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5 Giugno 2026

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Israele ha ancora il diritto di trattare i dati personali dei cittadini europei?

Il GDPR nasce per proteggere le persone, non per lasciare zone d’ombra. Eppure oggi il trasferimento dei dati verso Israele si regge su un riconoscimento di “adeguatezza” che la Rete per i Diritti Umani Digitali chiede di riesaminare, portando la questione all’attenzione delle istituzioni europee.

di Rete Diritti Umani Digitali

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    20 giorni fa

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    26 giorni fa

  • Monica C.

    26 giorni fa

Come se il genocidio in corso e il trattamento “infimo” – così definito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – riservato alle attiviste e agli attivisti della Global Sumud Flotilla non bastassero, c’è un’altra questione legata a Israele che rischia di passare inosservata: l’uso improprio dei dati e la possibile violazione del GDPR (General Data Protection Regulation), il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali. 

 

Per questo la Rete per i Diritti Umani Digitali ha inviato una lettera aperta al Garante per la Protezione dei Dati Personali chiedendo di sollevare la questione se la decisione della Commissione europea di adeguatezza rispetto al il trattamento dei dati da parte di Israele sia ancora compatibile con i criteri prescritti dall’articolo 45 del GDPR (e dalla Corte di Giustizia europea).

Questo articolo disciplina il trasferimento di dati personali verso Paesi terzi o organizzazioni internazionali, consentendolo solo quando venga riconosciuto un livello di tutela equivalente a quello garantito dall’Unione europea. In altre parole, è lo strumento attraverso cui la Commissione europea stabilisce se un Paese extra-UE possa accedere e scambiare dati personali con gli Stati membri nel rispetto degli standard europei.

 

Com’è possibile considerare Israele uno Stato “adeguato” ai sensi del GDPR? Negli anni sono emerse numerose criticità legate alle pratiche di sorveglianza e trattamento dei dati da parte delle autorità israeliane: 

  • raccolta massiva di dati personali (“bulk data”) e possibilità di accesso da parte di autorità come IDF, Shin Bet e Mossad, con il pretesto della “sicurezza nazionale”; 
  • limitata trasparenza sulle modalità di accesso, conservazione e condivisione dei dati; 
  • uso di sistemi di sorveglianza di massa per sorvegliare, e profilare la popolazione palestinese; 
  • obbligo per le ONG che operano nei Territori Palestinesi Occupati di fornire dati personali anche di soggetti non direttamente coinvolti nelle loro attività (tra cui familiari, partner locali e donatori) 
  • assenza di strumenti di ricorso realmente efficaci per le persone coinvolte. 

 

La protezione dei dati personali è condizione necessaria per il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto. Chiediamo chiarezza alla Commissione europea e soprattutto di applicare le leggi europee e agire nei confronti di Israele. 

 

 


Photo credit: Official White House Photo | Daniel Torok 

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