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20 giorni fa
Antonio G.
26 giorni fa
Monica C.
26 giorni fa
Come se il genocidio in corso e il trattamento “infimo” – così definito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – riservato alle attiviste e agli attivisti della Global Sumud Flotilla non bastassero, c’è un’altra questione legata a Israele che rischia di passare inosservata: l’uso improprio dei dati e la possibile violazione del GDPR (General Data Protection Regulation), il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali.
Per questo la Rete per i Diritti Umani Digitali ha inviato una lettera aperta al Garante per la Protezione dei Dati Personali chiedendo di sollevare la questione se la decisione della Commissione europea di adeguatezza rispetto al il trattamento dei dati da parte di Israele sia ancora compatibile con i criteri prescritti dall’articolo 45 del GDPR (e dalla Corte di Giustizia europea).
Questo articolo disciplina il trasferimento di dati personali verso Paesi terzi o organizzazioni internazionali, consentendolo solo quando venga riconosciuto un livello di tutela equivalente a quello garantito dall’Unione europea. In altre parole, è lo strumento attraverso cui la Commissione europea stabilisce se un Paese extra-UE possa accedere e scambiare dati personali con gli Stati membri nel rispetto degli standard europei.
Com’è possibile considerare Israele uno Stato “adeguato” ai sensi del GDPR? Negli anni sono emerse numerose criticità legate alle pratiche di sorveglianza e trattamento dei dati da parte delle autorità israeliane:
La protezione dei dati personali è condizione necessaria per il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto. Chiediamo chiarezza alla Commissione europea e soprattutto di applicare le leggi europee e agire nei confronti di Israele.
Photo credit: Official White House Photo | Daniel Torok
15 Gennaio 2026
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