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Dopo l’ok al PNRR servono nuove regole per monitorare i fondi

I cittadini e la società civile vanno coinvolti in tutte le fasi di progettazione, senza che siano le istituzioni a scegliersi gli interlocutori.

Il 30 giugno appuntamento davanti a Montecitorio per richiamare l’attenzione sui potenziali rischi che i fondi europei cadano nella rete della corruzione e clientelismo

Roma, 22 giugno- “Oggi è una giornata importante per il nostro Paese: con il via libera da parte dell’Europa al PNRR di Roma, l’Italia si appresta a ricevere oltre 200 miliardi di euro fondamentali per il rilancio della sua economia. Se fossimo stati invitati anche noi a incontrare la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, le avremmo fatto delle richieste precise in materia di partecipazione e trasparenza del Piano, chiedendo di varare subito delle regole comuni che garantiscano l’accesso della società civile ai processi decisionali e la possibilità di monitorare nell’interesse pubblico l’impiego dei fondi”, dichiara Federico Anghelé Direttore di The Good Lobby.

“Come recentemente dimostrato in un documento pubblicato da Obessu, Esu e Civil Society Europe, organizzazioni europee che si occupano di promuovere i diritti dei giovani, gran parte dei Paesi europei ha sistematicamente ignorato la società civile durante la redazione dei PNRR nazionali”, rimarca Anghelé

“Ignorare una richiesta da parte della società civile significa escludere i cittadini dai processi decisionali. Proprio per questa ragione, i trattati europei sanciscono il diritto dei cittadini di scrivere alle istituzioni o agli organi dell’Unione in una delle lingue degli Stati membri e di ricevere una risposta nella stessa lingua. Questo diritto non è un mero adempimento procedurale, bensì una componente essenziale del diritto a una buona amministrazione, riconosciuto anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”, sottolinea il Direttore di The Good Lobby.

“Il Codice europeo di buona condotta amministrativa specifica che i funzionari europei debbano rispondere nella maniera più completa e accurata possibile alle richieste dei cittadini, inviare un avviso di ricevimento entro due settimane e fornire una risposta entro un termine ragionevole e, in ogni caso, entro due mesi. Se il cittadino scrive a un ufficio che non è competente a trattare la richiesta, sarà compito dell’amministrazione stessa trasmettere senza indugio la domanda all’ufficio di competenza, segnalando al cittadino questo passaggio. Inoltre, quando l’amministrazione europea non rispetta queste regole, il cittadino potrà presentare una denuncia al Mediatore Europeo. La regola, in certi Ministeri compresi quelli dell’attuale Esecutivo guidato dal Professor Draghi, è quella di non rispondere. Mai”, ancora Anghelé

“Come molte altre organizzazioni della società civile, abbiamo ripetutamente scritto a ministri, sottosegretari, parlamentari chiedendo incontri o inviando documentazione. Il più delle volte non abbiamo ricevuto risposta e siamo ancora in attesa di fissare – a distanza di mesi – riunioni che ci erano state assicurate per parlare di temi cruciali per salvaguardare il buon utilizzo dei fondi in arrivo dall’Europa. I nostri rappresentanti istituzionali non possono scegliersi gli interlocutori che preferiscono, ignorando tutti gli altri. Oggi il Ministro Brunetta si felicita per i bei voti ottenuti da Bruxelles, anche per la Governance. Peccato che lui stesso è uno degli inadempienti su questo fronte”, commenta Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby.

Se a Bruxelles non è necessario avere nella rubrica del telefono il contatto di un importante funzionario per riuscire a ottenere informazioni sulle decisioni pubbliche, a Roma, invece, tutto questo rimane un lontano miraggio per i cittadini e per la società civile a cui è sistematicamente negato un confronto a partire dalle mancate risposte via email e telefono.  “Il nostro governo non può gestire il Recovery Plan a porte chiuse, è arrivato il momento di riconoscere il diritto dei cittadini di ricevere una risposta in tempi brevi da parte della Pubblica Amministrazione italiana!”, propone Federico Anghelé.

Anche sul piano della trasparenza e del monitoraggio dei PNRR, la situazione è tutt’altro che felice. Come segnalato dalla neonata coalizione Open Procurement EU, che ha appena pubblicato un’analisi comparativa sui Paesi europei e i loro PNRR, la maggior parte degli Stati membri (Italia compresa) non ha ancora dato indicazioni sulla pubblicazione dei dati relativi al Piano in formato open data, che li renda quindi facilmente leggibili e riutilizzabili a fini statistici. Né tantomeno è previsto che vengano resi noti i beneficiari finali del fondi.

E’ indispensabile ora che il governo italiano inverta la rotta e coinvolga la società civile nel monitoraggio dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. “Senza effettiva trasparenza e partecipazione della società civile, c’è il rischio che i fondi cadano nella rete della corruzione e del clientelismo. Con le numerose sfide da affrontare, emergenza climatica, crisi economica e sociale, non possiamo permetterlo. Noi il 30 giugno saremo davanti al Parlamento per lanciare l’allarme”, conclude Anghelé.