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8 Giugno 2026

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Objection AI: il software che usa l’IA per processare i giornalisti

Il pericoloso progetto finanziato da Peter Thiel che introduce un “tribunale algoritmico” per valutare e schedare il lavoro giornalistico

di The Good Lobby Italia

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È nato Objection AI, “il tribunale dell’Intelligenza Artificiale per la verità”, o almeno così viene definito sul sito ufficiale lo strumento fondato dall’imprenditore e giurista australiano Aron D’Souza e finanziato dal presidente di Palantir (colosso statunitense della sorveglianza globale e dell’analisi dei dati) Peter Thiel

In realtà Objection AI ha tutta l’aria di essere un pericoloso software che intende schedare e “processare” giornaliste e giornalisti investigativi che abbiano infastidito, con qualche inchiesta scomoda, chi detiene potere economico e politico. 

 

 

Come funziona? 

Se il potente di turno non dovesse gradire un’inchiesta può, anziché rivolgersi al proprio avvocato, pagare Objection AI dai 2mila ai 10mila dollari per avviare una contestazione formale. A quel punto un team di ex agenti dell’FBI, della CIA e dell’NSA mette insieme un fascicolo di prove contro il giornalista e, in meno di 72 ore, una “giuria” composta da modelli di IA (OpenAI, Anthropic, Google, Mistral e altri) emetterà un verdetto che verrà pubblicato in un registro permanente e accessibile a chiunque. Al giornalista sarà infatti assegnato il cosiddetto Honor Index, un punteggio numerico che ha la pretesa di misurare la sua affidabilità. 

Il progetto assume contorni ancora più inquietanti se si guarda a chi lo ha ideato. Aron D’Souza e Peter Thiel non sono infatti estranei alle battaglie contro il giornalismo. Fu proprio D’Souza a suggerire a Thiel di finanziare in segreto una serie di cause legali contro la testata Gawker, che nel 2007 aveva pubblicato un articolo sulla sua omosessualità. Dopo anni di contenziosi e milioni di dollari spesi in tribunale, la testata finì per chiudere i battenti. Non è un caso che lo stesso D’Souza abbia descritto Objection AI come uno strumento capace di “velocizzare e industrializzare” quel tipo di operazione: ciò che allora richiese anni di battaglie legali oggi potrebbe trasformarsi in una procedura semi-automatizzata da completare in pochi giorni. 

Come se affidare il giudizio sull’operato di un giornalista a una giuria algoritmica non fosse abbastanza grave, Objection AI introduce anche un sistema che penalizza il ricorso alle fonti anonime, premiando invece chi basa il proprio lavoro su comunicati stampa e documenti ufficiali. Un’impostazione che rischia di mettere in discussione uno dei principi fondamentali del giornalismo investigativo: la protezione delle fonti, spesso indispensabile per portare alla luce abusi, corruzione e altri fatti di interesse pubblico. 

 

 

Per chi, come noi, si batte contro le SLAPP,  le azioni legali temerarie, e in difesa della libertà informazione e di stampa, Objection AI rappresenta un precedente estremamente preoccupante. Per ora si tratta di un progetto nato e sviluppato negli Stati Uniti, ma sarebbe un errore considerarlo una questione distante. In un momento in cui il giornalismo è sotto pressione ovunque nel mondo, anche a causa del sempre maggiore ricorso ad azioni legali temerarie che consentono a chi dispone di denaro e potere di mettere sotto processo il lavoro giornalistico, questo strumento rischia di trasformarsi in un nuova, pericolosa arma di intimidazione. 

È per questo che guardiamo con preoccupazione a iniziative di questo tipo: perché potrebbero contribuire a subordinare la libertà di informazione agli interessi di pochi soggetti potenti e rendere ancora più difficile il lavoro di chi indaga sul potere nell’interesse della collettività. 

 

 

photo credit: Gage Skidmore 

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