L’Osservatorio è stato fondato dall’Università Sapienza e dall’Università degli Studi Torino insieme a The Good Lobby Italia, Transparency International Italia e Raise the Wind.
Roma, 10 giugno 2026 – Chi supporta economicamente in Italia campagne elettorali di candidati e partiti? Da dove arrivano i milioni di euro che alimentano l’attività politica nel nostro Paese? Esiste una correlazione tra chi finanzia e chi orienta concretamente le scelte che coinvolgono la comunità?
Al fine di portare al centro del dibattito pre-elettorale la necessità di far luce sull’origine dei finanziamenti a fondazioni e partiti politici, questa mattina due Atenei italiani, l’Universitá Sapienza di Roma e l’Università degli Studi di Torino, insieme a The Good Lobby, Transparency International Italia e Raise the Wind hanno presentato il nuovo Osservatorio MONEYTOR presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Sapienza.
L’Osservatorio intende rappresentare uno spazio di coordinamento e dibattito interdisciplinare, aperto alla virtuosa collaborazione tra realtà del mondo accademico e organizzazioni della società civile al fine di garantire trasparenza, responsabilità e consapevolezza pubblica sul rapporto tra denaro e politica e favorire un dialogo aperto e informato.
“Dalle politiche fiscali a quelle ambientali, dalla sanità alle riforme istituzionali: nonostante il finanziamento alla politica sia uno dei temi più trascurati del dibattito pubblico italiano, conoscere esattamente l’origine dei finanziamenti a fondazioni e partiti politici significa comprendere chi ha realmente voce in tutte le decisioni di interesse collettivo. Siamo orgogliosi di far parte di questa nuova rete di ricerca perché crediamo fermamente che la trasparenza del finanziamento politico non sia una questione per i soli addetti ai lavori, ma riguardi la qualità della nostra democrazia. Rivendichiamo la nascita di una normativa chiara ma, in assenza di un’etica pubblica che ci indichi cosa è opportuno, il lavoro prezioso di progetti come questi ci permette di fare un passo avanti verso una democrazia più partecipata e in salute”, ha dichiarato Federico Anghelé, Direttore di The Good Lobby.
Il network di ricerca si pone l’obiettivo di monitorare con approccio empirico e comparato le dinamiche nonché i flussi di finanziamento alla politica in Italia, con particolare attenzione ai partiti politici, ai candidati e agli attori privati coinvolti, elaborando rapporti periodici utili al dibattito accademico e pubblico e accessibili tanto ai cittadini quanto alle istituzioni. “L’Osservatorio nasce da una volontà di intenti comune: mettere il nostro sapere specialistico a servizio della società civile e favorire una sinergia di competenze non solo per capire come funziona il finanziamento, ma anche per analizzare i flussi, informare i cittadini e agire nella società civile e attraverso di questa trasformando le informazioni in suggerimenti concreti”, ha chiarito la Prof.ssa Chiara Fiorelli dell’Università Sapienza. “Il progetto nasce dall’ambizione di affrontare con rigore scientifico uno dei nodi più dibattuti delle democrazie contemporanee. Il fenomeno del finanziamento non è estraneo alla politica in sé, ma va affrontato in modo determinante quando un finanziamento di per sé legittimo rischia di creare aspettative di compenso da parte di chi lo ha elargito”, ha aggiunto la Prof.ssa Maria Cristina Marchetti, Direttrice del Dipartimento di Scienze Politiche.
La Prof.ssa Daniela Piccio dell’Università di Torino ha affrontato il tema della regolamentazione del finanziamento politico “Spesso ci si concentra sulle fonti in entrata, ma è importante osservare altre arene centrali che pongono il legislatore davanti a delle scelte di campo. Pur nell’eterogeneità dei sistemi di finanziamento politico, l’analisi comparata ha mostrato un contesto di difficoltà trasversale ai diversi Paesi. Alla problematica questione del finanziamento in sé, che dovrebbe formare una normativa internamente coerente, si aggiungono forti lacune o leggi facilmente aggirabili: è dunque complesso immaginare o stabilire un modello di regolamentazione ideale. L’auspicio è che siano adottati e resi disponibili ai cittadini i dati relativi al finanziamento in modo trasparente e tempestivo, come già di uso corrente da parte della Commissione elettorale del Regno Unito, dall’Ufficio Centrale di Statistica norvegese e dal corrispettivo dell’Ufficio dei conti pubblici in Irlanda.”
Questa mattina, inoltre, l’organizzazione Transparency International Italia ha presentato i dati del biennio 2023-2024 del progetto “Soldi e politica” dai quali emerge una forte connessione tra settore pubblico e privato e una maggiore dipendenza dei partiti nei confronti dei finanziamenti delle imprese private, nonché l’urgenza di interventi normativi strutturali. Tra i principali dati del rapporto, il partito che nel corso del biennio ha ricevuto più contributi è stata la Lega con circa 9,049 milioni di euro, seguita da Forza Italia con 6,633 milioni e da Fratelli d’Italia con 6,489 milioni. Se nel 2023 il 66,75% dei contributi totali proveniva dalle rimesse dei politici eletti – 13,364 milioni di euro sono stati ricavati da donazioni di una parte del compenso dei parlamentari come una sorta di finanziamento pubblico indiretto – nel 2024 il dato ha subito una flessione al 50,17% per un totale di rimesse degli eletti pari a 10,053 milioni di euro.
Sul Manifesto del finanziamento etico, trasparente e democratico alla politica italiana, firmato da The Good Lobby, Raise the Wind, Transparency International Italia e Volt Italia, infine, si è concentrato l’intervento a cura di Raffaele Picilli di Raise the Wind: “l’invito ai partiti italiani è quello di adottare Codici per la raccolta di fondi, assicurare la rendicontazione tempestiva e accessibile delle spese elettorali a ogni livello e incoraggiare una partecipazione dal basso al finanziamento dei partiti tramite campagne di comunicazione. Le istituzioni dovrebbero Istituire un Registro Elettronico Unico per finanziamenti e rendiconti, potenziare organi di Controllo e Monitoraggio e perfezionare ulteriormente i Codici di condotta di Camera e Senato, mentre maggiori obblighi di trasparenza dovrebbero essere richiesti a Fondazioni e associazioni legate ai partiti”.
Ufficio stampa The Good Lobby – Bovindo
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