Coronavirus – Già ora 2.500 cittadini hanno firmato la petizione “Contro il Coronavirus l’Unione fa la forza”

Anghelé (The Good Lobby): “Non importa se l’Unione Europea non può intervenire: i Ministri della Salute degli Stati membri a si coordinino volontariamente per attivare i loro poteri sovrani di emergenza e proteggere la salute di tutti cittadini europei”

L’Europa si dimostra incapace di rispondere alla pandemia in corso adottando una strategia comune di contenimento del contagio. La grave situazione di emergenza sta evidenziando l’incompiutezza dell’Unione Europea, impossibilitata ad intervenire direttamente con misure concrete, in quanto priva di competenze in ambito di politica sanitaria.

I suoi ambiti di azione in questo contesto sono circoscritti agli interventi economici di sostegno agli Stati e alle imprese. E’ su questo terreno che, infatti, l’UE si sta muovendo attraverso una serie di decisioni che sembrano andare nella direzione sperata dai Paesi membri, ma che non possono ancora essere valutate pienamente nella loro adeguatezza ed efficacia.

Quel che spaventa di più, però, è l’autonomia con cui ogni Paese sta agendo, che non aiuterà di certo il contenimento del contagio e che potrebbe anche pregiudicare le fondamenta stesse dell’Unione. C’è chi pensa di promuovere una politica di “immunità di gregge” come l’Olanda, chi ritiene che chiudendo le frontiere si risolva il problema (Germania), chi invece adotta azioni rigorose (in primis l’Italia seguita da Francia e Spagna).

Politiche così scoordinate rischiano seriamente di compromettere il contenimento di un virus che non conosce confini e viaggia più veloce delle barriere che tanti stanno pensando di innalzare.

Il dramma del Coronavirus impone un cambio di passo rispetto agli attuali Trattati europei che escludono un intervento europeo in materia di politiche sanitarie. L’UE non può obbligare i leader nazionali ad adottare una strategia comune, ma tutti i cittadini europei si aspettano che l’Europa parli e che lo faccia con una voce sola, condividendo strategie e buone pratiche in queste giornate convulse.

Per questo The Good Lobby ha lanciato una petizione per chiedere ai ministri della salute e ai capi di Stato e di governo dei Paesi dell’Unione Europea di coordinarsi – su base volontaria – per esercitare in modo congiunto i loro poteri sovrani di emergenza. E’ fondamentale che armonizzino la loro risposta alla pandemia, adottando una linea comune su test, contenimento, quarantena e distanza sociale e sulla ricerca di un vaccino efficace.

The Good Lobby lo chiede con forza per le vittime e i malati in terapia intensiva, il personale sanitario stremato dai turni interminabili e dalla paura del contagio.  Cittadini italiani, spagnoli, francesi e di altre nazionalità vengono, giorno dopo giorno, privati delle loro libertà personali per il bene comune e per cercare di salvare vite umane.

La petizione, che in poche ore ha già raccolto oltre 2500 firme, vuole spingere inoltre gli Stati dell’Unione, una volta superata l’emergenza, ad adottare un approccio transnazionale, l’unico capace di fare fronte a virus che non conoscono confini, affidando in modo permanente all’Unione Europea competenze reali in materia di salute pubblica, soprattutto nelle fasi di emergenza. 

Per Federico Anghelé (direttore The Good Lobby ufficio italiano): “Siamo in tanti a sperare che arrivi un segnale forte dall’Europa per debellare questo virus senza frontiere: i 27 Stati membri devono iniziare subito a coordinarsi, mettendo in comune strategie di contrasto e misure antivirus. L’Europa gioca una partita molto rischiosa: il silenzio, l’assenza di una visione comune in questo drammatico momento, può comprometterne l’esistenza stessa. Per questo spingiamo, assieme a tanti cittadini europei, affinché i capi di Stato e di governo dei Paesi UE parlino con una voce unica e agiscano come un corpo solo”. 

In questo momento, come non mai, è cruciale avere un’Europa reale e vicina ai cittadini! Ne va della nostra salute, del nostro futuro e della sopravvivenza dello stesso progetto europeo.