Le cause legali temerarie contro i giornalisti nel nostro Paese sono diventate una vera e propria emergenza democratica. Sono due anni che l’Italia si posiziona al primo posto tra i Paesi che intentano azioni legali per intimidire giornalisti, attivisti, editori e ONG. Secondo uno studio del Parlamento europeo, il pretesto più utilizzato è quello della diffamazione, ma la realtà è che oltre il 90% delle querele per diffamazione contro giornalisti vengono archiviate in primo grado.
I nuovi dati contenuti nel rapporto redatto da CASE (Coalition Against SLAPP in Europe) confermano l’Italia sulla cima del podio, con 21 SLAPP identificate nel 2024. La maggioranza di queste vanno proprio ad attaccare giornalisti, attivisti e organizzazioni della società civile!
A porre la luce su questo allarmante fenomeno è anche il Report sullo stato di diritto dell’Unione Europea che – in perfetta continuità con i risultati della missione del consorzio Media Freedom Rapid Response – sottolinea come l’abuso di querele temerarie e la mancata riforma della legge sulla diffamazione minano libertà di stampa e indipendenza dei media.
Tra le strategie più utilizzate da governi, pubblici ufficiali e multinazionali per limitare le azioni di denuncia da parte dei giornalisti, sindacalisti e whistleblower che denuciano illeciti sul lavoro, vi è certamente il ricorso alle azioni SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation): azioni legali – quasi sempre consapevolmente infondate – che hanno il solo scopo di intimidire, screditando la professionalità, e istigando la paura di dover affrontare processi e costi legali.
Anche grazie alla pressione della coalizione CASE di cui facciamo parte insieme a più di 100 organizzazioni, il Parlamento europeo ha adottato una direttiva tesa a garantire la protezione UE contro le SLAPP alle persone e le organizzazioni che lavorano su questioni di interesse pubblico.
Sebbene sia un primo passo che accogliamo con favore, la strada è ancora lunga: il 7 maggio 2026 è scaduto il termine per recepire la Direttiva UE anti-SLAPP, ma il Governo italiano sembra intenzionato a fare il minimo indispensabile, limitando il recepimento ai soli procedimenti civili con implicazioni transfrontaliere, escludendo quindi i casi di SLAPP nazionali. Questa manovra lascerebbe oltre il 90% dei bersagli italiani di SLAPP esattamente dove sono oggi: senza tutele.
Ma negli ultimi anni abbiamo visto emergere casi che coinvolgono addirittura la Premier Giorgia Meloni, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Un precedente davvero pericoloso che deve essere immediatamente contrastato.
Noi stessi di The Good Lobby, impegnati con IrpiMedia nell’inchiesta “Le mani sulla Ripartenza” sui conflitti di interessi del PNRR, siamo stati coinvolti in una lite temeraria. Uno dei soggetti nominati in un articolo, infatti, ha minacciato di farci causa per diffamazione, avviando un processo di mediazione in sede civile con tanto di richiesta di risarcimento danni.
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