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11 Febbraio 2026

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L’agenda europea “catturata” dalle potenti lobby industriali

Una coalizione di ONG mette in guardia: l'agenda di Bruxelles è ostaggio di lobby spregiudicate. Tra incontri facilitati e pacchetti Omnibus, la democrazia europea rischia di piegarsi agli interessi dei giganti industriali

di Bianca Dominante

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Oggi la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha incontrato centinaia di rappresentanti delle imprese riuniti da CEFIC, la potente lobby dell’industria chimica europea. L’appuntamento si tiene a poche ore dal vertice dei capi di Stato e di governo UE dedicato alla “competitività”: una tempistica che offre all’industria un canale privilegiato per far arrivare le proprie richieste direttamente al tavolo dei leader europei. 

Non si tratta di un caso isolato, anzi. Come denuncia la lettera pubblicata da diverse ONG – tra cui The Good Lobby, Friends of the Earth Europe, Corporate Europe Observatory e Transparency International EU – siamo di fronte al consolidamento di un modello ricorrente: la Commissione continua a dare priorità a una sorta di “tabella di marcia ombra” imposta dal settore industriale, in grado di orientare le politiche europee. Un caso da manuale di “cattura del regolatore” (o corporate capture, in inglese) che si verifica quando l’agenda del governo o, come in questo caso, della Commissione europea, è evidentemente “ostaggio” degli interessi di un’azienda o un settore. 

Come osserva Alberto Alemanno su EUobserver, la partecipazione pubblica viene sempre più data per scontata, anziché essere attivamente ricercata, e la società civile esclusa dai processi decisionali, mentre i lobbisti delle grandi aziende dominano l’agenda politica dell’UE. I numeri, d’altra parte, parlano chiaro: il 40% degli incontri dei gabinetti dei Commissari si è svolto con singole imprese e il 29% con associazioni imprenditoriali, mentre alle organizzazioni della società civile è andato solo il 16%

Un esempio lampante di questo discutibile modello decisionale sono i cosiddetti Omnibus, pacchetti legislativi presentati dalla Commissione europea che, sotto la bandiera della competitività e della semplificazione, rischiano nei fatti di introdurre una deregolamentazione strutturale a scapito della trasparenza e della partecipazione democratica. Pensati per incidere su settori cruciali come ambiente, digitale, agricoltura e pesticidi, gli Omnibus avranno un impatto significativo sulle politiche europee e, di conseguenza, sulla vita di tutte e tutti noi. 

Nell’Omnibus sulla sostenibilità, per esempio, sono state proprio le pressioni dei lobbisti industriali a svuotare di significato i requisiti di rendicontazione, neutralizzando quegli obblighi nati per responsabilizzare le aziende sui danni ambientali. Per quanto riguarda il Digital Omnibus, i funzionari hanno tenuto 150 incontri con le aziende tecnologiche contro i soli 30 con la società civile. Ora i governi nazionali spingono perché questo metodo diventi strutturale, aggirando consultazioni pubbliche e valutazioni d’impatto. 

La competitività non può diventare il pretesto per smantellare le tutele sociali e ambientali o declassare la trasparenza a un optional trascurabile. Un’Europa che decide il proprio futuro a porte chiuse con i grandi gruppi industriali non costruisce forza, ma fragilità. 

Ci uniamo dunque all’appello lanciato dalla coalizione e chiediamo un cambiamento radicale nel processo decisionale dell’UE: abbandonare la deregolamentazione spinta dalle lobby più potenti e adottare un modello trasparente che metta al centro persone, pianeta e democrazia. 

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