27 Marzo 2026
Gloria M.
8 giorni fa
Roberto S.
11 giorni fa
Anna A.
13 giorni fa
Peter Thiel, fondatore di PayPal e presidente di Palantir (colosso statunitense della sorveglianza globale e dell’analisi dei dati), è stato a Roma per un ciclo di conferenze sull’Anticristo, organizzato dall’associazione culturale Vincenzo Gioberti e dal Cluny Institute alla Catholic University of America. Location segretissima fino all’inizio dei “lavori” e ospiti selezionati.
Basterebbe la notizia di un miliardario magnate della tecnologia, nemico dichiarato della democrazia e avverso a controlli e regolamentazioni (il vero “male” della Terra, secondo lui), che viene in Italia a parlare di religione e Anticristo a far storcere il naso. Ma le sorprese, ovviamente, non finiscono qui.
Thiel, infatti, non si muove tra Europa e Stati Uniti solo per motivi “teologici”. I suoi viaggi servono anche – e soprattutto – a rafforzare relazioni economiche e istituzionali funzionali agli interessi di Palantir.
In Italia, un’inchiesta di Michelangelo Mecchia e Chiara Sgreccia per Domani ha ricostruito una rete di rapporti che dura da oltre dieci anni. Tra i soggetti coinvolti: il Policlinico Gemelli, che nel 2023 ha siglato un accordo per la gestione e l’analisi dei dati clinici su larga scala; il gruppo Fedrigoni, attivo nel packaging, che ha avviato una partnership con l’azienda; e Sogei, società del ministero dell’Economia e delle Finanze, con una commessa da circa 50mila euro.
A questo quadro si aggiungerebbe, secondo quanto riportato da Il Messaggero, un’interlocuzione riservata avviata a gennaio 2026 tra Palantir e i vertici della Polizia di Stato. La proposta riguarderebbe l’acquisto di un software di intelligenza artificiale finalizzato al contrasto del terrorismo attraverso l’incrocio di dati sensibili della Digos. Il contratto, dal valore stimato di venti milioni di euro per quattro anni, sarebbe tuttavia fermo a causa della posizione del Viminale e di Palazzo Chigi, orientati a non procedere senza aver prima indetto una regolare gara pubblica.
Il rapporto più rilevante, però, è quello con il ministero della Difesa. Dall’analisi di documenti, relazioni parlamentari e atti amministrativi emerge fin dal 2015 una serie di contratti e bandi di gara gestiti da Teledife – la Direzione informatica del ministero – relativi a “programma Palantir”, “software Palantir” e “fornitura nuove funzionalità Palantir”, per un valore complessivo di diversi milioni di euro.
Traccia di questi rapporti in essere compare in una relazione che nel 2023 Crosetto presenta alle Camere sulle spese dell’anno precedente, in cui si viene riportata una spesa di 600mila euro per la «fornitura di servizi relativi al software Palantir».
Nel 2024 emerge una procedura negoziata e secretata avviata da Teledife, per la «fornitura licenza Palantir Gotham»: un contratto di cui non sono noti né durata né aggiudicatario. Al proposito l’ufficio stampa del Ministero ha dichiarato a Domani che “si tratta di un contratto secretato di cui non possiamo dire nulla perché riguarda alcuni aspetti delicati del Paese”. Tuttavia, alcuni elementi consentono di ricondurlo con buona probabilità a Palantir, dato il riferimento alla fornitura della licenza per l’uso di “Gotham”, uno dei prodotti principali – e difficilmente smerciabili da un intermediario – dell’azienda, la cui filiale italiana Palantir Italia s.r.l. dichiara anche ricavi da contratti con la pubblica amministrazione.
Gotham è utilizzato soprattutto da forze armate, servizi di intelligence e agenzie di sicurezza per integrare e analizzare grandi quantità di dati provenienti da fonti eterogenee (registri amministrativi, dati biometrici e di geolocalizzazione, informazioni raccolte online) con l’obiettivo di supportare operazioni investigative e militari.
Gotham sarebbe stato utilizzato dall’ICE, l’agenzia federale americana per l’immigrazione, per identificare e localizzare persone migranti da fermare e deportare. Ma anche dall’esercito israeliano a Gaza, per catturare il presidente Nicolás Maduro in Venezuela e individuare la guida suprema Ali Khamenei in Iran.
Le criticità non riguardano solo gli ambiti di utilizzo, ma anche la totale mancanza di trasparenza: non è chiaro quali dati vengano effettivamente integrati né con quali criteri siano messi in relazione. Questo si traduce in rischi concreti per la privacy e i diritti fondamentali, poiché cittadine e cittadini possono essere presi di mira sulla base di semplici correlazioni tra dati. A ciò si aggiunge il pericolo che le informazioni gestite da Palantir possano finire sotto il controllo degli Stati Uniti. Un’inchiesta di Republik Media ha rivelato come l’esercito svizzero avrebbe rifiutato di comprare i programmi dell’azienda per timore di passaggi di informazioni alla Cia, perché l’uso del software di Thiel e Karp aumenterebbe il rischio di perdere la sovranità sui dati, con forti implicazioni per la sovranità nazionale. Come tutta risposta Palantir ha avviato un’azione legale temeraria, contro i giornalisti di Republik, a cui va tutta la nostra solidarietà e quella della Coalizione Europea contro le SLAPP, ovvero le minacce legali che cercando di zittire giornalisti e attivisti.
Come membri attivi della Rete Diritti Umani Digitali e promotori della campagna #SorveglianzaZero, contrastiamo da anni la diffusione di tecnologie che mettono a rischio le libertà fondamentali. Non possiamo quindi non interrogarci con preoccupazione sulle ragioni che hanno spinto il nostro Governo a stringere accordi con un’azienda che opera in un settore tanto invasivo quanto opaco come quello della sorveglianza.
AVS e PD hanno chiesto risposte, con un’interrogazione parlamentare, circa i rapporti tra ministero della Difesa e Peter Thiel, ma dal Governo ancora nessun commento.
Anche noi, però, abbiamo qualcosa da chiedere al ministro Guido Crosetto: che fine ha fatto il Registro della Trasparenza previsto dal decreto ministeriale per la regolamentazione dei rapporti tra il personale della Difesa e il settore industriale? In questo modo sarebbe possibile tenere traccia degli incontri tra portatori di interessi e il personale del ministero.
Certo, con questo decreto non è chiaro se questo registro comprenda anche gli incontri del ministro e dei sottosegretari, perché, citiamo letteralmente, il decreto si applica ai “dipendenti militari e civili dell’Amministrazione difesa responsabili di unità organizzative o loro delegati”, una definizione che lascia margine di interpretazione. Nel caso le cariche di Governo fossero escluse, si tratterebbe di una lacuna da colmare per migliorare e rendere davvero efficace il Registro, perché la trasparenza non può fermarsi proprio sulla soglia di chi detiene il massimo potere decisionale. Tuttavia attivarlo anche solo per i vertici tecnici e militari garantirebbe intanto un livello di chiarezza fondamentale sui rapporti con l’industria, segnando un primo, indispensabile passo verso processi decisionali più trasparenti.
La società civile e la cittadinanza tutta hanno il diritto di sapere se e quali soggetti incontrano le nostre Istituzioni, a maggior ragione se si tratta di personaggi altamente controverse come Peter Thiel e la sua azienda. Quale momento migliore se non questo per mantenere le promesse mancate, caro ministro?
Al di là degli strumenti interni ai singoli dicasteri, questa vicenda sottolinea l’urgenza di approvare finalmente una legge organica sul lobbying. È necessario un quadro normativo che renda obbligatorio per tutti i rappresentanti delle Istituzioni, in ogni sede, comunicare sistematicamente gli incontri con i portatori di interessi. Solo con una trasparenza generalizzata potremmo garantire che le decisioni pubbliche non vengano influenzate nell’ombra, assicurando che i cittadini e società civile siano sempre informati su chi orienta le scelte del Paese.
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