MCristina R.
2 ore, 0 min fa
Gian franco B.
1 giorni fa
Valentina Z.
1 giorni fa
Nel febbraio 2025, l’MCC Brussels – il think tank ungherese legato a Viktor Orbán presente a Bruxelles dal 2022 – ha accusato l’UE di utilizzare il programma CERV (il fondo europeo per i cittadini, l’uguaglianza, i diritti e i valori) per finanziare gruppi e movimenti “esplicitamente allineate con la visione della Commissione di una più profonda integrazione europea”. Pochi mesi dopo, la Commissione ha deciso di non rinnovare i finanziamenti a molte di queste organizzazioni. La strategia di pressione dell’MCC, a quanto pare, ha fatto funzionato.
Una recente inchiesta di Politico ha rivelato che la Commissione europea ha tagliato milioni di euro di fondi operativi a storici think tank e organizzazioni di advocacy pro-UE, proprio mentre realtà euroscettiche stanno espandendo la propria presenza a Bruxelles. Il taglio complessivo si aggira intorno ai 7.8 milioni di euro. Tra le realtà maggiormente colpite figurano l’European Policy Centre (che perderà circa 250.000 euro all’anno), l’Istituto Jacques Delors (350.000 euro) e la Fondazione Robert Schuman (400.000 euro).
Per anni, queste organizzazioni avevano potuto fare affidamento sulle sovvenzioni del programma CERV, il principale strumento dell’UE a sostegno della società civile che promuove la democrazia e i diritti fondamentali. Oggi quei fondi sono svaniti, a seguito di una campagna di pressione orchestrata da movimenti della destra radicale – tra cui lo stesso MCC – che accusano i beneficiari del CERV di fare “propaganda per l’UE”.
Così, mentre le storiche fondazioni europeiste si vedono costrette a tagliare il personale e a ridimensionare i programmi, gli euroscettici investono cifre massicce. Nel solo 2024, la sede di Bruxelles dell’MCC ha ricevuto oltre 6.3 milioni di euro dalla casa madre: fondi statali ungheresi, liberi da qualsiasi obbligo di cofinanziamento o di rendicontazione al CERV. Forte di queste risorse, il think tank ha co-sponsorizzato la conferenza sul Conservatorismo Nazionale, ha co-redatto un documento che propone lo smantellamento della Commissione europea e della Corte di Giustizia, e porta avanti un’accanita campagna contro il Green Deal.
Di fronte a un’asimmetria simile, la neutralità burocratica non è una risposta accettabile. In uno scenario in cui una parte gode di finanziamenti statali diretti e l’altra deve competere per ottenere piccole sovvenzioni, la neutralità diventa una scelta politica precisa: una scelta che avvantaggia chi ha le tasche più piene e meno responsabilità.
I prossimi negoziati per il bilancio settennale dell’UE (il Quadro Finanziario Pluriennale – QFP) rappresentano l’occasione decisiva per agire. Sono tre gli obiettivi fondamentali da raggiungere:
L’Unione europea è stata fondata sul presupposto che i valori democratici necessitino di difensori attivi nel processo politico quotidiano, non solo nei momenti di emergenza. Oggi, l’UE sta tagliando i fondi a questi difensori proprio mentre attori illiberali sostenuti dai governi si prendono la scena. La Commissione deve decidere, una volta per tutte, se le sta bene questa situazione.
Questo articolo è una traduzione dell’originale in inglese di The Good Lobby.