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Oltre la sentenza: quando il contenzioso climatico funziona

30 Settembre 2026 in Roma

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A quali condizioni una causa per il clima produce un cambiamento reale? Ne parliamo a Roma il 30 settembre, dalle 15 alle 18

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30 Settembre 2026 in Roma

Portare lo Stato e le grandi aziende in tribunale per l’inazione climatica o, peggio, per aver deliberatamente scelto di continuare a inquinare, è davvero possibile? In Italia la risposta dei giudici si è ribaltata due volte nell’arco di appena diciassette mesi.

 

Nel 2021 l’associazione A Sud, insieme ad altri 200 ricorrenti, ha avviato “Giudizio Universale”, la prima causa climatica contro lo Stato italiano, accusato di non aver adottato politiche sufficienti per contrastare la crisi climatica, violando così i diritti umani fondamentali. Nel febbraio 2024 il Tribunale di Roma ha dichiarato inammissibile il ricorso sostenendo che i giudici italiani non sono competenti a decidere nel merito.

 

A luglio 2025, un’ordinanza delle Sezioni Unite della Cassazione sul caso “La Giusta Causa”, il contenzioso di Greenpeace Italia e ReCommon contro Eni, ha invertito la rotta, confermando che il Tribunale può giudicare anche le cause per il clima.

 

Questo cambio di prospettiva lascia ben sperare che la strada del contenzioso climatico sia percorribile. Ma la domanda che dobbiamo porci oggi è un’altra: può una battaglia legale generare un impatto reale e duraturo che vada oltre la singola sentenza? 

 

L’esperienza internazionale mostra infatti scenari complessi. Nei Paesi Bassi, la fondazione Urgenda ha ottenuto una storica vittoria davanti alla Corte Suprema, ma il governo non ha poi raggiunto gli obiettivi stabiliti. In Spagna, Greenpeace ha visto respinto il proprio ricorso dal Tribunal Supremo in un contesto di scarsa mobilitazione sociale. 

 

Dopo l’incontro di Milano del marzo 2025, dedicato a presentare il contenzioso climatico come strumento strategico, l’appuntamento di Roma intende concentrarsi proprio sui fattori che ne determinano l’efficacia concreta, dentro e fuori dalle aule di tribunale. 

 

 

 

Le domande al centro del confronto

1) Quando la giustizia è uno strumento di tutela e quando diventa un’arma per mettere a tacere? Le azioni legali temerarie (o SLAPP) colpiscono sempre più spesso chi si espone pubblicamente, imponendo ai giudici di distinguere tra rivendicazioni legittime e tentativi di censura. Sul fronte opposto, chi decide di citare in giudizio un’autorità pubblica deve sapere esattamente su quali obblighi fare leva e a quali rischi va incontro. 

 

 

2) Come si sopravvive ai tempi infiniti della giustizia italiana? Con processi che si trascinano per anni, una causa deve essere alimentata e sostenuta continuamente anche al di fuori delle aule di tribunale. Le vertenze oggi in corso lo dimostrano chiaramente: il successo dell’azione legale dipende tanto dal rigore della strategia giuridica quanto dalla capacità di mantenere alta la mobilitazione sociale. 

 

 

3) Chi finanzia queste battaglie e come si misura il loro reale impatto? In Italia le risorse per sostenere il contenzioso climatico scarseggiano e, senza coperture economiche, valutare l’efficacia di un ricorso rischia di rimanere un discorso astratto. Nel frattempo, però, la ricerca ha iniziato a quantificare gli effetti concreti di queste azioni sulle norme, sulle decisioni dei regolatori e sui bilanci delle imprese. 

 

 

 

Ne parliamo con

Roberta NocellaGiudice dal 2002 con funzioni civili prima presso il Tribunale di Prato, poi di Latina e infine di Roma. Attualmente magistrato fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia, specificamente addetto al settore Affari Internazionali civili, nominata dal 2025 focal point per l’Italia secondo la Raccomandazione UE n. 758 del 2022.

 

 

Ugo TaddeiAvvocato, responsabile per l’Europa dell’area sistemi alimentari, oceani e uso del suolo di ClientEarth, dove lavora dal 2014 nell’ufficio di Bruxelles. Ha guidato il contenzioso sulla qualità dell’aria contro i governi europei e ha portato cause davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea e alla Corte europea dei diritti dell’uomo. 

 

 

Antonio TricaricoCampaigner su finanza pubblica e multinazionali per ReCommon, dove è arrivato dalla Campagna per la riforma della Banca Mondiale, che ha coordinato fino al 2012. ReCommon è, con Greenpeace Italia, fra i ricorrenti nella causa contro Eni. 

 

 

Simona AbbateCampaigner Clima & Energia di Greenpeace Italia. Le tematiche ambientali sono sempre state la sua passione che ha trasformato prima in un percorso di studi in ingegneria ambientale e dopo in un dottorato di ricerca in ingegneria meccanica/energetica. Da sempre attiva in ambito sociale e politico per rendere il mondo che la circonda un posto migliore. 

 

 

Filippo Garelli — Filippo Garelli è Policy Advisor presso A Sud, dove si occupa di diritti umani e cambiamento climatico, seguendo anche la campagna Giudizio Universale. È dottore di ricerca in Diritto internazionale, pubblico e comparato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. 

 

 

Carlotta Garofalo — Ricercatrice di diritto costituzionale comparato, lavora su diritto e contenzioso climatico. È postdoctoral research fellow all’Università di Bari Aldo Moro nel progetto Climpact, dove studia gli effetti che le cause contro gli Stati producono sulle politiche pubbliche.

 

 

Giuseppe Naglieri — Università di Bari, responsabile scientifico di Climpact, progetto finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza che analizza circa cinquecento casi di contenzioso climatico nel mondo per misurarne gli effetti oltre il verdetto. 

 

 

La moderazione della sessione centrale è a cura di StraLi for Strategic Litigation

 

 

 

Informazioni utili

Quando: mercoledì 30 settembre 2026, ore 15:00–18:00 

 

Dove: Talent Garden, via Ostiense 92, Roma

 

Come: la partecipazione è gratuita e aperta a tutte e tutti previa registrazione 

Dove?

Talent Garden, Roma