Roma, 30 aprile 2026 – Sono oltre 5 milioni in Italia i cittadini e le cittadine che, a ogni tornata elettorale, soggiornando o vivendo lontano dal proprio comune di residenza, incontrano reali ostacoli economici, organizzativi e temporali che ne impediscono l’effettivo esercizio del diritto costituzionale di voto.
Davanti a un fenomeno di mobilità territoriale sempre più diffuso nel nostro Paese e al preoccupante calo dei livelli di partecipazione democratica, l’assenza di una disciplina nazionale sul voto a distanza contribuisce a determinare una sostanziale disparità nell’accesso al voto, penalizzando in particolare categorie già vulnerabili.
“Non possiamo più arretrare rispetto al percorso già avviato con alcune sperimentazioni di successo e, convinti che Parlamento e società civile possano e debbano lavorare in sinergia, riteniamo che una risposta politica non sia più rimandabile” – ha dichiarato Yari Russo, campaigner di The Good Lobby che oggi pomeriggio è intervenuto in rappresentanza della Rete Voto Fuorisede in audizione davanti alla commissione Affari costituzionali della Camera sulla proposta di riforma della legge elettorale.
“L’attenzione mediatica e il diffuso dibattito pubblico sul tema, uniti ad una spontanea e trasversale indignazione rispetto all’assenza di una disciplina per il voto fuorisede, hanno dimostrato che quest’ultimo non è più percepito come un’eccezione, ma come un diritto a tutti gli effetti. Accogliamo con favore l’interesse crescente che abbiamo raccolto da entrambi i lati del Parlamento e ribadiamo la nostra richiesta di un tavolo tecnico che possa facilitare il confronto tra Ministero, rappresentanti istituzionali e società civile affinché una proposta, già ampiamente sostenuta a livello popolare, possa essere effettivamente discussa non in modo emergenziale, bensì permanente nel sistema elettorale italiano per allargare le basi della partecipazione democratica e affrontare l’alto astensionismo”, ha aggiunto Russo.
La battaglia sull’introduzione del voto fuorisede nasce formalmente nel 2008, quando il Comitato Iovotofuorisede ha lanciato la prima petizione nazionale. Da allora sono state tante le interlocuzioni, le iniziative, le proposte di legge che hanno portato ad alcuni primi traguardi ma che, non essendosi ancora concretizzate in una normativa stabile, vedono l’Italia fanalino di coda in Europa.
Nel contesto europeo, infatti, tutti i Paesi – fatta eccezione per Malta e Cipro le cui ristrette dimensioni non rendono necessaria l’introduzione di questo strumento – prevedono forme di voto per i cittadini temporaneamente lontani dal luogo di residenza.
Non tutti i Paesi seguono lo stesso modello, ma sono tutti orientati allo stesso obiettivo: rimuovere gli ostacoli materiali all’esercizio del diritto di voto. In Spagna è previsto il voto per corrispondenza, in Francia il voto per delega, in Danimarca il voto anticipato in presenza presso seggi speciali, in Estonia il voto elettronico, mentre in Italia non è ancora stata individuata una soluzione per permettere ai quasi 5 milioni di Italiani e Italiane di esercitare il proprio diritto al voto.
Russo ha poi concluso: “Nel contesto attuale vediamo due strade parallele e non confliggenti che vanno portate avanti: da un lato, l’avanzamento rapido della proposta di legge di iniziativa popolare attualmente ferma al Senato, recante una delega che copra tutti i tipi di elezione e tutte le persone in mobilità. Dall’altro, la possibilità che nella legge elettorale si possa già trovare una risposta concreta in materia di voto fuorisede alle elezioni politiche”.