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5 Gennaio 2026

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Come funziona davvero il lobbying nelle stanze del potere?

Scopriamolo analizzando nel dettaglio gli esiti della recente Legge di bilancio

di Donato Occhilupo

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Torniamo a parlare di legge di bilancio. Quest fase politica, infatti, resta il banco di prova più efficace per osservare il lobbying nella sua forma reale: non come episodio occasionale, ma come infrastruttura stabile di relazione tra interessi organizzati e decisione pubblica. È un contesto in cui la quantità di proposte rende inevitabile la selezione e in cui, proprio per questo, diventano leggibili i fattori che trasformano alcune istanze in norme e ne lasciano altre ai margini.

Non è tanto il contenuto delle singole misure a rendere la manovra un osservatorio privilegiato, quanto la struttura del processo, che costringe attori politici e sociali a misurarsi con vincoli stringenti di tempo, risorse e compatibilità. È proprio per questa ragione che la legge di bilancio non è solo un esercizio contabile, ma un dispositivo politico che rende visibile chi dispone di accesso, chi è in grado di costruire convergenze e chi, al contrario, resta strutturalmente ai margini del processo decisionale.

L’effetto imbuto: dove la trasversalità diventa potere

Il dato quantitativo restituisce con chiarezza questa dinamica. A fronte di 5.740 emendamenti presentati, quelli caratterizzati da una firma trasversale sono poco meno di 1000: un numero rilevante, che segnala una convergenza politica diffusa su temi specifici. Eppure, di questi, solo circa il 5% accede alla fase della segnalazione. Al termine del processo, appena una cinquantina arriva a esito positivo, per approvazione o per assorbimento. Il rapporto tra i mille emendamenti trasversali e la cinquantina che giunge in porto descrive un imbuto netto: la trasversalità non è sufficiente a produrre l’approvazione, ma rappresenta la condizione necessaria per avere qualche possibilità di approvazione se non si ha in partenza l’appoggio della maggioranza. È all’interno di questo spazio ristretto che il lobbying manifesta la propria reale capacità selettiva. 

È per questo motivo che l’analisi si concentra sugli emendamenti trasversali. Non perché rappresentino una forma più “virtuosa” di iniziativa parlamentare, ma perché costituiscono il punto del processo in cui l’azione di lobbying diventa osservabile in modo non dichiarativo. La firma trasversale segnala che una proposta ha già superato una soglia politica, risultando compatibile per parlamentari appartenenti a schieramenti diversi; una soglia relazionale, perché presuppone che la stessa istanza sia stata veicolata in modo coerente a più decisori; e una soglia istituzionale, poiché delimita il bacino ristretto da cui emergono gli emendamenti effettivamente segnalati e, in alcuni casi, approvati o assorbiti. La trasversalità non garantisce l’esito finale, ma circoscrive il campo del possibile. Analizzarla, consente quindi di spostare lo sguardo dal rumore prodotto dalla massa delle proposte a ciò che ha già assunto una forma compatibile con i vincoli politici e finanziari della manovra.

Chi ha davvero le chiavi del Parlamento?

Osservando quali emendamenti riescono ad attraversare questo imbuto, emerge un primo dato qualitativo rilevante: la convergenza non si distribuisce in modo uniforme, ma si concentra su un numero limitato di cluster tematici. Sanità e professioni sanitarie, lavoro e welfare selettivo, enti territoriali e finanza locale, correttivi fiscali per imprese e filiere produttive rappresentano le aree in cui la firma trasversale è più frequente e, soprattutto, in cui si registra una maggiore probabilità di approvazione o assorbimento. Non si tratta di ambiti casuali, ma di settori in cui l’interesse è organizzato, riconoscibile e sostenuto da soggetti che operano stabilmente all’interno del circuito istituzionale.

Il confronto incrociato tra i temi degli emendamenti trasversali e le memorie depositate in audizione rende questa dinamica ancora più evidente. Nel caso della sanità, la convergenza sugli articoli relativi a fondi, personale, prestazioni aggiuntive e sanità territoriale coincide in modo puntuale con le istanze avanzate da organizzazioni come CGIL, ANAAO-ASSOMED, FNOPI, AIOP, Egualia e Farmindustria. Le proposte emendative riproducono in forma normativa temi già presenti nei documenti: valorizzazione del personale sanitario, sostenibilità dei tetti di spesa, correzioni sul payback, rafforzamento di specifici capitoli del Fondo sanitario. Una parte significativa degli emendamenti trasversali che arriva all’approvazione o all’assorbimento si colloca esattamente in questo perimetro, confermando che la convergenza politica segue una convergenza preventiva tra soggetti diversi ma allineati su interventi di natura prevalentemente manutentiva e difensiva.

Una dinamica analoga si riscontra sul fronte del lavoro e del welfare. Gli emendamenti trasversali su premi di produttività, fiscalità del lavoro, fondi dedicati e correttivi previdenziali trovano una corrispondenza diretta con le posizioni espresse in audizione da CGIL, CISL, UIL, COSMED e dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro. Anche qui la trasversalità parlamentare non nasce da un compromesso estemporaneo, ma dall’esistenza di un’agenda condivisa e già strutturata, che consente di presentare le misure come tecnicamente necessarie e politicamente “neutre”, dunque più facilmente condivisibili.

Un ulteriore livello di convergenza riguarda gli enti territoriali e la finanza locale, ambito in cui, vale la pena ricordarlo, anche le istituzioni svolgono attività di lobbying. La concentrazione di emendamenti trasversali su articoli relativi a fondi per Comuni e Province, trasporto pubblico locale, edilizia scolastica e utilizzo degli avanzi rispecchia in modo evidente le richieste avanzate da ANCI, UPI e Conferenza delle Regioni. Qui la convergenza è resa possibile dal carattere infrastrutturale delle istanze: non rivendicazioni settoriali, ma domande territoriali che attraversano gli schieramenti politici e producono firme bipartisan ampie, pur con esiti selettivi in termini di approvazione.

Anche nell’area delle imprese e delle filiere produttive la trasversalità segue linee riconoscibili. Gli emendamenti condivisi su crediti d’imposta, incentivi agli investimenti, energia e correttivi fiscali coincidono con le proposte di Confindustria, Confapi, Confartigianato–CNA–Casartigiani, Anitec-Assinform e Camera Nazionale della Moda. Il confronto incrociato mostra tuttavia un elemento rilevante: in questo ambito l’approvazione riguarda quasi esclusivamente misure tecniche, proroghe o aggiustamenti, mentre le proposte di riforma più strutturali non superano il filtro finale. Anche qui il lobbying risulta efficace quando riduce l’ambizione e massimizza la compatibilità con l’assetto esistente.

Il ruolo (vero) delle audizioni

Questo insieme di evidenze consente di chiarire il ruolo delle audizioni senza ricadere in una lettura procedurale. Le audizioni sono uno dei luoghi in cui si manifesta in modo più evidente la struttura del lobbying, perché la possibilità stessa di essere ascoltati presuppone un riconoscimento istituzionale che opera una selezione preventiva. I soggetti che vi accedono sono gli stessi che riescono a costruire convergenze tematiche sugli articoli della manovra e a trasformarle in emendamenti trasversali. Non è la trasversalità parlamentare a generare l’accesso, ma l’accesso riconosciuto a rendere praticabile la trasversalità.

Gli emendamenti che nascono da questo circuito presentano una probabilità più alta di essere condivisi e, in alcuni casi, approvati o assorbiti perché sono il prodotto di un’azione di lobbying continuativa, che combina visibilità istituzionale, competenza tecnica e presidio relazionale. È un lobbying che non si misura sul numero di proposte presentate, ma sulla capacità di collocarsi nel punto in cui le richieste diventano compatibili con i vincoli politici e finanziari.

Il grande paradosso

La Legge di bilancio restituisce così una lezione analitica chiara: il lobbying incide quando costruisce convergenza all’interno di un perimetro di accesso riconosciuto. La trasversalità è un segnale, non una garanzia; l’approvazione è un esito raro e spesso mediato dall’assorbimento; e la possibilità di arrivare fin lì dipende in larga misura da chi è stabilmente inserito nei luoghi in cui le istanze diventano tecnicamente praticabili e politicamente sostenibili.

È a questo livello che emerge il paradosso regolatorio. I soggetti che, sulla base dei dati, mostrano maggiore capacità di incidere perché presenti nelle audizioni e centrali nelle convergenze tematiche che portano a emendamenti approvati, sono gli stessi che l’attuale proposta di legge sulla regolamentazione delle lobby (C2336), come modificata dagli emendamenti approvati, tende a escludere dagli obblighi di trasparenza.

Una regolazione che finirà per colpire prevalentemente forme di lobbying marginali, lasciando fuori dal perimetro proprio quelle che, come dimostra l’analisi della legge di bilancio, esercitano l’influenza più significativa. Ignorare questa realtà significa continuare a descrivere un lobbying astratto, mentre quello che produce effetti concreti resta, paradossalmente, fuori dal campo visivo della regolazione.

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