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Stop Conflitto di interessi

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Firma ora per avere finalmente una legge che regoli il conflitto di interessi

Petizione diretta al al Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico e al Parlamento

Petizione di

Organizzazione non profit

Firma ora per avere finalmente una legge che regoli il conflitto di interessi. Per troppi anni abbiamo visto politici e funzionari pubblici lavorare per il tornaconto di amici, parenti, lobby e gruppi di appartenenza. Mai come oggi, infatti, è importante che i politici prendano decisioni per il bene della comunità e non in base al proprio interesse personale. Ci sono in gioco la nostra salute, le nostre finanze, l'economia del Paese che deve riprendersi dagli effetti devastanti di questa pandemia. Lo dobbiamo fare per proteggere il bene della collettività e prevenire la corruzione. Perché che cos’è la corruzione se non anteporre gli interessi privati a quelli pubblici?

Quante volte ci siamo imbattuti in politici che sembravano fare gli interessi dell’azienda di famiglia piuttosto che quelli dei loro elettori? Quante volte ci è sembrato che un funzionario pubblico non lavorasse per il bene della collettività, ma semmai per il tornaconto di un amico o di un parente? Quante volte abbiamo avuto il sospetto che un nostro rappresentante nelle istituzioni avesse un rapporto troppo stretto con un gruppo di potere?

I conflitti tra attività pubblica e interessi privati vanno identificati e gestiti in modo rigoroso, perché i funzionari e i politici dovrebbero essere indipendenti da condizionamenti e interferenze e, soprattutto, agire nel nome dell’interesse generale.

Dobbiamo pretendere che chi siede in parlamento, chi guida un ministero, chi amministra le nostra città e le nostre regioni lo faccia in maniera disinteressata, ponendo al centro del proprio lavoro l’interesse pubblico e non quello dell’azienda, degli amici, dei parenti, della corporazione o di qualche lobby.

L’Italia ha bisogno urgentemente di una legge chiara ed efficace che affronti questo tema importante e scottante. Il Parlamento si è dato da fare, sono state presentate proposte di legge del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico che cercano una volta per tutte di sanare una lacuna gravissima per il nostro Paese. Leggi imperfette e migliorabili, ma che almeno provano a squarciare un velo di silenzio che dura da troppo tempo. La legge sul conflitto di interessi è uno dei punti del programma del Governo giallorosso ed è stata inserita nel programma dei lavori della Camera per il mese di novembre ma noi sappiamo come spesso vanno le promesse: se non ci impegneremo per avere una legge, correremo il rischio di non ottenerla mai!

Chiediamo alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, che il 6 ottobre 2020 ha provveduto ad adottare il testo base della legge, di riprendere immediatamente l’iter e far arrivare il testo in Aula rispettando la scadenza di novembre. Non affrontare questo tema significa compromettere sempre di più il legame fra individui e comunità, perché dietro un comportamento corruttivo c’è sempre un conflitto di interessi. Se non ci muoviamo, il fenomeno della corruzione si normalizzerà sempre di più. I cittadini continueranno a voltare le spalle alla politica, convinti che i funzionari pubblici facciano solo gli interessi di pochi.

Crediamo che una legge veramente utile debba prevedere chiare politiche di prevenzione, in grado di identificare tutti i potenziali conflitti di interessi personali o dei congiunti (ad esempio, quote societarie, interessi finanziari, ruoli e incarichi professionali ricoperti). Ma una volta che un ente o un’istituzione ha stilato una lista precisa dei rischi, gli eletti, i nominati, i funzionari pubblici devono dichiarare pubblicamente gli interessi privati che potrebbero entrare in conflitto con la loro attività pubblica.

La pubblicazione online degli interessi personali di chi ricopre cariche pubbliche è un atto indispensabile ma non sufficiente. Perché alcuni incarichi non possono proprio essere ricoperti da un imprenditore o un dirigente pubblico. Vi sentireste a vostro agio se diventasse ministro dei trasporti chi possiede quote di controllo di una compagnia di navigazione? E cosa pensereste di un funzionario comunale addetto ai servizi sociali la cui moglie dirige una importante cooperativa locale? Certe volte occorrono dei rimedi forti per risolvere conflitti che possono danneggiare la reputazione delle istituzioni e che possono prefigurare passaggi corruttivi. Perché che cos’è la corruzione, se non anteporre gli interessi privati a quelli pubblici?

Chiediamo quindi che una legge efficace sul conflitto di interessi prenda in considerazione che il membro del parlamento, il consigliere regionale, l’assessore comunale si debba astenere nel caso in cui i suoi interessi personali possano interferire troppo con le decisioni pubbliche da affrontare. E pensiamo anche che, in certi casi, vadano presi rimedi estremi: se gli interessi privati di un cittadino sono incompatibili con una funzione pubblica, a quel cittadino andrebbe impedito di rivestire un incarico pubblico. Ad esempio, difficilmente un imprenditore edile potrebbe fare l’assessore all’urbanistica del comune in cui la sua azienda opera, perché sarebbe evidente il rischio che possa favorire il suo business mentre prende decisioni pubbliche. Oppure, potrebbe comunque sfavorire competitor scomodi e distorcere le buone pratiche del mercato. Lo stesso dovrebbe avvenire per il funzionario pubblico che mostri un conflitto di interessi palese, reale, tra il suo ruolo e le sue faccende private. In quel caso, una legge seria dovrebbe contemplare il trasferimento ad altro ufficio.

Dovrebbero essere anche introdotte delle misure per frenare il fenomeno delle porte girevoli (revolving doors) in politica ovvero la pratica sempre più frequente e pericolosa  della “ricollocazione” di ex politici in ruoli apicali all’interno delle partecipate, delle grandi aziende private che operano in settori strategici o addirittura nelle vesti di lobbisti. Questi passaggi avvengono spesso nei settori direttamente collegati all’attività o al ruolo ricoperto dal politico durante il suo precedente mandato con le aziende private pronte ad accoglierlo ben felici di poter accedere al suo prezioso “bottino” di contatti e informazioni riservate. È sotto gli occhi di tutti come questo potrebbe incentivare da un lato le aziende ad assumere ex ministri o parlamentari per ottenere un vantaggio rispetto ai propri concorrenti e dall’altro gli stessi politici a favorire nel corso del mandato aziende o gruppi di pressione in cambio della promessa di futura ricollocazione.  Una misura seria che dovrebbe essere adottata per porre freno ai casi di conflitti di interesse e tutelare la libera concorrenza del mercato, è quella di far passare un periodo di “raffreddamento” (cooling off), di almeno due anni, prima di poter effettuare il “salto” dal settore pubblico a quello privato.

Infine, per funzionare davvero, chiediamo che una legge sul conflitto d’interessi preveda sanzioni reali per chi dovesse fare dichiarazioni false, astenendosi dal rendere pubblici dati sui propri interessi privati (e di quelli dei congiunti), in potenziale contrasto con l’attività pubblica.

A breve arriveranno le risorse del Recovery Fund per aiutare la nostra economia ancora profondamente segnata dalla crisi provocata dalla pandemia: non possiamo permetterci di sprecare fondi destinati alla sanità, all’istruzione, alle imprese e rischiare che vengano dirottati verso attività illecite o che finiscano nelle tasche di amici di amici.

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