12 Giugno 2020

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Slapp! uno schiaffo alla libertà d’espressione che va proibito

di Priscilla Robledo

Viene chiamata SLAPP (Strategic lawsuit against public participation) e a tutti gli effetti è come uno schiaffo, l’azione legale che un governo, pubblici ufficiali di alto rango o imprese multinazionali possono intentare contro giornalisti, associazioni, attivisti, sindacalisti, accademici per cercare di bloccare la loro attività di denuncia, intimidendoli con citazioni in giudizio e richieste di risarcimento danni talmente ingenti da spaventare chiunque. Può accadere per questioni ambientali, di corruzione, di finanza, e più in generale per qualsiasi tema di interesse pubblico.

Una pratica intimidatoria che vorremmo fermare, noi e oltre 100 organizzazioni non profit da tutto il mondo. Per questo abbiamo firmato una dichiarazione congiunta, chiedendo l’introduzione di una direttiva europea capace di impedire le azioni SLAPP in modo omogeneo su tutto il territorio dell’Unione, così da realizzare un pari trattamento in tutti gli stati dell’Unione europea. 

Con le SLAPP si colpiscono infatti i/le whistleblower, singole persone che denunciano un illecito che causa un danno alla collettività commesso da una azienda o dallo stato.

Vi sono diversi esempi di azioni SLAPP, principalmente basate su cause civili per diffamazione. Queste cause sono molto costose per un singolo individuo (come un giornalista) o un’organizzazione non profit o altri organi di informazione, che devono trovare velocemente fondi per pagare gli avvocati e fare fronte a ingenti richieste di risarcimento dei danni. Le grandi aziende sanno che le loro controparti non hanno i soldi per il risarcimento, ma utilizzano gli strumenti legali del processo civile, abusandone in realtà, per zittirle e costringerle ad interrompere le loro attività di indagine e protesta. Con le loro schiere di avvocati, intimidiscono individui e organizzazioni che interferiscono con le loro attività portando alla luce problemi e soprusi. I processi sono costosi ed estenuanti, e la strategia delle SLAPP consiste nel puntare a chiudere con un accordo privato cosiddetto tombale, cioè segreto e che impedisce per sempre di parlare del fatto oggetto del caso.

In Europa alcuni casi sono in corso. PayPal ha citato in giudizio per diffamazione il movimento SumOfUs per avere organizzato una protesta pacifica fuori dalla sede tedesca del gigante dei pagamenti web. In Francia, il Gruppo Bolloré (una holding con attività che spazia dall’energia ai media, fra lei 500 corporation più grandi al mondo) ha citato le ong Sherpa and ReAct  per impedire loro di denunciare gravi violazioni dei diritti umani e azioni di land grabbing (accaparramento indebito di terreni privati) perpetrate dall’azienda in Camerun. I comproprietari della banca maltese Satabank hanno citato in giudizio il blogger Manuel Delia per un suo articolo che denunciava pratiche di riciclaggio di denaro della banca. E quando la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, l’unica che scriveva sulla corruzione endemica a Malta, è stata fatta saltare in aria nella sua macchina, contro di lei pendevano 47 cause SLAPP.

Le SLAPPs sono una minaccia per le nostre democrazie. Poiché attentano alla libertà di espressione, di partecipazione alla vita pubblica e di riunione, paralizzano la possibilità stessa di partecipare. Abusando della funzione del processo civile, impediscono in realtà alla giustizia di affermarsi.

La direttiva anti SLAPP che chiediamo mutua le sue basi dalla Direttiva Whistleblowing e anzi ne costituisce una evoluzione dal punto di vista concettuale: entrambi i soggetti denunciano un fatto illecito nell’interesse pubblico. Entrambi i soggetti danno fastidio, e ne pagano le conseguenze. 

Nonostante i due fenomeni si intersechino, non sono però la stessa cosa, perché le azioni SLAPP sono principalmente portate in sede civile. Oltre all’introduzione di una direttiva specifica, dunque, è importante modificare anche i regolamenti europei che disciplinano i procedimenti civili fra diversi paesi dell’Unione, in particolare le norme che permettono a chi fa causa per diffamazione di scegliersi il tribunale che gli sarà più probabilmente favorevole (il cosiddetto forum shopping).

In Italia non si parla di SLAPP, ma tali azioni si potrebbero assimilare alle querele per diffamazione e alle richieste di inibitoria. Spesso sono liti temerarie (cioè consapevolmente infondate). Contro i giornalisti abbiamo parecchie SLAPP: due terzi delle denunce per diffamazione contro i giornalisti vengono archiviate ogni anno, per un totale di oltre 6mila all’anno.

Nel nostro paese ci sono giornalisti che devono vivere sotto scorta. I whistleblower non sono giornalisti, ma nonostante esista una legge che li protegge dalla fine del 2017, essere un/a whistleblower in Italia è ancora molto difficile, soprattutto nel settore privato. Le ragioni di questa discriminazione rispetto ai lavoratori del pubblico sono varie: mentre questi ultimi godono di un canale per segnalare (Anac) ciò non sempre accade nelle aziende private; nelle aziende private i contratti sono di vario tipo, ma la normativa attuale prevede solo la tutela dei dipendenti; molte aziende tutelano le proprie informazioni riservate come segreto industriale difendibile in giudizio, ma ciò è un problema se tali segreti sono in realtà fatti illeciti. Attualmente, in Italia, la legge sulla protezione del segreto industriale prevale sulla protezione dei whistleblower. Inoltre se un/a whistleblower parla con i media, non gode delle tutele previste dalla legge. Il risultato è che, oggi, i/le whistleblower soprattutto nel settore privato oggi rischiano ritorsioni, licenziamenti e minacce di azioni legali, come è accaduto anche recentemente in una vicenda legata al Covid nelle RSA lombarde. 

Ciò cambierà con il recepimento della Direttiva Whistleblowing entro la fine del prossimo anno. La Direttiva prevede esplicitamente la prevalenza dell’interesse pubblico sul segreto industriale (a certe condizioni) e la tutela per chi fa segnalazioni alla stampa o a organizzazioni no profit e associazioni (sempre a certe condizioni). Tuttavia una legislazione specifica sulle azioni SLAPP è necessaria, perché se da un lato i whistleblower trovano la loro tutela maggiore nell’ambito del rapporto di lavoro, chi è vittima di una azione SLAPP non è necessariamente legato da rapporti lavorativi con l’azienda, l’istituzione o la persona che lo denuncia. Spesso i whistleblower si difendono in sede di tribunale del lavoro, mentre le vittime di azioni SLAPP vengono colpite nel loro privato e si devono difendere in sede civile. Tutto ciò è enormemente costoso per una organizzazione o un individuo, drena tutte le loro energie e li distoglie dalle loro attività. Servono dunque norme e misure finanziarie specifiche per supportare le vittime di azioni SLAPP e scoraggiare il ricorso a tali azioni.

Fra le organizzazioni della società civile che hanno firmato la dichiarazione, oltre a The Good Lobby, vi sono AccessInfo, ActionAid International, Corporate Europe Observatory, Electronic Frontier Foundation, European Centre for Press and Media Freedom, European Coalition for Corporate Justice, European Federation of Journalists, European Federation of Public Service Unions (EPSU), European Trade Union Confederation (ETUC), Friends of the Earth Europe, Global Justice Ecology Project, Government Accountability Project, Greenpeace EU Unit, Iraqi Journalists Right Defence Association, Reporters Without Borders, Sherpa, The Daphne Caruana Galizia Foundation, The Ethicos Group, Transparency International EU, WeMove Europe e molte altre.