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Una legge farsa non ci fermerà

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Serviva una legge che impedisse ai potenti di trascinare in tribunale chi denuncia, come giornalisti, attivisti, ONG e whistleblower, al solo scopo di intimidire e fermare il lavoro. Il Governo, però, ha approvato un decreto che lascia scoperto oltre il 90% delle vittime di SLAPP in Italia. Il 22 ottobre scendiamo in piazza a Roma e portiamo il caso alla Commissione Europea. Sostieni la nostra battaglia.

Le cause legali temerarie sono diventate in Italia una vera e propria emergenza democratica. Si chiamano SLAPP – azioni legali strategiche contro l’azione pubblica – e sono querele e richieste di risarcimento quasi sempre infondate, usate non per vincere in tribunale ma per intimidire: chi le riceve deve pagare avvocati, passare anni in aula, convivere con la paura di una condanna. 

 

L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di casi censiti – 21 nel 2024 secondo l’ultimo rapporto della coalizione europea CASE (Coalition Against SLAPP in Europe) – ed è il secondo anno consecutivo in cui siamo al primo posto. Il pretesto più usato è la diffamazione, ma quasi sempre le accuse non reggono: circa il 70% delle querele per diffamazione viene archiviato su richieste del pubblico ministero senza arrivare nemmeno a processo. E tra quelle che a processo ci arrivano, il 92% non finisce con una condanna. Il danno, quindi, non è la condanna ma il processo in sé.

Negli ultimi anni sono emersi casi che coinvolgono la Giorgia Meloni – che si è costituita parte civile nei confronti del comico Daniele Fabbri chiedendo 20 mila euro per una frase in un podcast satirico – Daniela Santanchè – che ha chiesto 5 milioni di euro a L’Espresso per un articolo sulla sua storia imprenditoriale – e il ministro delle Imprese Adolfo Urso – con una richiesta fra i 250 e i 500 mila euro a Il Foglio e Il Riformista. A Pesaro, nel 2025, un comitato di cittadini ha presentato un esposto sui rischi di un deposito di gas liquido vicino alle case. La risposta della Fox Petroli: 2 milioni di euro di risarcimento e una querela per diffamazione contro due attivisti. Persone comuni, non personaggi pubblici. E la lista è ancora lunga.

Quando abbiamo lavorato con IrpiMedia nell’inchiesta “Le mani sulla Ripartenza” sui conflitti di interessi del PNRR, una delle persone citate ha minacciato di farci causa per diffamazione, avviando una mediazione civile con richiesta di risarcimento danni.
Sappiamo che effetto fa ricevere una lettera così. È il motivo per cui porteremo questa battaglia fino in fondo.

 

Anche grazie alla pressione della coalizione CASE, di cui facciamo parte insieme a oltre 120 organizzazioni europee, nel 2024 l’Unione europea ha approvato una direttiva contro queste cause.

Dopo mesi di ritardo, invece di proteggere i cittadini e chi fa informazione, il Governo italiano ha approvato un decreto di recepimento della Direttiva europea anti-SLAPP che serve a ben poco per i seguenti motivi:

 

  • Esclude oltre 9 casi su 10: la tutela si applica soltanto ai procedimenti civili con carattere transfrontaliero, lasciando totalmente scoperte le vicende interamente nazionali (ovvero la quasi totalità delle SLAPP in Italia).

  • Non copre l’ambito penale: non offre alcuna copertura contro le querele per diffamazione in sede penale, lo strumento di pressione più immediato ed efficace usabile contro giornalisti e attivisti.

  • È difforme dal diritto UE: l’Esecutivo ha ristretto la nozione di “transfrontaliero” persino rispetto allo standard minimo della Direttiva.

 

Con la tua donazione ci permetterai di andare avanti con la campagna contro le SLAPP e a mobilitarci contro le cause temerarie nel nostro Paese.

Segnaleremo la non conformità del decreto alla Commissione Europea, chiedendo che valuti le violazioni degli obblighi comunitari da parte dell’Italia.

Il 22 ottobre scenderemo in Piazza Capranica a Roma (dalle 10:00 alle 13:00) insieme a giornalisti, attivisti, giuristi e cittadini per denunciare quanto accaduto e chiedere che vanga posto rimedio.

Grazie infinite per quello che potrai fare.

Difendere chi informa significa difendere il diritto di tutti a sapere. Significa difendere la nostra democrazia.



Grazie infinite.

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