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29 Maggio 2020

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Fare lobbying quando la politica è in quarantena

Un dialogo fra Federico Anghelé e Alberto Alemanno di The Good Lobby con Luisa Crisigiovanni di Altroconsumo

di The Good Lobby

Nelle ultime settimane sono state prese decisioni pubbliche senza precedenti, attraverso procedure d’urgenza, da cui sono state escluse o non prese in adeguata considerazione molte voci della società civile e dei rappresentanti delle parti sociali.

Mentre cresceva il numero delle task force medico-scientifiche, veri e propri centri di potere investiti di grandissime responsabilità, il Parlamento ha svolto un ruolo del tutto subalterno, di fatto ratificando decisioni prese dal Governo, che assieme a Regioni e Municipi ha prodotto centinaia di atti e regolamenti non sempre chiari e decifrabili. In questo scenario le attività di lobbying non si sono certo fermate, spostandosi online e scomparendo di fatto dai radar della tracciabilità. E’ evidente che gli interessi in gioco, in questa fase due, siano tantissimi, e spesso contrapposti. Il rischio è che gli interessi generali, quelli del bene collettivo, vengano messi da parte a vantaggio di quelle categorie, gruppi o aziende che saranno in grado di farsi ascoltare di più e di avere un peso maggiore.

Un ruolo centrale lo giocano appunto le task force, che si riuniscono, deliberano e decidono senza nessun obbligo di trasparenza. I verbali dei diversi comitati non vengono infatti pubblicati. In uno scenario in così rapida evoluzione, la società civile, i cittadini e le organizzazioni hanno tutto il diritto di pretendere maggiore apertura, coinvolgimento e ascolto. Come organizzarsi per essere efficaci?

 

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