Un’inchiesta del Guardian conferma l’incapacità dei paesi dell’UE di agire in modo unito di fronte ai rischi della pandemia

L’inchiesta del Guardian sulla mancanza di coordinamento europeo in risposta alla crisi sanitaria causata dal COVID-19 non ci stupisce – commenta Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby in Italia e non fa altro che confermare quanto denunciamo da tempo. L’Unione Europea e i suoi stati membri non sono stati capaci di agire uniti di fronte ai rischi annunciati di una pandemia globale, lasciando l’Italia sola a rispondere per prima alle gravissime conseguenze causate dal diffondersi del virus”.

La ricostruzione del Guardian sul farraginoso processo di coordinamento dell’emergenza tentato dalla Commissione, corroborata dalle dichiarazioni dello stesso Commissario europeo per la gestione della crisi, Janez Lenarčič, sottolineano come non solo i Paesi membri dell’Unione fossero impreparati a rispondere alla crisi ma anche come l’attuale assetto europeo sia assolutamente inadatto a coordinare la necessaria risposta unitaria a un virus che non conosce confini e che sicuramente non si ferma di fronte a barriere protezionistiche nazionali. 

L’organismo europeo deputato alla gestione di crisi sanitarie,  lo European Centre for Disease Control and Prevention (ECDC) può solo fornire raccomandazioni agli Stati e non ha potuto impedire che, invece di coordinarsi e fare fronte comune in risposta all’emergenza, molti stati, fra cui Germania e Francia, abbiano reagito inizialmente prendendo decisioni unilaterali, chiudendo confini e impedendo non solo la libera circolazione delle merci ma anche, cosa ancora più importante, del materiale sanitario che avrebbe potuto essere meglio distribuito per curare e salvare la vita di molte persone.

Fin dall’inizio della pandemia The Good Lobby ha sottolineato la gravità di questa situazione, chiedendo un immediato e tempestivo coordinamento ai Ministri della Salute dei Paesi Europei, attraverso una petizione firmata da oltre 9000 cittadini europei e lettere inviate ai Ministri della Salute, al Commissario europeo per la gestione dell’emergenza e al Commissario europeo per salute.

Un’azione che ha contribuito a stimolare il tardivo coordinamento europeo di risposta all’emergenza, che si è scontrato con la lentezza della burocrazia europea e, soprattutto, con la mancanza di competenze sanitarie in capo all’Unione, priva del potere necessario per adottare misure unitarie in questo senso su tutto il territorio europeo. 

E’ urgente prepararsi a possibili scenari futuri e a recrudescenze della pandemia, che purtroppo in questo momento si sta ampiamente diffondendo nei Paesi balcanici, approvando un piano di recupero economico adeguato per fare fronte alla crisi e creando un’Unione Europea della salute, come richiesto dalla nostra campagna “Contro il Coronavirus l’Unione fa la forza”  – afferma Anghelè”. Affidare competenze sanitarie all’Unione è l’unica scelta sensata per limitare i danni di scenari di crisi di questa portata e corrisponde anche al desiderio di una crescente fetta della popolazione europea, come riportato dal commissario Lenarčič.