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Un inacettabile veto turco blocca la partecipazione di The Good Lobby e altre 7 Ong al Summit Onu anticorruzione

Quest’anno al Summit mondiale anti-corruzione dell’ONU – in corso a Sharm El-Sheik – si è consumata una vera e propria ingiustizia. A causa di un irricevibile veto del governo turco, otto organizzazioni della società civile, fra cui anche The Good Lobby, non hanno potuto partecipare.

“Crediamo sia inaccettabile che un singolo Stato possa compromettere per motivi pretestuosi la partecipazione di importanti organizzazioni civiche alla conferenza mondiale anti-corruzione. Questo non è un attacco alle singole ONG, bensì a tutta la società civile, che può essere zittita in qualsiasi momento anche in un consesso internazionale come quello della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC). Chiediamo al Governo italiano e a tutto il terzo settore di ribadire ad alta voce che questi veti non sono accettabili. Ne va della libertà di ciascuno di noi e dell’autonomia della società civile in tutto il mondo”, ha affermato Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby.

Molti Stati europei, assieme al Canada, agli Stati Uniti e ad altri Paesi di diverse parti del mondo, hanno difeso le 8 organizzazioni escluse, ma il Governo turco si è rifiutato di ritirare le sue infondate accuse di filo-gulenismo, ovvero di appoggio all’autore del tentato golpe contro il presidente Erdogan dell’estate 2016. 

Le otto organizzazioni bannate – tra cui The Good Lobby, Access Info Europe, Transparency International Georgia – sono basate in Italia, Spagna, Romania, Georgia, Kyrgyzstan, Stati Uniti. 

Per Helen Darbishire, presidente della coalizione UNCAC e direttore esecutivo di Access Info Europe, una delle organizzazioni escluse: “Mentre la comunità globale anti-corruzione si riunisce a Sharm El-Sheikh, è inaccettabile che un singolo Governo possa porre un veto sulla partecipazione di alcune organizzazioni basandolo su accuse opache. Questo veto riduce enormemente lo spazio per la società civile all’interno dei processi decisionali dell’UNCAC e compromette l’efficacia di un evento cruciale per il progresso delle attività di contrasto alla corruzione”. 

Secondo Delia Ferreira Rubio, Presidente di Transparency International “Tanto le obiezioni mosse dalla Turchia, quanto le conseguenze sono molto preoccupanti e dovrebbero suonare come un campanello d’allarme. Si tratta di un altro segno di riduzione dello spazio civico a livello globale, una tendenza pericolosa che non promette nulla di buono per gli sforzi internazionali di contrastare la corruzione. Chiediamo agli Stati membri dell’ONU di creare urgentemente linee guida adeguate in caso di obiezioni alla partecipazione della società civile in modo che al prossimo Summit non si assista agli stessi veti arbitrari”. 

Nelle scorse settimane le presidenti di Transparency International e della coalizione UNCAC avevano scritto al presidente della Conferenza di Sharm El-Sheik, l’egiziano Hassan Abdel-Shafi chiedendogli di revocare il divieto di partecipare al Summit per 8 organizzazioni, precisando che l’arbitraria procedura di esclusione è in contrasto con la Convenzione ONU contro la corruzione (UNCAC) e con gli stessi valori delle Nazioni Unite. Hanno anche chiesto di rivedere tali procedure per fare in modo che in futuro non si verifichino simili casi.

Le otto organizzazioni bandite, per quanto si sa ufficialmente, includono: 

  • Access Info Europe, Spagna
  • Alliance on Civic Initiatives Promotion, Kyrgyzstan
  • Central Asia Research Institute on Corruption and Money Laundering, Kyrgyzstan
  • Expert Forum (EFOR), Romania
  • Integrity Initiatives International, USA
  • The Good Lobby, Italia
  • Transparency International Georgia