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Una legge sul lobbying, per il bene della democrazia

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Una legge sul lobbying, per il bene della democrazia

Petizione diretta alla presidente del Senato e ai senatori

Petizione di

Organizzazione non profit

In collaborazione con:

Altroconsumo
Slow Food
CittadinanzAttiva
LIPU
Equo Garantito
Osservatorio Balcani Caucaso
CILD
ISDE
Cittadini per l’aria
Antigone
Fondazione Etica
Calcio Sociale
CIWF Italia
Khetane
Associazione delle Organizzazioni Italiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale (AOI)
Fridays For Future Italia
Info.nodes
Greenpeace Italia
Federazione Nazionale Pro Natura
Mani Tese
ParliamentWatch
WWF
Transparency International
Addiopizzo travel
AITR – Associazione Italiana Turismo Responsabile
LAV – Lega Anti Vivisezione
ASeS – Agricoltori Solidarietà e Sviluppo
Animal Law Italia
Essere Animali
Apincittà
Movimento Nazionale Liberi Farmacisti
Cittadini Reattivi
Action Aid
onData
Mare Libero
Meglio Legale
Associazione Luca Coscioni
A SUD
Visionary

Spezziamo il legame tra l’attività di lobbying e i fenomeni di corruzione, liberiamoci una volta per tutte dalle catene di spregiudicati faccendieri. La Camera ha approvato la proposta di legge sul lobbying a gennaio 2022. Un momento storico perché in 46 anni sono andati in fumo ben 97 disegni di legge. A luglio il Senato doveva votare la legge in Aula ma qualche giorno prima del voto è caduto il governo. Ce l'avevamo quasi fatta! Ora ci toccherà ricominciare da capo ma siamo più determinati si prima. Basta perdite di tempo, bisogna passare ai fatti: unisciti a noi e firma per una legge che regolamenti le attività di lobbying. Vogliamo decisioni pubbliche più aperte e trasparenti.

Ogni giorno nei Parlamenti, nei ministeri, nelle regioni, nelle nostre città politici e funzionari pubblici devono prendere decisioni importanti che possono incidere direttamente sulle nostre vite. Nuove infrastrutture, farmaci, politiche sociali, inquinamento, lavoro, diritti dei consumatori: sono solo alcuni dei temi cruciali sui quali chi ci governa compie scelte determinanti, che potrebbero migliorare la nostra quotidianità o compromettere il nostro futuro. Come vengono prese queste decisioni? Ascoltando chi? A partire da quali dati e informazioni?

È qui che entrano in gioco i lobbisti, non soltanto i professionisti che lavorano per aziende, associazioni di categoria, gruppi di interesse, ma anche quelli che rappresentano il settore non profit, con un compito davvero importante: portare il loro punto di vista ai politici e ai funzionari dello Stato. I lobbisti forniscono ai decisori pubblici dati, informazioni e notizie, sulla base delle quali vengono fatte scelte che influiranno sulle nostre vite.

Questo processo di informazione e influenza delle decisioni pubbliche da parte dei lobbisti è oggi del tutto opaco e per nulla regolamentato. Non esistono regole su come i politici e i funzionari statali devono approcciarsi ai portatori di interessi, sui soggetti da ascoltare prima di fare una scelta rilevante per tutto il Paese,  per la nostra regione, o per la nostra città. In pratica, oggi vige il Far West, in cui il più forte, il più potente, il più scorretto, il più spregiudicato ha comunque la possibilità di essere ascoltato dai politici.

Noi crediamo che tutto questo vada cambiato subito, e che l’Italia debba dotarsi di una legge che stabilisca una volta per tutte cosa si può fare e cosa non si può fare nell’attività di lobbying.

Oltre 96 disegni di legge in più di 50 anni non sono riusciti a produrre un testo che regolamenti il lobbying in Italia, mantenendo opaco un processo – quello della formazione delle decisioni pubbliche – che dovrebbe invece essere aperto e alla luce del sole. Questa opacità ha contribuito a demonizzare un’attività che è invece legittima e parte integrante della democrazia. Perché il fatto che diversi gruppi di interesse, sia privati che della società civile, cerchino di influenzare le scelte dei decisori pubblici, fa parte del processo democratico. Soltanto la presenza di più voci e il confronto tra diversi punti di vista può generare un dibattito informato sui temi di interesse collettivo. Ecco perché il diritto di rappresentanza degli interessi va regolamentato, tutelato ed esteso.

Perché nell’assenza di regole, i nostri rappresentanti politici e i funzionari pubblici si sottraggono all’obbligo di ascoltare tutte le voci in campo. Vuol dire che gli utenti che usufruiscono di una linea ferroviaria hanno meno voce in capitolo di una compagnia di trasporti, che ricercatori indipendenti contano meno di un’azienda farmaceutica, che le opinioni delle associazioni ambientaliste vengono ascoltate meno di quelle dell’industria fossile.

Le istituzioni devono rendere i processi decisionali molto più inclusivi, mettendo tutti nelle stesse condizioni di influire sulle decisioni pubbliche: dagli ambientalisti alle industrie energetiche, dalle aziende alle associazioni di consumatori, dai grandi gruppi ai piccoli comitati di quartiere.

Regolamentare una volta per tutte il lobbying permetterebbe inoltre a tutte le aziende di avere eguale accesso alle informazioni pubbliche, contribuirebbe a riequilibrare la libera concorrenza, migliorando la nostra economia e di conseguenza la vita di tutti i cittadini.

Il Ministero della Transizione Ecologica si trova a gestire la quota più consistente delle risorse messe a disposizione dal PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza). Evidentemente lo vuole fare senza che l’opinione pubblica sappia quali lobbisti incontrano il ministro e il suo staff e quali interlocutori invece non hanno la “fortuna” di essere ascoltati. 

Da oltre un anno, infatti, dal sito del Ministero è scomparsa l’agenda degli incontri con i lobbisti. L’abbiamo denunciato nel maggio 2021 sul Fatto Quotidiano. Ufficialmente la rimozione dell’agenda è stata giustificata per “questioni di privacy”, che in tutti questi mesi potevano ampiamente essere risolte!

 

FIRMA LA PETIZIONE

Non avere idea di chi incontra un Ministro così importante in questo momento storico, con la crisi climatica che incombe, la guerra in Ucraina che ha reso ancora più cruciale il tema dell’energia, è molto grave.

Già in passato l’eccessiva influenza dell’industria fossile ha rischiato di spostare finanziamenti del PNRR verso fonti inquinanti. Siamo arrivati al punto in cui il Parlamento ha votato un Piano diverso da quello poi presentato in Commissione, in cui erano stati inseriti investimenti per l’idrogeno blu, per fortuna poi bocciato!

Non possiamo permetterci di non avere trasparenza, dobbiamo monitorare le prossime mosse dell’industria fossile.  Per questo il ministro Cingolani deve tornare a pubblicare i suoi incontri con i lobbisti! 

Unisciti al nostro appello e firma per regolare il lobbying una volta per tutte. 

Vogliamo una legge che preveda di introdurre:

  • un registro pubblico obbligatorio per i lobbisti. Chiunque voglia esercitare questa attività deve iscriversi al registro e rispettare un codice etico di condotta
  • un’agenda pubblica degli incontri tra politici, funzionari pubblici e lobbisti, in cui entrambe le parti sono tenute a comunicare la data dell’incontro, i temi in discussione e quale documentazione è stata depositata
  • sanzioni serie per punire i comportamenti illeciti sia dei lobbisti, che dei decisori pubblici

A che punto siamo 

 

Il 12 gennaio 2022 la Camera dei Deputati ha approvato la legge sul lobbying anche grazie all’impegno della coalizione #Lobbying4Change, formata  da 40 organizzazioni della società civile (l’elenco è visibile scorrendo il cursore qui sopra).

 

Era un primo passo storico ma la legge era lungi dall’essere perfetta, anzi, è frutto di un compromesso al ribasso delle forze politiche e della forte pressione esterna da parte di chi questa legge non la vuole.

Mentre stavamo facendo pressione sul Senato affinchè migliorasse la legge, è caduto il governo proprio una settimana prima del voto in Aula! Ora si comincerà da capo con la prossima Legislatura: per prima cosa busseremo alla Camera dei Deputati proponendo il miglior testo sul lobbying sia mai stato scritto e faremo pressione affinchè finalmente si regolamenti quest’attività.

 

I principali punti critici della legge che andremo a migliorare con la prossima Legislatura

 

Esclusione delle forze più rappresentative: le associazioni imprenditoriali, come Confindustria, e i sindacati (cioè i soggetti più consultati e che hanno più facilmente accesso alle istituzioni) sono stati esclusi dagli obblighi di trasparenza previsti dalla legge. In pratica possono svolgere attività di lobbying in piena oscurità, mentre le organizzazioni della società civile (insieme alle aziende, alle società di consulenza, agli studi legali) devono iscriversi al Registro della trasparenza. Questo trattamento di favore fa male al funzionamento della legge come dimostrato da osservazioni empiriche e come sostenuto da oltre 40 professori universitari esperti della materia che hanno sottoscritto la nostra lettera per il Senato;

 

Esclusione dei dirigenti: nella definizione di “decisore pubblico” mancano all’appello le alte cariche dei ministeri e i dirigenti con potere di firma degli enti locali. Saranno anche loro a occuparsi dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed è grave la loro esclusione dalla legge. perché possono incontrare i lobbisti in totale oscurità;

 

Periodo di raffreddamento insufficiente: il periodo di raffreddamento è una misura di prevenzione del fenomeno delle porte girevoli. Per essere efficace, come suggerito dagli organismi internazionali, deve durare almeno due anni e deve valere per tutti i decisori pubblici. Invece nel testo approvato il periodo di raffreddamento è di un anno e i parlamentari hanno pensato bene di esonerarsi da questa misura. Noi chiediamo l’innalzamento a due anni e la validità anche per i parlamentari.

 

Come siamo arrivati fino a qui

La richiesta di regolamentazione dell’attività di lobbying è un elemento fondativo della nostra organizzazione. Il nostro impegno parte dal 2016 con la campagna “Occhi aperti” e prosegue ancora adesso che Riparte il futuro si è trasformata in The Good Lobby Italia.

Grazie al vostro supporto e a quello di decine di organizzazioni della società civile siamo stati ascoltati, martedì 23 giugno 2020, dalla Commissione Affari costituzionali della Camera. Questa è stata l’occasione per portare il nostro contributo sulle tre diverse proposte di legge in discussione alla Camera, presentate da tre forze politiche che siedono insieme nella maggioranza di governo: Movimento 5 stelle, Partito Democratico e Italia Viva.

Ecco il testo integrale del documento che abbiamo depositato in Commissione (Download)

Dato che l’iter legislativo procedeva a singhiozzi, il 30 giugno 2021 siamo scesi in piazza davanti Montecitorio costruendo un’edicola proveniente dal futuro che distribuiva il giornale distopico Il Senno di Poi dove veniva mostrata la grigia realtà italiana del 2041. Realtà che diventerà grigia, come potete leggere, a meno che il Parlamento non adotti subito una legge sul lobbying, sul conflitto d’interessi e una piattaforma di monitoraggio delle risorse del PNRR. In quell’occasione abbiamo anche organizzato una conferenza stampa con i firmatari delle proposte di legge sul lobbying e abbiamo consegnato al Presidente della Commissione Affari Costituzionali le 44.000 firme dei nostri sostenitori.

L’iter legislativo ha così preso uno sprint e il 3 agosto 2021 sono stati unificati i testi di legge. A settembre è iniziata la fase di presentazione e discussione degli emendamenti, cioé delle modifiche alla bozza di legge, e noi della coalizione #Lobbying4Change abbiamo inviato i nostri alla Commissione il 21 settembre 2021.

Gli emendamenti della coalizione #Lobbying4Change

La fase emendativa si è conclusa a dicembre e purtroppo il testo base è stato peggiorato, prevedendo ad  esempio l’esonero dalla legge di Confindustria, dei sindacati e delle confessioni religiose grazie ad una serie di emendamenti fotocopia (cioè tutti identici) presentati da tutte le forze politiche eccetto che dal Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali;

Infine a gennaio si è votato in Aula e la legge è stata approvata senza le proposte  migliorative avanzate dalla coalizione #Lobbying4Change e dai 18.000 firmatari della nostra petizione. Tuttavia, c’è stato un piccolo momento di gloria: il nostro giornale distopico, Il Senno di Poi, è stato sventolato in Aula prima del voto finale. Questo dimostra come il nostro impegno sia stato determinante durante tutto l’iter legislativo. Dopo avercela quasi fatta con il Senato il governo è caduto,  ma nel frattempo le firme hanno superato quota 20.000!

Chi ci mette la faccia?

Tutti parlano di quanto sia necessario e urgente porre regole al lobbying, ma chi si vuole impegnare per davvero? Nei mesi scorsi tramite delle videointerviste abbiamo chiesto a un rappresentante per partito di metterci la faccia e di attivarsi per calendarizzare la legge in aula. Nella tabella riassuntiva in basso potete vedere chi ci ha risposto e chi no. Ecco le domande che gli abbiamo posto:

  1. La Ministra Cartabia, il Commissario Europeo Reynders, il GRECO-Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa si sono espressi sul vuoto del sistema normativo italiano a proposito del lobbying. Secondo Lei  sarebbe importante avere regole chiare sul lobbying in Italia?
  2. In vista del monitoraggio del PNRR pensa sia necessaria più trasparenza anche sui rapporti tra i portatori d’interessi e i decisori pubblici?
  3. In Commissione Affari Costituzionali ci sono tre proposte di legge. Lei e il suo partito siete pronti a impegnarvi affinché si approvi la legge prima dell’arrivo delle risorse del Recovery Fund?

Le videointerviste

Italia Viva: Silvia Fregolent

Movimento 5 stelle: Francesco Silvestri

Verdi-Gruppo Facciamo Eco: Alessandro Fusacchia

Partito Democratico: Emanuele Fiano

Lega: Alessandro Manuel Benvenuto

Liberi e Uguali: Luca Pastorino

Forza Italia: ?

Fratelli d’Italia: ?

Come si fa, dopo 97 proposte di legge fallite in 50 anni,  a convincere i politici ad approvare una legge sul lobbying? 

 

Da soli non si va da nessuna parte, così nel 2020 abbiamo promosso la nascita di una coalizione formata da organizzazioni della società civile che chiede finalmente la regolamentazione del lobbying. Le 40 organizzazioni della coalizione hanno profili molto diversi – dalle associazioni ambientaliste e animaliste alle associazioni che tutelano i diritti civili e umani, da chi si occupa di salute, giustizia fino ai diritti dei consumatori   – ma in comune abbiamo l’impegno di contribuire a migliori decisioni pubbliche rendendole trasparenti e inclusive. Troppo spesso chi come noi porta avanti gli interessi generali rimane escluso dai tavoli decisionali in favore degli interessi privati e di chi vanta più risorse e relazioni per influenzare il processo decisionale.

 

In quasi due anni la coalizione è cresciuta e con essa il suo impatto sulla politica: il 13 gennaio 2022 dopo un travagliato iter istituzionale la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura la legge sul lobbying ad amplissima maggioranza. Ora dobbiamo fare pressione sul Senato affinché approvi, e migliori, la legge prima della fine della legislatura.

 

Questo è quindi il prossimo l’obiettivo delle 40 organizzazioni della coalizione #Lobbying4Change: approvare la legge al Senato. Per aiutarci puoi firmare la petizione e diffondere le nostre iniziative! Scorri con il cursore i loghi in alto e guarda chi sono le associazioni aderenti.

 

FIRMA LA PETIZIONE