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8 Giugno 2021

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Il Ministero della Transizione Ecologica fa un passo indietro sulla trasparenza

di Fabio Rotondo

Il 30 aprile abbiamo pubblicato un rapporto chiamato Lobbying: qual è il ministero meno trasparente? in cui analizziamo dettagliatamente l’utilizzo di strumenti di trasparenza, come il registro e le agende degli incontri con i portatori d’interessi dei ministri e dei dirigenti. Si tratta di strumenti fortemente consigliati da organismi internazionali come l’OCSE* e il GRECO** per prevenire la corruzione. La classifica contenuta nel rapporto, poi inviato a tutti i ministri, mostra che solo 3 ministeri su 18 utilizzano questi strumenti in maniera accettabile: Il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e il Ministero della Transizione Ecologica (MITE). Tuttavia, dobbiamo correggere la classifica perché quest’ultimo Ministero inciampa e finisce tra i meno virtuosi insieme agli altri “Ministeri Oscuri”, dopo una serie di eventi poco chiari documentati anche da diverse testate nazionali.
Leggi cos’è successo!

*OCSE: l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.
** GRECO: Il Gruppo di stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa.

 

Lo strano caso del MITE

La voce Agenda pubblica degli incontri con i lobbisti compariva nella sezione Amministrazione Trasparente sulla prima pagina del sito del Ministero della Transizione Ecologica. Il 19 maggio ci siamo accorti che questa voce è magicamente scomparsa dal menu del sito, divenendo di fatto praticamente irrintracciabile. Da quel giorno in poi per ritrovare le agende bisogna addentrarsi nella giungla di voci in burocratese che solo gli addetti ai lavori conoscono: Amministrazione Trasparente> Altri Contenuti> Dati Ulteriori, da cui si apre una nuova pagina e voilà, ecco le agende.

Un cittadino che voglia sapere chi ha incontrato il ministro o il sottosegretario o gli alti dirigenti del ministero come fa? Deve sbattere la testa alla ricerca delle informazioni, eppure il Ministero della Transizione ecologica si troverà a gestire la quota più consistente delle risorse messe a disposizione dal PNRR (Piano Nazionale RIpresa e Resilienza) e non è carino rendere difficile la strada alle persone. Ma ecco che viene il bello.

Dopo che abbiamo mandato un comunicato stampa ai giornali, avvisandoli della misteriosa scomparsa, il 20 maggio il Fatto Quotidiano ha telefonato al Ministro Roberto Cingolani chiedendogli spiegazioni. Ecco allora che siamo venuti a conoscenza dello strano caso: il 21 aprile il Garante della Privacy aveva aperto un’istruttoria perché le agende degli incontri, volute dall’ex Ministro Sergio Costa nel 2018, riporterebbero troppi dettagli e dati sugli incontri, allontanandosi a suo dire dalle linee guida dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione).

Ma chi ha segnalato al Garante della Privacy questo “eccesso di trasparenza”? Secondo Il Fatto Quotidiano è stata l’autorità di bacino della Sicilia all’Anac, alla quale probabilmente non gradiva i dati pubblici del Ministero. L’Anac a suo tempo però aveva apprezzato l’iniziativa di Sergio Costa, rilevando che non si trattava di dati sensibili ma di pubblico interesse.
Tuttavia, la nota del Garante della Privacy dava tempo 30 giorni al Ministero per adeguarsi, ma essendo scaduto il tempo gli uffici hanno pensato di nascondere l’Agenda tra i labirinti digitali della burocrazia.

Ma le sorprese non finiscono mai, perché prima della nostra scoperta le Agende uscivano puntuali in pdf con cadenza settimanale. L’ultima pubblicazione sul sito invece è del 16 maggio: questo significa che dopo le nostre segnalazioni il Ministero non le ha più aggiornate e messe online. I passi verso l’oscurità, anziché uno come richiesto dal Garante, ora sono diventati due!

E pensare che nel nostro rapporto sulla trasparenza del lobbying nei Ministeri chiedevamo a tutti di fare un passo avanti e abbandonare il formato pdf in favore di un’interfaccia digitale, come fa già il Mise, per poter controllare e incrociare i dati più facilmente.

 

La soluzione per risolvere questo caso
L’unica soluzione possibile è una legge sul lobbying con nuove regole che non permettano più casi del genere. I cittadini hanno il diritto di sapere chi influenza le leggi, a maggior ragione ora con l’arrivo imminente di 210 miliardi di euro di fondi europei, da investire in progetti per la ripartenza del Paese.

La gestione dei fondi deve essere monitorata dal basso, in particolar modo quelli destinati alla transizione ecologica, dato che oltre ad un’emergenza sanitaria stiamo vivendo un’emergenza climatica che richiede degli interventi repentini e mirati.

Dobbiamo scongiurare che le scelte del governo accontentino i soliti noti e non siano all’altezza delle enormi aspettative create dal Recovery Plan. Per questo chiediamo al ministro Cingolani sia di rendere subito nuovamente accessibili le Agende degli incontri sia di aggiornarle regolarmente.
Cosa puoi fare tu? Firma la petizione per una regolamentazione del lobbying!

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