LA RETE DIRITTI UMANI DIGITALI INVIA AL GARANTE UNA LETTERA APERTA E DENUNCIA LA COMPROMISSIONE DELLA TUTELA DEI DATI DEI CITTADINI EUROPEI
Roma, 3 giugno 2026 – Il trattamento «infimo» riservato da Israele a chi osa opporsi al genocidio palestinese, come gli attivisti della Global Sumud Flotilla, richiama un’altra questione rimasta in secondo piano, che vede responsabile sempre Israele: le costanti violazioni del GDPR (General Data Protection Regulation, 2016/279), con conseguente compromissione della tutela dei dati personali dei cittadini europei.
Per questo motivo, alla luce dei recenti sviluppi, la Rete per i Diritti Umani Digitali, composta da una decina di organizzazioni rappresentanti la società civile, ha inviato al Garante per la Protezione dei Dati Personali (GPDP) una lettera aperta che chiede all’autorità di verificare se il trattamento dei dati da parte di Israele sia effettivamente conforme al GDPR.
L’articolo 45 del GDPR permette infatti il trasferimento di dati personali verso un Paese extra-UE o un’organizzazione internazionale solo in presenza di determinate garanzie — tra cui limitazioni alla sorveglianza, supervisione indipendente e tutela giurisdizionale effettiva, come stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Gli eventi più recenti, tuttavia, alimentano forti dubbi sul rispetto di tali requisiti da parte di Israele. Secondo quanto riportato, anche l’EDPB (European Data Protection Board) starebbe riesaminando la decisione adottata dalla Commissione nel gennaio 2024, che riconosceva Israele come Paese “adeguato” in materia di protezione dei dati personali dei cittadini europei.
L’iniziativa si colloca in un contesto di mobilitazione più ampio. La lettera della Rete, infatti, fa seguito a un appello già lanciato dai cittadini europei con la Richiesta di sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele in considerazione delle violazioni dei diritti umani da parte di Israele, che ha raccolto 1.1 milioni di firme in 5 mesi (affinché la proposta passi, ne servono 1.5 entro Gennaio 2027; alla data odierna, l’Italia ha raggiunto il 494% della soglia minima con 260 mila firmatari).
Le richieste della Rete Diritti Umani Digitali
Di seguito, le questioni più problematiche evidenziate nella lettera.
Questi elementi sono più che sufficienti a richiedere un esame approfondito nell’ambito del quadro di adeguatezza e una discussione coordinata tra le autorità di controllo.
In conclusione, la tutela dei dati personali non può essere separata dal rispetto dei diritti fondamentali e dello stato di diritto. Di fronte a violazioni documentate, sorveglianza estesa e garanzie insufficienti, è necessario che le istituzioni europee e nazionali verifichino con rigore la conformità degli accordi esistenti con Israele agli standard previsti dal GDPR, assicurando ai cittadini europei una protezione effettiva e non soltanto formale dei propri diritti.