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18 Giugno 2021

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Semplificare e velocizzare, per i cittadini o per la malavita?

Il decreto Legge 77/2021 di gestione dei fondi del PNRR proroga e rafforza il Decreto Semplificazioni. Senza controlli e con l’incentivo di fare in fretta purché si faccia, gli appalti pubblici rischiano di finire nelle mani sbagliate e questo non possiamo permettercelo.

di Fabio Rotondo

Con il report di dicembre 2020 avevamo criticato il “decreto Semplificazioni” (Dl 76/2020) del Governo Conte che, con l’obiettivo di rilanciare l’economia nazionale colpita dalla pandemia, prevedeva l’accelerazione degli investimenti per le infrastrutture, la semplificazione delle procedure in materia di contratti pubblici ed edilizi, e la semplificazione in materia di responsabilità del personale delle amministrazioni. L’avevamo criticato perché sebbene velocizzare e semplificare sia sacrosanto, il decreto depotenziava eccessivamente i controlli, soprattutto le verifiche antimafia, e la responsabilità dei funzionari pubblici. In un Paese che fa fatica a liberarsi dalla corruzione questo non ci voleva, ma non è finita qui. Il Decreto in questione, che sarebbe dovuto scadere il 31 dicembre 2021, viene infatti prorogato e rafforzato dal Governo Draghi. L’attuale Governo dedica particolare attenzione al tema dei contratti pubblici e allo snellimento delle procedure con il Decreto Legge 77/2021 di gestione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Cosa si rischia con questo ulteriore decreto? Lo commentiamo anche grazie agli esperti Giulia Mari e Nicola Pietrantoni dello Studio legale Isolabella.

 

Il nuovo decreto in dettaglio

Il Decreto 77/2021 servirà a semplificare la procedura di aggiudicazione ed esecuzione dei contratti pubblici per realizzare gli obiettivi contenuti nel PNRR, finanziati grazie alle risorse europee del Recovery Fund.  “In sostanza il Dl, insieme alla precedente normativa emergenziale (d.l.l 76/2020), diventa lo strumento fondamentale per la ricostruzione del Paese dopo la profonda crisi economica aggravata dalla pandemia” spiegano gli avvocati.

Chi gestirà le risorse? Il d.l. prevede una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, formata quindi  dal Presidente del Consiglio, e dai ministri e i sottosegretari in base alle tematiche affrontate. Avranno il potere di indirizzare e coordinare, ad esempio con linee guida per gli interventi.  Data la delicatezza del momento e la straordinarietà delle risorse economiche a disposizione, il Governo preferisce essere il regista del cambiamento. Occorre capire se la cabina di regia abbia un significato e un’efficacia anche sotto il profilo dei controlli.

 

Semplificare, ma in che modo?

La semplificazione, nel d.l. 77/2021, riguardante l’affidamento ed esecuzione degli appalti pubblici ha varie sfumature.  L’affidamento in caso di estrema urgenza del Governo Conte rimane, seguendo il modello del Ponte di Genova per intenderci, ma c’è un focus sui progetti del PNRR. In pratica si ricorre a procedure semplificate in caso di difficoltà a raggiungere nei tempi stabiliti gli obiettivi del PNRR con la procedura ordinaria. Rimane quindi, ed è il punto più oscuro della faccenda, la discrezionalità della valutazione dei presupposti dell’urgenza: “Quali sono i parametri obiettivi che determinano l’urgenza, l’imprevedibilità delle circostanze, la non imputabilità alla stazione appaltante? Considerata, poi, la posta in gioco (fondi europei), il rischio è che si possa facilmente ricorrere alla procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara”.

Un altro aspetto molto delicato e potenzialmente critico è quello del subappalto, perché c’è il rischio che un’impresa onesta sulla carta, vincitrice dell’appalto, lo affidi poi a un’impresa collegata alla criminalità organizzata. L’obiettivo del Governo è quello di ampliare la possibilità di subappaltare eliminando le quote, che fino al 31 ottobre di quest’anno rimangono al 50%, fissanti una cifra relativa all’importo complessivo dei lavori.  “La modifica dell’art. 105, comma 2, d. lgs. 50/2016 che entrerà in vigore da novembre 2021, infatti, da un lato, ha eliminato ogni riferimento alla quota dell’importo complessivo del contratto di lavori oggetto di subappalto, dall’altro ha previsto una serie di garanzie che avrebbero anche la finalità di evitare infiltrazioni criminali. Il rischio è che si tratti di meri principi non corredati da chiare e rigorose indicazioni operative. Il parere delle prefetture competenti di esprimersi sul subappalto, ritenuto solo eventuale, ad esempio, pone un problema sulla discrezionalità della stazione appaltante”.

In ultimo, commentiamo la semplificazione dell’esecuzione dei contratti pubblici. Come il resto, si prevede di favorire la rapidità dei lavori a scapito del sistema dei controlli e della qualità nell’esecuzione del contratto.  In pratica un “fate in fretta purché si faccia”, ma il come si fa non sembra importare. La novità è l’intenzione di inserire nella gara d’appalto un premio per chi fa in fretta. “Il meccanismo premiale sembra operare solo ed esclusivamente nel caso di conclusione anticipata dei lavori e non anche in ragione della correttezza e qualità del lavoro. Situazione che evidentemente potrebbe favorire casi di corruzione/infiltrazioni criminali”.

 

Procedure straordinarie e commissari altrettanto straordinari

“Straordinario” non è sinonimo di “bello”. Infatti, con il nuovo Decreto Legge si innalzeranno le soglie di affidamento diretto, cioè senza gara d’appalto, dei lavori pubblici. Si possono affidare direttamente i lavori di importo inferiore a 150.000 euro, compresi i servizi di ingegneria, architettura e progettazione di importo inferiore a 139.000 euro, mentre prima con il D.l. 76/2020 la cifra era 75.000 euro. Cosa vuol dire questo? “Come abbiamo spiegato nel Report di The Good Lobby, il ricorso a procedure straordinarie, tipo l’affidamento diretto, pone sempre il rischio corruzione. Alzare le soglie, già oggetto di critica del DL Semplificazioni, significa aumentare il volume di queste procedure con tutti i rischi correlati”.

“Straordinari” permangono i poteri del commissario straordinario, che vengono potenziati per la realizzazione di opere in Zone Economiche Speciali, cioè nel Sud Italia. In pratica, per tutti gli interventi infrastrutturali connotati da un’alta complessità progettuale o da altre difficoltà, il commissario straordinario può assumere direttamente la funzione di stazione appaltante. Esprimiamo la nostra preoccupazione a così tanti poteri in mano ad una persona con il commento dell’ANAC: siamo contrari all’utilizzo della figura del Commissario in maniera generalizzata, in quanto la presenza dello stesso – quale soggetto unico nella gestione delle procedure di gara – non consente alle stazioni appaltanti di raggiungere livelli di competenza professionale adeguate per lo svolgimento della gestione in autonomia delle procedure di gara. Il rischio è, anche in questo caso, la creazione di una sorta di amministrazione parallela”.

 

Capiamo l’emergenza e la necessità di agire in fretta, ma non facciamo degli errori di cui potremmo pentircene. I fondi europei non devono cadere nelle mani della criminalità organizzata e le infrastrutture dovranno essere solide. Senza controlli però è difficile.

 

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