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30 Marzo 2022

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La legge europea che vuole proteggere i diritti dei cittadini dalle Big Tech

Per troppo tempo, i grandi monopoli digitali - come Google e Facebook - hanno spadroneggiato, decidendo da sé le regole a cui essere soggetti e sfruttando le vite, le storie e le opinioni di migliaia di persone per fini commerciali, uso dei dati personali e sorveglianza digitale. L’arricchimento dei colossi tecnologici è coinciso con un impoverimento dei nostri diritti fondamentali, del nostro diritto a un’informazione libera e indipendente e a spazi che siano sicuri per tutti e tutte, come hanno evidenziato anche le rivelazioni della whistleblower ed ex dipendente di Facebook Frances Haugen.

di Lorenzo Raonel Simon Sanchez

Lo scorso 19 gennaio, il Parlamento Europeo ha votato alcuni emendamenti al Digital Services Act (DSA), un nuovo set di regole che ha come obiettivo quello di creare spazi digitali sicuri e che garantiscano il rispetto dei diritti dei cittadini europei. Prima di diventare legge, il testo finale del DSA deve passare attraverso i triloghi, ovvero negoziazioni informali e a porte chiuse tra rappresentanti del Parlamento Europeo, della Commissione Europea e del Consiglio dell’Unione Europea.

La posizione adottata dal Parlamento Europeo è arrivata dopo mesi di intenso lobbying, che ha visto contrapposte le grandi società tecnologiche e la società civile, tra cui in particolare la coalizione People vs. BigTech, di cui The Good Lobby Italia fa parte.

In particolare, la posizione adottata dal Parlamento Europeo include restrizioni più severe sull’uso dei dati personali degli utenti nelle campagne pubblicitarie targhettizzate: le Big Tech non potranno più utilizzare informazioni sensibili per campagne pubblicitarie, e dovranno garantire l’accesso al servizio anche agli utenti che non presteranno il consenso per le campagne pubblicitarie personalizzate. La coalizione ha pubblicato un aggiornamento per ripercorrere gli elementi principali di questo importante risultato, ma è essenziale continuare a battersi affinché il Digital Services Act possa essere più efficace e funzionale per il futuro che vogliamo costruire. 

Proprio domani, il 31 marzo, si dovrebbe tenere il penultimo trilogo sul Digital services Act, e purtroppo, nonostante le promesse iniziali, c’è il grosso rischio che la posizione del Parlamento venga indebolita. Per questo, insieme alle 112 altre organizzazioni europee della rete di People vs. BigTech, abbiamo lanciato un tweetstorm per fare pressione sui decisori. Chiediamo al Parlamento, alla Commissione e al Consiglio dell’Unione Europea di agire nell’interesse della cittadinanza europea, e di affrontare in maniera prioritaria:

  • la creazione di un’unità indipendente all’interno della Commissione Europea che possa garantire il rispetto delle regole e sanzionare le violazioni delle piattaforme digitali di grandi dimensioni (VLOPs);
  • un più stretto contrasto di ulteriori forme di tracked-based advertising. Nonostante la vittoria e i passi già compiuti nella giusta direzione, è importante lavorare per garantire maggiori tutele agli utenti minorenni, e bandire completamente l’uso di informazioni quali l’orientamento sessuale, le informazioni sanitarie e le visioni politiche o religiose;
  • porre fine alle pratiche manipolatorie e assicurare il fair access. Le compagnie digitali usano spesso forme manipolatorie e subdole di design, i cosiddetti “dark patterns”. Si tratta di forme coercitive di esigere il consenso al trattamento dei dati personali da parte degli utenti;
  • assicurare che entità no profit e certificate possano monitorare le VLOPs, e porre fine all’intimidazione della società civile da parte di tali piattaforme;
  • condurre più approfondite analisi sul rischio posto dai sistemi algoritmici, dai business model e dal design delle piattaforme digitali a tutti i diritti fondamentali garantiti dalla Carta Europei dei Diritti Fondamentali.

 

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