A un anno dal nostro primo report sulle riforme del PNRR, torniamo su alcune misure della transizione ecologica per aggiornarne il percorso e guardare più da vicino ciò che è accaduto nel 2025, ciò che ci si aspetta nel 2026 e i nodi che stanno emergendo nella fase attuativa. Il nostro nuovo report “Riforme del PNRR: a che punto siamo sulla transizione ecologica?”, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Civico PNRR, non prova a coprire l’intero perimetro delle riforme del Piano, ma sceglie di concentrarsi su un gruppo selezionato di interventi, soprattutto tra Missione 2 e RePowerEU, proprio perché è lì che oggi si vede con maggiore chiarezza la distanza, a volte ridotta e a volte ancora marcata, tra obiettivi dichiarati, atti adottati e risultati attesi.
Il punto di partenza è semplice. Una riforma non si esaurisce nel momento in cui viene approvata, né coincide automaticamente con il raggiungimento di una milestone o con la pubblicazione di un decreto. È dopo quel momento che comincia la parte più interessante da osservare: quella in cui norme, strumenti, piattaforme e procedure devono misurarsi con la loro applicazione concreta, con la capacità delle amministrazioni di renderle operative, con il coordinamento tra diversi livelli istituzionali e con i problemi che emergono quando il disegno normativo incontra la realtà. Per questo il report sposta lo sguardo dal conseguimento formale alla qualità dell’attuazione, e prova a leggere non solo che cosa è stato fatto, ma anche che cosa sta prendendo forma, che cosa resta aperto e dove iniziano a vedersi le prime criticità.
Le riforme prese in esame sono diverse tra loro, ma parlano tutte di un passaggio in corso. Dalla Strategia nazionale per l’economia circolare al Programma nazionale per la gestione dei rifiuti, dalla semplificazione delle procedure autorizzative per le energie rinnovabili alla riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, fino al biometano, al mercato dei PPA e al Piano Nuove Competenze Transizioni, il quadro che emerge non è quello di un processo lineare o già definito una volta per tutte. In molti casi il cantiere normativo è avanzato, ma gli effetti dipendono ancora dalla tenuta delle regole, dalla loro implementazione nei territori, dalla capacità amministrativa e dalla possibilità di evitare che strumenti pensati per semplificare o correggere finiscano per produrre nuove incertezze o nuovi squilibri.
Per questo il report non si limita a registrare avanzamenti e ritardi. Ogni scheda ricostruisce i passaggi principali compiuti nel corso del 2025, segnala i prossimi snodi e prova a mettere a fuoco i rischi che accompagnano questa fase. Accanto alla ricognizione tecnica, abbiamo poi scelto di affiancare una serie di commenti esterni, affidati a voci provenienti dal mondo della ricerca, del giornalismo ambientale e della società civile. Non per cercare una voce unica, ma per restituire la pluralità di letture che oggi attraversa il confronto pubblico su queste riforme e sulla direzione che stanno prendendo.
Questo aggiornamento nasce dunque da un’esigenza precisa: osservare più da vicino una parte del PNRR in cui non conta solo sapere se un passaggio sia stato formalmente chiuso, ma capire quali effetti stia iniziando a produrre e quali questioni continui ad aprire. Perché è proprio in questa fase, meno visibile ma più sostanziale, che si misura la capacità delle riforme di reggere oltre la scadenza e di incidere davvero sui processi che dovrebbero accompagnare la transizione ecologica.
>>> Scarica il nostro nuovo report sulle riforme del PNRR sulla transizione ecologica.