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24 Luglio 2026

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Riconoscimento biometrico: il nostro allarme alla Camera

La sorveglianza di massa rischia di diventare realtà anche in Italia. La Rete Diritti Umani Digitali ha presentato i rischi ed espresso le proprie preoccupazioni alla Camera dei Deputati

di Rete Diritti Umani Digitali

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Laura Ferrari di The Good Lobby Italia e Bianca Bruschi di Privacy Network sono state audite dalla Commissione Politiche europee e dalla Commissione congiunta Giustizia e Affari costituzionali della Camera in rappresentanza della Rete. 

Al centro dell’audizione c’era il parere che il Parlamento dovrà esprimere sullo schema di decreto legislativo con cui il Governo intende disciplinare l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nelle attività di polizia, incluso il riconoscimento biometrico in tempo reale e a posteriori. 

 

Abbiamo presentato la nostra analisi dello schema di decreto, concentrandoci in particolare sull’articolo 10, la cui formulazione estremamente ampia e vaga potrebbe lasciare lo spazio ad applicazioni pericolose. Infatti, consente una generale possibilità di sottoporre a riconoscimento biometrico a posteriori tutte le persone che accedono a luoghi o eventi per i quali si invocano esigenze di sicurezza pubblica. Espressioni eccessivamente generiche come “luoghi o eventi” ed “esigenze di ordine e sicurezza pubblica” lasciano troppo margine di interpretazione su quando questa tecnologia possa essere utilizzata. 

Il rischio è che si normalizzino vere e proprie forme di sorveglianza di massa durante eventi pubblici, con un effetto dissuasivo sulle libertà di protesta ed espressione, soprattutto in occasione di manifestazioni di carattere politico. 

 

Nei giorni successivi, l’iter parlamentare ha subito un’accelerazione. La Commissione Politiche europee del Senato ha già espresso parere favorevole e nelle prossime settimane sono attesi quelli delle altre Commissioni, prima del ritorno del decreto in Consiglio dei ministri.

Per questo la Rete Diritti Umani Digitali torna a chiedere al Parlamento di intervenire prima dell’approvazione definitiva del provvedimento.

In particolare, chiediamo:

  • la soppressione dell’articolo 10, che consentirebbe la schedatura biometrica di chi entra in una stazione, partecipa a una manifestazione o assiste a un concerto senza essere sospettato di alcun reato, introducendo una forma di sorveglianza di massa incompatibile con i diritti fondamentali;
  • l’eliminazione dell’identificazione biometrica in tempo reale oppure, in subordine, la cancellazione della procedura di autorizzazione orale e una significativa riduzione dei reati per i quali questa tecnologia può essere utilizzata;
  • l’introduzione di procedure effettive che garantiscano il diritto di reclamo e il diritto alla spiegazione nell’ambito delle decisioni automatizzate.

La sicurezza pubblica non può diventare il pretesto per introdurre strumenti di sorveglianza di massa capaci di comprimere libertà fondamentali.

 

Leggi l’analisi completa presentata dalla Rete per i Diritti Umani Digitali alle Commissioni competenti.

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