4 Novembre 2020

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#iostoconilPE: al fianco del Parlamento nella battaglia per il bilancio dell’Europa

Si bloccano le trattative tra Consiglio e Parlamento europeo sul bilancio pluriennale e sul recovery fund. Il Parlamento chiede di non sacrificare i programmi strategici Erasmus e Horizon e il rispetto dello stato di diritto in tutta l’UE.

di The Good Lobby

Nel mese di luglio, dalle pagine dell’Avvenire, avevamo lanciato l’allarme sul bilancio pluriennale dell’Unione europea che, per i tagli previsti, non premia sicuramente la società civile europea. A pagare il prezzo dell’accordo tra gli Stati membri, sarà molto probabilmente quel Terzo settore che durante questi mesi di pandemia ha dimostrato di esercitare un ruolo fondamentale nella tenuta sociale delle nostre comunità.

Oltre ad agire in difesa delle fasce di popolazione più colpite da questa crisi, la società civile gioca, sempre di più, un ruolo fondamentale nella difesa dello stato di diritto, esercitando il ruolo di “watchdog” (cane da guardia) del potere e arginando le politiche antidemocratiche e xenofobe attuate da alcuni Paesi membri su cui la stessa UE stenta ad intervenire.

Il Parlamento europeo ha chiesto maggiori risorse per finanziare alcuni programmi tra cui Erasmus, Horizon e quello sulla sanità Eu4Health. Fondi strategici per orientare il futuro dell’Europa, sacrificati però sull’altare dell’accordo di luglio. Inoltre, l’altra richiesta del PE è quella di vincolare la concessione dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto da parte dei Paesi membri. 

Alcuni Paesi puntano ora il dito contro il Parlamento e il suo presidente David Sassoli, minacciando di porre il veto all’accordo sul bilancio e sul Next Generation EU: l’Olanda sta cercando di difendere l’aumento degli sconti ottenuti ai contributi sul bilancio; Ungheria e Polonia sono impegnate nel frenare l’introduzione della clausola sul rispetto dello stato di diritto. 

In difesa del futuro di un’intera generazione e delle libertà, dei diritti civili e politici che l’Europa dovrebbe garantire -ad ogni costo- non possiamo che schierarci dalla parte del Parlamento. Insieme con tante organizzazioni della società civile italiana abbiamo condiviso un appello comune e lanciato la campagna social #iostoconilPe.

Ecco il testo integrale della dichiarazione comune:

Siamo un coordinamento di associazioni europeiste e federaliste che hanno deciso di prendere posizione durante questo braccio di ferro in corso tra nazionalismi contrapposti a spese dei cittadini europei. Stiamo assistendo ad un momento drammatico nella storia dell’Unione, il numero dei contagiati da Covid-19 è pericolosamente risalito e l’intera Europa è costretta di nuovo a fare i conti con una pandemia che è tutt’altro che superata. Nell’emergenza si è misurata la capacità di resilienza delle diverse istituzioni europee. I primi a rispondere, pur con risorse e strumenti limitati, sono stati la Banca Centrale Europea, la Commissione e il Parlamento.

Il Consiglio europeo, invece, è da due anni che non riesce a decidere sul bilancio pluriennale post-Brexit e sta dimostrando tutti i suoi limiti anche nella capacità di rispondere rapidamente alle emergenze politiche. Si tratta di un’istituzione intergovernativa inadeguata, le cui ambizioni sono spesso frustrate dal diritto di veto e dalla regola dell’unanimità, spesso sottoposta agli interessi dei singoli governi nazionali, poco lungimiranti. A farne le spese sono l’interesse comune europeo e i cittadini europei. Nel corso della storia del processo di integrazione il Consiglio europeo è sempre stato il peggior elemento di reazione e anche in questi giorni si conferma questa tendenza.

Un esempio è il caso della Legge sul clima approvata dalla Parlamento, camera di rappresentanza dei cittadini, con cui si propone di ridurre le emissioni di gas serra del 60% entro il 2030. Il Consiglio non è in grado di trovare un accordo e ha rimandato ogni tipo di discussione e decisione in merito. Non solo, a margine dell’ennesimo Consiglio europeo inconcludente, alcuni capi di Stato hanno accusato il Presidente Sassoli di voler bloccare l’accordo sul prossimo bilancio europeo (il Quadro Finanziario Pluriennale) e sul Next Generation EU, quando in realtà sta rappresentando un Parlamento che cerca di salvare gli interessi degli europei limitando gli innumerevoli tentativi di compromesso al ribasso imposti dal Consiglio.

Il governo dell’Olanda, alla guida dei cosiddetti “frugali”, minaccia da settimane il veto sul recovery plan per difendere l’aumento degli sconti (“rebates”) ai contributi sul bilancio già ottenuti nell’accordo di questa estate; mentre i governi ungherese e polacco continuano a non voler accettare che l’erogazione dei fondi europei sia corrisposta da un rispetto dello stato di diritto e il premier sloveno è arrivato a sostenere che il Parlamento non è legittimato a chiedere di aumentare il bilancio pluriennale dell’UE. La miopia politica con cui i singoli capi di Stato attaccano il Parlamento europeo è sotto gli occhi di tutti. Il Parlamento infatti ha il dovere e il diritto di esprimersi sul bilancio e di farlo nell’interesse dei cittadini europei, senza piegarsi ai biechi egoismi nazionali, tenendo fede a punti politici centrali:

  • Mantenere un adeguato ammontare di risorse per i programmi europei che gli Stati vogliono ridurre, come ad esempio Erasmus, Horizon, Eu4Health, Fondo Sociale Europeo+;
  • Introdurre un calendario vincolante per l’introduzione delle nuove risorse proprie. Questo perché ritrovarsi tra qualche anno senza entrate indipendenti dai singoli bilanci nazionali porterebbe a far gravare il peso degli investimenti del Next Generation EU direttamente sui cittadini europei;
  • Difendere i diritti delle persone, vincolando i finanziamenti europei in ogni Stato Membro al rispetto della democrazia e dello stato di diritto.

Il Parlamento Europeo potrebbe ora approvare subito il regolamento per reperire i fondi straordinari destinati ai Paesi Membri per fronteggiare la crisi attuale e rilanciare l’economia con investimenti sostenibili (la cosiddetta Recovery and Resilience Facility) e quindi difendere con ancor più forza questi tre punti nei negoziati sul bilancio dei prossimi anni. In questo modo, il Parlamento Europeo potrà affermare il suo ruolo politico di rappresentante dei cittadini europei, senza essere subalterno alle dinamiche del Consiglio, e guidare un necessario processo di riforma dell’attuale Unione Europea, a partire dall’occasione offerta dalla Conferenza sul Futuro dell’Europa.

Noi siamo al fianco del Parlamento Europeo in questa battaglia, perché ciò significa stare al fianco di tutti i cittadini dell’Unione. Invitiamo allora tutti i cittadini europei a condividere questa posizione, pubblicando una foto con la bandiera europea, taggando il Parlamento Europeo e usando l’hashtag #IoStoConilPE (#ISupporttheEP). Sosteniamo il Parlamento europeo, per evitare l’ennesimo compromesso al ribasso. Resistere ora è il miglior modo per dimostrare ai cittadini che hanno ragione a credere ancora nel progetto europeo.

*Elenco adesioni aggiornato

Alternativa Europea
Bar Europa
CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro
CISL – Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori
Europa in Movimento
EuropaNow!
Figli Costituenti
FutureDem
GaragErasmus
Giovani delle Acli
GEV – Giovani Europeisti Verdi
GFE – Gioventù Federalista Europea
La Nuova Europa
Movimento Europeo in Italia
One Hour for Europe
Radicali Italiani
The Good Lobby
UIL – Unione Italiana del Lavoro
UDU – Unione degli Universitari
Volt Italia
YouthMed