola srl Impresa Sociale, Enaip Piemonte, LVIA ETS, Pistes Solidaires, CRPE Romanian Center for European Policies, The Good Lobby e The Good Lobby Europe.
È stato un momento fondamentale per allineare obiettivi, approcci e responsabilità, valorizzando le competenze complementari di ciascun partner e definendo una base condivisa per i prossimi due anni di lavoro.
Nel pomeriggio, con il seminario “Breaking Barriers”, il confronto si è aperto a istituzioni, enti locali, organizzazioni della società civile e stakeholder del territorio.
Dal dibattito sono emerse criticità ricorrenti: la distanza percepita dalle istituzioni, la difficoltà di accesso alle opportunità e la mancanza di spazi realmente inclusivi. È stato chiaro a tutte e tutti che la partecipazione non è un processo spontaneo: richiede accompagnamento, strumenti adeguati e politiche capaci di creare condizioni favorevoli.
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