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15 Maggio 2026

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10 anni di FOIA: cos’è cambiato e cosa resta da fare

E perché la coalizione Foia4Italy, a 10 anni da quella storica vittoria, è pronta a tornare in azione?

di Andi Shehu

Il 16 maggio 2016, il Consiglio dei ministri ha approvato, grazie a una mobilitazione dal basso senza precedenti, il decreto che introduceva il FOIA italiano, ovvero il diritto di accesso agli atti della Pubblica amministrazione.

Per arrivarci sono serviti 666 giorni di campagna, 88.321 firme, oltre 30 organizzazioni coordinate, audizioni parlamentari, incontri al ministero, un tweet bombing durante una diretta social di Renzi. Prima di quel giorno, l’Italia era 97esima su 103 nazioni nel ranking globale del diritto di accesso all’informazione. Più di 90 Paesi nel mondo avevano già un Freedom of Information Act. Noi no. 

 

Cosa è cambiato in dieci anni? La risposta onesta è: parecchio, e non abbastanza.

 

 

Il parecchio 

 

Grazie alla nostra storica mobilitazione le istituzioni hanno aperto finalmente le porte della “scatola nera” dello Stato e in questi 10 anni abbiamo visto i frutti di questa rivoluzione. Oggi, infatti, l’accessibilità dei dati pubblici è diventata la regola, non più l’eccezione. Chiunque può ora interrogare le amministrazioni senza dover dimostrare un interesse legale specifico, e i giornalisti e le attiviste hanno uno strumento in più per monitorare come vengono spesi i nostri soldi e come vengono prese le decisioni che impattano sulla nostra vita.

Cittadinanzattiva ha usato l’accesso civico generalizzato in diverse indagini civiche su temi sanitari (campagne vaccinali, liste d’attesa, fondi e servizi territoriali) mostrando risposte molto disomogenee da parte delle amministrazioni.

Openpolis, insieme ad altre realtà civiche tra cui anche noi di The Good Lobby Italia, ha usato ripetutamente il FOIA e i riesami per ottenere dati sul PNRR e alimentare il monitoraggio civico di OpenPNRR. 

L’Associazione Luca Coscioni, con il progetto Mai Dati, ha inviato oltre 300 PEC tra richieste di accesso, solleciti e integrazioni a circa 180 strutture sanitarie per mappare i servizi di IVG: tra le strutture che hanno risposto, sono emersi 22 ospedali con il 100% di obiettori di coscienza. Il FOIA non ha risolto il problema, ma ha reso visibile ciò che prima restava disperso, aggregato o inutilizzabile. 

 

 

Il non abbastanza

 

Nonostante i passi avanti, molte barriere ancora restano. Al controllo del 14 maggio 2026, il portale istituzionale foia.gov.it non risulta raggiungibile. L’ultimo monitoraggio istituzionale organico sull’uso del FOIA riguarda i dati 2017-2019. Non esiste un registro nazionale unico e interoperabile delle richieste: il registro degli accessi è raccomandato, ma ogni amministrazione lo gestisce con formati e livelli di dettaglio diversi.

Se una Pubblica Amministrazione tace o nega l’accesso, esistono rimedi amministrativi come il riesame al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza e, per enti locali e regionali, il Difensore civico; ma quando questi non bastano, resta il TAR, con costi e tempi che scoraggiano molti cittadini. E l’amministrazione che non risponde raramente paga conseguenze reali.

 

 

Cosa facciamo adesso

 

Stiamo rimettendo in piedi la coalizione Foia4Italy. Oltre venti organizzazioni della società civile torneranno a lavorare insieme non per celebrare una ricorrenza, ma perché una legge buona che nessuno usa o che nessuno fa rispettare non cambia nulla.

Cosa facciamo e cosa faremo:

  • Stiamo progettando di presentare richieste di accesso ai Comuni per capire come gestiscono il rapporto con i portatori di interesse
  • Organizzeremo delle formazioni diffuse in tutta Italia, aperte a chiunque voglia usare il FOIA
  • Stiamo raccogliendo dati e storie di chi usa questo strumento ogni giorno
  • A dicembre pubblicheremo un report sull’uso del diritto di accesso dal 2016 al 2026
  • Presenteremo una proposta concreta di riforma della legge.

Se lavori in un’organizzazione che usa il FOIA (o che vorrebbe usarlo), se hai storie di accessi riusciti o falliti, o se vuoi entrare nella coalizione, scrivici a andi@thegoodlobby.it