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30 Aprile 2021

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Lobbying: qual è il ministero meno trasparente?

di Fabio Rotondo

Cambiano i ministri ma non la minestra

Avete tentato invano di scoprire chi incontra un ministro durante la sua giornata lavorativa? Benvenuti in Italia, il Paese senza una legge sul lobbying, dove gli incontri tra i ministri e i lobbisti, o portatori di interessi, avvengono al buio. Lo stesso vale per i sottosegretari, i viceministri, e gli assessori  delle regioni, province, città. Noi cittadine e cittadini non abbiamo il piacere di sapere chi contribuisce a influenzare decisioni pubbliche che potrebbero avere un forte impatto sulla nostra vita: ogni giorno lobbisti che rappresentano case farmaceutiche, compagnie petrolifere, multinazionali hi-tech e via dicendo incontrano i cosiddetti decisori pubblici. Come facciamo a sapere chi sono, quanto frequentemente incontrano ministri e parlamentari, che risorse hanno per mettere in campo la loro attività di lobbying? Servirebbero registri della trasparenza e agende degli incontri, strumenti fondamentali per tentare di tracciare l’influenza dei portatori di interessi sulle scelte della politica. In assenza di una regolamentazione nazionale del lobbying (e quindi, di una piena trasparenza dei processi decisionali), regioni, comuni e ministeri si muovono in autonomia, auto-regolamentandosi con esiti non sempre efficaci.

Abbiamo fatto una ricerca per vedere a che punto siano i ministeri ora che è cambiato il governo. Prima di vedere i risultati, cerchiamo di capire cosa sono e a cosa servono il registro della trasparenza e le agende degli incontri.

 

Gli strumenti per regolare il lobbying

Il lobbying è un’attività democratica svolta da gruppi molto diversi tra loro (possono essere organizzazioni non-profit, grandi aziende, associazioni di categoria, ecc.) con l’intenzione di influenzare una politica pubblica in discussione in Parlamento o in un ministero. I cosiddetti lobbisti possono essere sia persone che intraprendono un fine privato per gli interessi delle aziende, oppure un gruppo di persone che vuole influenzare una legge per il bene comune, come noi di The Good Lobby. I politici incontrano i lobbisti perché hanno bisogno di informazioni per arricchire un testo di legge e migliorarlo.

Per evitare favoreggiamenti e incontri al buio, è necessario porre regole al fenomeno altrimenti si rischia che vincano soltanto gli interessi di pochi a svantaggio della collettività. Come potete approfondire sulla pagina della nostra petizione, proponiamo diversi strumenti per regolare l’attività di lobbying:

 

  • un registro pubblico obbligatorio per i lobbisti. Chiunque voglia esercitare l’attività di lobbying deve iscriversi obbligatoriamente al registro e rispettare un codice etico di condotta. Il registro – disponibile e consultabile online – deve contenere informazioni rilevanti sui portatori di interessi iscritti: responsabile legale, ente, obiettivi, settore di interesse, appartenenza e affiliazione dell’ente, dati finanziari per l’attività di lobbying.
  • un’agenda pubblica degli incontri tra politici, funzionari pubblici e lobbisti, in cui entrambe le parti siano tenute a comunicare la data dell’incontro, i temi in discussione e la  documentazione depositata.
  • sanzioni serie per punire i comportamenti illeciti sia dei lobbisti che dei decisori pubblici.
  • consultazioni pubbliche per garantire agli iscritti al registro di essere ascoltati sui propri temi di riferimento e far pervenire agli organi decisionali tutti i contributi ritenuti utili al dibattito.

Quale ministero rispetta questi requisiti?

 

Analisi sui ministeri: tutti (o quasi) bocciati

Basta suspense, vi diciamo subito come stanno le cose: nessun ministero può salire sul podio dei migliori. Sebbene 3 ministeri su 18 abbiano o il registro o le agende, spesso i dati o non sono aggiornati o danno poche informazioni. Ecco i 3 ministeri “virtuosi”:

  • Ministero dello Sviluppo Economico: è senza dubbio il “migliore”. Il Registro della trasparenza e le agende degli incontri furono introdotti nel 2016 dal Ministro Carlo Calenda e mantenuti poi dai suoi successori (Luigi Di Maio, Stefano Patuanelli e ora Giancarlo Giorgetti). Pollice in sù per il Registro della trasparenza perché è facile da trovare, è aggiornato ed esaustivo. Pollice in giù invece per le agende degli incontri perché i dati sono fermi a febbraio 2021). Di per sé l’agenda sarebbe anche efficace, perché non riguarderebbe il solo ministro ma anche i sottosegretari e tutti i dirigenti più alti in grado del ministero, permettendo di mappare gli incontri al vertice. Tuttavia, sarebbe davvero urgente aggiornare i dati, soprattutto tenendo conto che il Ministero dello Sviluppo economico svolge un ruolo cruciale nell’orientare le risorse destinate alle attività produttive.
  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: Il Registro e le Agende furono introdotte nel 2018 quando Luigi Di Maio era anche ministro dello Sviluppo economico. Decise di mutuare il modello di trasparenza voluto da Calenda e i suoi successori, Nunzia Catalfo e Andrea Orlando, hanno mantenuto in piedi la (buona) pratica. Pollice parzialmente in su  per il Registro della trasparenza perché i dati sono aggiornati ma sporadici e soprattutto perché le schede online dei portatori di interessi iscritti sono vuote o comunque inaccessibili (compare la dicitura “questo form non è stato pubblicato”). Doppio pollice in giù per le agende degli Incontri perché gli ultimi, pochi, dati risalgono addirittura al 2019 quando Di Maio era ministro. Poi, più nulla. A proposito del ministro Di Maio, passato al Ministero degli Esteri non ha introdotto né il Registro né le Agende.
  • Ministero della Transizione Ecologica: l’ex ministro Sergio Costa fece una scelta diversa da quella del MISE: in assenza di un registro della trasparenza nazionale, puntò tutto sulle agende degli incontri. Introdotte all’inizio del suo mandato per i soli vertici politici del ministero, oggi permettono una mappatura efficace degli incontri con i portatori di interessi perché includono non solo gli uffici di diretta dipendenza del ministro (il suo gabinetto) ma anche tutti i dirigenti delle varie aree di competenza del dicastero. Permettendo un’analisi potenzialmente molto capillare e costante (le agende sono aggiornate ogni settimana) delle interazioni con i lobbisti. Dicevamo potenzialmente, perché il neo principale di questo strumento di trasparenza è il formato:  si tratta di pdf da scaricare e non di un’interfaccia digitale interattivo che permetta di incrociare i dati facilmente. Insomma, è un pollice su, ma consigliamo di migliorare fortemente la leggibilità dei dati.
  • Ministero della Pubblica Amministrazione: il registro e le agende degli incontri furono introdotti nel 2017 dalla ministra Marianna Madia grazie a una richiesta di Riparte il futuro, l’attuale squadra di The Good Lobby. Tuttavia, col governo Conte I, la ministra Giulia Bongiorno decise di rimuoverli. A gennaio 2020, dopo la nascita del Conte II, la nuova ministra 5 stelle Fabiana Dadone aveva promesso un nuovo registro della trasparenza a cui il suo team ha lavorato nel corso dell’anno, grazie anche alla collaborazione del MISE, preso a modello. Sta di fatto che, nonostante tutto sia pronto, Fabiana Dadone non ha mai dato un ordine esecutivo e – nel frattempo, è storia nota – il governo è caduto e lei ha cambiato incarico. In attesa che Renato Brunetta metta online registro e agende, per ora è doppio pollice in giù.
  • Ministero delle politiche Agricole Alimentari e Forestali: questo fu il primo dicastero italiano a pubblicare il registro della trasparenza. Accadde a febbraio 2012 per opera del ministro Mario Catania (governo Monti). I pochi dati ancora presenti sul sito, cioè l’elenco dei portatori d’interessi, sono fermi al 2014. Il registro è sparito quindi ai tempi della ministra Nunzia de Girolamo che definì la pratica da “legge sovietica” (non sapendo, forse, che il lobbying e la trasparenza sono un requisito delle democrazie e non certo delle dittature). Doppio pollice in giù perché i ministri successivi non hanno fatto passi avanti su questo fronte.
  • Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili: il registro e le agende furono introdotti a livello personale nel 2014 dal viceministro Riccardo Nencini. Nencini è sensibile al tema perché aveva già introdotto il registro in Regione Toscana, quando era Presidente del Consiglio Regionale, nel 2002 e negli anni successivi (2013-2018-2021) ha depositato delle proposte di legge di regolazione del lobbying. Tuttavia a livello di ministero non fu introdotto. Nel mandato successivo il ministro Danilo Toninelli ha più volte annunciato l’istituzione di un registro ma non l’ha mai fatto veramente. La ministra venuta subito dopo, Paola De Micheli non ha nemmeno provato a introdurre questi strumenti, mentre l’attuale Enrico Giovannini per ora non sembra interessato.

Tutti gli altri ministeri: Ministero della Giustizia, Ministero dell’Interno, Ministero della Salute, Ministero della Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale, Ministero della Difesa, Ministero dell’Economia e della Finanza, Ministero per il Sud e la Coesione Territoriale, Dipartimento degli Affari Regionali e Autonomie, Dipartimento per le politiche della Famiglia, Ministero per la Disabilità, Dipartimento per i Rapporti col Parlamento, Ministero dell’Istruzione, Ministero dell’Università e della ricerca, Ministero della Cultura, compresi gli ultimi tre in dettagliati sopra nell’elenco (PA, Mipaaf ,Mibs)  non hanno né i Registri della Trasparenza né le Agende degli Incontri.

 

Aiutaci a far luce sui ministeri

Come potete verificare voi stessi la situazione è buia, sappiamo poco delle attività dei ministri e in quest’oscurità le aziende private fanno i propri interessi a discapito della società civile. Dobbiamo accendere un riflettore sui ministeri ma abbiamo bisogno di te. Ecco cosa puoi fare:

Firma la petizione sul nostro sito per chiedere la regolamentazione del lobbying. Da quasi un anno sono ferme 3 proposte di legge (Silvestri, Madia, Fregolent) in Commissione Affari Costituzionali della Camera che prevedono gli strumenti per regolare il lobbying. Aiutaci a farla discutere e approvare in Parlamento.

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