Beniamino G.
1 giorni fa
Astrid R.
2 giorni fa
Rosario G.
11 giorni fa
A rivelarlo è un’inchiesta dell’ong olandese SOMO, ripresa da diverse testate italiane, tra cui Valori ed Economia Circolare. Grazie a una serie di documenti riservati, l’indagine ricostruisce le attività della cosiddetta Competitiveness Roundtable, un coordinamento informale che avrebbe riunito Chevron, ExxonMobil, TotalEnergies, Koch Industries, Honeywell, Baker Hughes, Dow, Nyrstar (gruppo Trafigura), Enterprise Mobility, JPMorgan Chase e Citigroup.
La direttiva CS3D aveva lo scopo di imporre alle grandi imprese europee, e a tutte le aziende che intendono operare nel mercato unico, di identificare, prevenire e affrontare gli impatti negativi su diritti umani e ambiente lungo l’intera catena del valore, andando oltre i fornitori diretti. Proprio per questo, secondo SOMO, le multinazionali coinvolte avrebbero esercitato un’intensa pressione su Parlamento europeo, Consiglio e Commissione, ma anche su governi di Paesi terzi e sull’amministrazione statunitense, con l’obiettivo di annacquare le disposizioni più incisive della normativa.
Nel Consiglio, la strategia avrebbe puntato a spingere i governi più influenti a chiedere modifiche radicali al testo. Alcuni tentativi, stando ai documenti interni, hanno trovato sponde politiche inattese: le carte fanno riferimento a prese di posizione del cancelliere tedesco Friedrich Merz e del presidente francese Emmanuel Macron in linea con le richieste della Roundtable.
Parallelamente, il gruppo avrebbe cercato di aggirare le Direzioni generali Giustizia e consumatori (JUST) e Stabilità finanziaria (FISMA) della Commissione europea, ritenute troppo ostili all’indebolimento della direttiva, esercitando pressione politica diretta sulla presidente Ursula von der Leyen.
La mobilitazione non si è fermata ai confini dell’Unione. Chevron ed ExxonMobil hanno coordinato il fronte internazionale, lavorando per convincere la Casa Bianca a presentare la CS3D come un “ostacolo principale a un futuro accordo commerciale USA-UE”. Allo stesso tempo, la Roundtable avrebbe coinvolto Paesi terzi, come il Qatar, spingendoli a criticare pubblicamente la normativa.
L’indagine evidenzia infine il ricorso a strumenti indiretti di influenza. Il gruppo avrebbe finanziato il think tank Teha Group (The European House Ambrosetti) per la realizzazione di uno studio sulla competitività europea che riprendeva quasi integralmente le tesi delle multinazionali, oltre che per l’organizzazione di un evento riservato ai decisori politici.
Purtroppo il 16 dicembre il Parlamento europeo ha approvato il pacchetto di deregolamentazione Omnibus con cui ha indebolito in modo significativo le principali leggi dell’UE in materia di responsabilità delle imprese, tra cui la direttiva sulla due diligence in materia di sostenibilità delle imprese (CSDDD).
Con il pretesto di ridurre la burocrazia per le imprese, i legislatori sono invece andati ben oltre, privando la CSDDD di protezioni essenziali in materia di diritti umani e ambiente. La cosa più sorprendente è che il testo finale elimina del tutto dalla direttiva i piani di transizione climatica, cancellando un requisito comportamentale significativo che avrebbe obbligato le grandi aziende a ridurre il loro impatto sul clima.
Il risultato è una legge che rende molto più difficile per le vittime di abusi aziendali ottenere giustizia e per le aziende prevenire tali danni.
L’inchiesta di SOMO mette chiaramente in luce quanto, purtroppo, sia facile per grandi aziende e lobby potenti intervenire direttamente sulle norme europee. È la prova lampante di quanto sia necessario intervenire sul piano legislativo affinché le attività di lobbying siano più trasparenti ed eventuali violazioni degli obblighi di trasparenza severamente sanzionati.
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20 Febbraio 2026
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