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21 Maggio 2026

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I tagli ai fondi per la società civile e i think tank dell’UE

L’Unione europea sta silenziosamente tagliando i fondi a quelle stesse organizzazioni della società civile nate per difendere i suoi valori fondanti. Questo passo indietro rischia di lasciare un vuoto pericoloso, che attori illiberali e governi autoritari sono già pronti a colmare

di The Good Lobby

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  • MCristina R.

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  • Gian franco B.

    1 giorni fa

  • Valentina Z.

    1 giorni fa

Nel febbraio 2025, l’MCC Brussels – il think tank ungherese legato a Viktor Orbán presente a Bruxelles dal 2022 – ha accusato l’UE di utilizzare il programma CERV (il fondo europeo per i cittadini, l’uguaglianza, i diritti e i valori) per finanziare gruppi e movimenti “esplicitamente allineate con la visione della Commissione di una più profonda integrazione europea”. Pochi mesi dopo, la Commissione ha deciso di non rinnovare i finanziamenti a molte di queste organizzazioni. La strategia di pressione dell’MCC, a quanto pare, ha fatto funzionato. 

Una recente inchiesta di Politico ha rivelato che la Commissione europea ha tagliato milioni di euro di fondi operativi a storici think tank e organizzazioni di advocacy pro-UE, proprio mentre realtà euroscettiche stanno espandendo la propria presenza a Bruxelles. Il taglio complessivo si aggira intorno ai 7.8 milioni di euro. Tra le realtà maggiormente colpite figurano l’European Policy Centre (che perderà circa 250.000 euro all’anno), l’Istituto Jacques Delors (350.000 euro) e la Fondazione Robert Schuman (400.000 euro). 

Per anni, queste organizzazioni avevano potuto fare affidamento sulle sovvenzioni del programma CERV, il principale strumento dell’UE a sostegno della società civile che promuove la democrazia e i diritti fondamentali. Oggi quei fondi sono svaniti, a seguito di una campagna di pressione orchestrata da movimenti della destra radicale – tra cui lo stesso MCC – che accusano i beneficiari del CERV di fare “propaganda per l’UE”. 

 

 

Una pericolosa asimmetria 

 

Così, mentre le storiche fondazioni europeiste si vedono costrette a tagliare il personale e a ridimensionare i programmi, gli euroscettici investono cifre massicce. Nel solo 2024, la sede di Bruxelles dell’MCC ha ricevuto oltre 6.3 milioni di euro dalla casa madre: fondi statali ungheresi, liberi da qualsiasi obbligo di cofinanziamento o di rendicontazione al CERV. Forte di queste risorse, il think tank ha co-sponsorizzato la conferenza sul Conservatorismo Nazionale, ha co-redatto un documento che propone lo smantellamento della Commissione europea e della Corte di Giustizia, e porta avanti un’accanita campagna contro il Green Deal. 

Di fronte a un’asimmetria simile, la neutralità burocratica non è una risposta accettabile. In uno scenario in cui una parte gode di finanziamenti statali diretti e l’altra deve competere per ottenere piccole sovvenzioni, la neutralità diventa una scelta politica precisa: una scelta che avvantaggia chi ha le tasche più piene e meno responsabilità. 

 

 

Cosa DEVE cambiare 

 

I prossimi negoziati per il bilancio settennale dell’UE (il Quadro Finanziario Pluriennale – QFP) rappresentano l’occasione decisiva per agire. Sono tre gli obiettivi fondamentali da raggiungere: 

 

  • Alleggerire l’onere del cofinanziamento. Oggi i fondi operativi del CERV richiedono alle organizzazioni di coprire autonomamente il 20% dei costi. Con l’USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale) ormai allo stremo e i bilanci nazionali sotto pressione, questa soglia è diventata insostenibile proprio per quelle organizzazioni che avrebbero più bisogno di sostegno. La quota dovrebbe essere dimezzata al 10%, in linea con le sovvenzioni di azione (contributi finanziari a fondo perduto erogati per realizzare progetti specifici e circoscritti nel tempo). 

 

  • Tutelare l’advocacy come attività finanziabile. La Commissione ha lasciato intendere che, all’interno di programmi come CERV, LIFE e EU4Health, potrebbero essere imposte limitazioni sulle “attività di advocacy” ai beneficiari delle sovvenzioni. Eppure, queste attività sono esplicitamente indicate come ammissibili nel regolamento del CERV. La Commissione dovrebbe ribadirlo con chiarezza e smettere di assecondare attacchi in malafede e accuse strumentali. 

 

  • Menzionare esplicitamente il ruolo della società civile nel “CERV+”. La proposta della Commissione per il post-2027 elimina i riferimenti all’ “advocacy” e al “contributo alla definizione delle politiche” dal programma successivo. Ma un bilancio più consistente che tuttavia si limita a finanziare meno organizzazioni e con paletti più stringenti non è un passo avanti. 

 

L’Unione europea è stata fondata sul presupposto che i valori democratici necessitino di difensori attivi nel processo politico quotidiano, non solo nei momenti di emergenza. Oggi, l’UE sta tagliando i fondi a questi difensori proprio mentre attori illiberali sostenuti dai governi si prendono la scena. La Commissione deve decidere, una volta per tutte, se le sta bene questa situazione. 

 

Questo articolo è una traduzione dell’originale in inglese di The Good Lobby.

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