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Subito la legge europea per le voci di giustizia anche in Italia!

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Applichiamo la direttiva europea sulla segnalazione di illeciti sul lavoro

Petizione diretta alla Ministra della Giustizia Marta Cartabia e al Governo

Petizione di

In collaborazione con:

Globaleaks
Transparency International Italia
Hermes Center for Transparency and Digital Rights
Info.nodes
Operazione Vetro

I fondi del Recovery Plan stanno per arrivare, ma non abbiamo gli strumenti necessari per evitare che questi investimenti finiscano in mano al malaffare. La direttiva europea n. 2019/1937 offre solide tutele per chi segnala illeciti sul lavoro, “segnalanti civici” conosciuti con il termine inglese “whistleblower”, letteralmente “chi soffia il fischietto”. Le disposizioni europee stabiliscono standard di protezione applicabili sia nel settore pubblico, sia in quello privato, procedure specifiche per garantire confidenzialità e sicurezza e l’obbligo per le imprese con almeno 50 dipendenti di predisporre diversi canali di segnalazione. La direttiva offre un livello di tutela più alto rispetto alla normativa italiana ma non diventerà pienamente applicabile finché non verrà recepita dal Governo italiano. Chiediamo che il Governo agisca subito per supportare le voci di giustizia: non possiamo più rimandare né il recepimento della direttiva, né l’introduzione delle misure supplementari necessarie per rendere le tutele accessibili a tutti. Mettendo fin da subito la legalità e i diritti delle persone al centro della ripresa, potremo ricostruire un’Italia migliore.

Chiediamo che il Governo dia piena attuazione alla direttiva europea sulla protezione di chi segnala illeciti sul luogo di lavoro entro il 17 dicembre 2021, come stabiliscono le indicazioni dell’Unione Europea approvate anche dal nostro Paese. 

Perché questa direttiva può fare la differenza per la vita di molte persone

La direttiva europea prevede nuove forme di protezione per i segnalanti rispetto all’attuale legge italiana. Tra le novità più rilevanti:

  • Ampie tutele contro la discriminazione dei segnalanti. Non solo i lavoratori, ma anche gli ex-dipendenti, i consulenti, i volontari, insomma chiunque sia coinvolto lavorativamente nell’attività di un ente pubblico o privato, segnalando una sospetta attività illecita di cui sia venuto a conoscenza, sarà protetto da ogni forma di ritorsione, come, per esempio, il licenziamento, il demansionamento e la riduzione dello stipendio.
  • L’obbligo per le imprese con più di 50 dipendenti di istituire più canali interni per le segnalazioni, gestiti da personale dedicato, di cui almeno uno in grado di assicurare la riservatezza del segnalante.
  • L’introduzione di canali esterni. Il segnalante potrà scegliere di denunciare il sospetto illecito tramite appositi canali al di fuori della propria azienda o amministrazione e non sarà, quindi, obbligato a farlo in prima battuta all’interno dell’ente o azienda per cui lavora.
  • La possibilità di segnalare pubblicamente il sospetto illecito, anche tramite giornalisti e ONG, in caso di pericolo oppure di occultamento delle prove del presunto illecito.

Nella direttiva viene ribadito l’obbligo di proteggere i dati personali dei segnalanti. La loro identità deve essere trattata con la massima confidenzialità e non deve essere resa nota, per esempio, al datore di lavoro, al dirigente o ai colleghi.

L’Italia è obbligata dal punto di vista giuridico a introdurre queste disposizioni a livello nazionale. Purtroppo, però, il nostro Paese ha spesso violato questi obblighi, recependo le direttive male e/o in ritardo. Sulle nuove tutele per i segnalanti, non ci possiamo permettere di ripetere gli errori del passato. Al contrario, migliaia di voci di giustizia hanno bisogno di essere protette da queste norme con la massima urgenza.

Perché non possiamo permetterci ulteriori ritardi

L’implementazione della direttiva europea è un’opportunità che non possiamo mancare proprio ora: con l’imminente arrivo dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il nostro Paese ha bisogno di una rete di legalità capillare che coinvolga tutti i cittadini. Per questo, anche chi lavora nelle pubbliche amministrazioni o nelle imprese che riceveranno i fondi europei deve avere al più presto tutti gli strumenti per segnalare un possibile illecito (per esempio, frodi, casi di corruzione, reati ambientali o violazioni delle norme sulla sicurezza), senza rischiare di perdere il posto di lavoro o di subire ritorsioni.

Il nostro Paese ha già perso troppo tempo: il Governo aveva due anni per implementare la direttiva, ma – a pochi mesi dalla scadenza del periodo previsto per il recepimento – non ha ancora fatto nulla. Altri Paesi europei, invece, si sono già dati da fare: per esempio, il parlamento belga sta discutendo due proposte di legge, mentre il ministero della giustizia francese ha lanciato una consultazione pubblica sul tema.

Perché il Governo deve migliorare le tutele previste

La direttiva prevede standard minimi di protezione. Nel recepimento delle norme europee, i singoli stati membri possono quindi aggiungere ulteriori forme di protezione. Per questo, vogliamo che la rapida trasposizione della direttiva europea includa anche misure specifiche per offrire una maggiore tutela dei segnalanti civici in Italia. 

In particolare, chiediamo che il Governo assicuri che:

  • I segnalanti civici vengano sempre tutelati e che le misure di protezione non siano limitate alle violazioni della normativa europea in un numero ristretto di ambiti (ad esempio, la tutela dell’ambiente, gli appalti pubblici e la salute pubblica), come prevede la direttiva. Vogliamo che queste restrizioni vengano superate, altrimenti alcuni lavoratori non potrebbero godere degli stessi diritti. Il Governo deve garantire quindi la protezione anche di chi segnala presunte violazioni del diritto italiano, minacce oppure danni all’interesse pubblico.
  • Quando la segnalazione dà luogo a un procedimento penale, l’identità del segnalante sia protetta durante tutte le fasi del processo.
  • Quando è necessario rivelare un segreto commerciale per fare una segnalazione, il segnalante sia esonerato dalla relativa responsabilità civile e penale. I segreti commerciali non possono essere usati come un lasciapassare per compiere attività illecite: la legalità e la protezione dei segnalanti devono avere la priorità.
  • Le autorità competenti siano obbligate ad accettare e investigare adeguatamente anche segnalazioni ricevute in forma anonima
  • Anche i lavoratori dei settori della difesa e della sicurezza nazionale, esclusi dalle disposizioni europee, siano tutelati, grazie a canali specifici per ricevere segnalazioni in questi campi.

Proteggiamo di più i cittadini che agiscono per il bene di tutti

Firma anche tu la nostra petizione per proteggere le voci di giustizia! Insieme, possiamo tutelare chi rifiuta di tacere di fronte all’omertà, all’illegalità, al furto della cosa pubblica e del nostro futuro. Grazie al sostegno di 182.074 cittadini, la protezione dei segnalanti è ora una priorità in Europa; grazie alla tua firma, potrà diventare una realtà anche in Italia.

La Direttiva europea sul whistleblowing (2019/1937), adottata due anni fa dalle Istituzioni europee, non è ancora stata recepita nel nostro Paese e a soli 30 giorni dal termine ultimo per la trasposizione c’è un preoccupante silenzio da parte delle Autorità italiane.

L’Italia rischia di finire sanzionata da parte dell’Unione Europea qualora non rispettasse i termini previsti per la trasposizione. La probabilità di non farcela entro il 17 dicembre sembra sempre più alta, considerando anche che la delega al Governo per la trasposizione è scaduta. E il Governo non hai mai dato alcun segnale né da parte della Guardasigilli Cartabia né da parte del Presidente Draghi.

Il problema non riguarda solo il ritardo accumulato ma, soprattutto, la totale mancanza di trasparenza del processo. Non vi è infatti mai stato un coinvolgimento di stakeholder esterni, tramite consultazioni, audizioni o tavoli di lavoro, lasciando che l’elaborazione del disegno di legge di trasposizione facesse il suo iter fin qui nella più totale oscurità. Il tutto in assoluto contrasto con le indicazioni, in termini di trasparenza, indicate dal Presidente Draghi sin dal suo discorso per la fiducia alla Camera e al Senato.

Per questo motivo, assieme a Transparency International Italia, abbiamo scritto una lettera alla Ministra della Giustizia Cartabia e al Presidente Draghi.

Non è dappertutto così e c’è chi fa meglio di noi. Ben 13 Paesi dell’Unione, tra cui Francia, Spagna e Portogallo, hanno posto i disegni di legge in consultazione ormai mesi fa, in modo da raccogliere i commenti e le proposte di tutti i soggetti interessati. Laddove non ci sono state consultazioni, le organizzazioni della società civile hanno avuto la possibilità di incontrare i Ministri della Giustizia (come in Romania e Slovenia) o di partecipare a tavoli di lavoro (come in Croazia e Bulgaria). In ogni caso, nella maggior parte degli Stati membri la proposta di trasposizione è pubblica e liberamente consultabile, cosa che non avviene in Italia che si colloca così alla stregua di Stati che ancora non hanno iniziato il processo di recepimento come Cipro e Malta.

La Direttiva andrebbe ad inserirsi in un quadro normativo definito dalla legge sul whistleblowing del 2017, che prevede già importanti tutele per il segnalante, ampliando però il novero dei soggetti tutelati e andando a ricomprendere anche i lavoratori del settore privato.  Le novità più significative che dovranno essere introdotte riguardano anche la tipologia di ritorsioni, le misure di tutela e sostegno ai segnalanti e le sanzioni, affinché queste possano avere l’efficacia pratica che è sembrata mancare in questi anni.

The Good Lobby  e Transparency International Italia chiedono al Governo di garantire maggiore pubblicità al processo di trasposizione e un pieno coinvolgimento degli stakeholder. Nello specifico, le due organizzazioni chiedono che:

  • sia pubblicamente fornito un aggiornamento sullo stato di avanzamento del processo di trasposizione della Direttiva 2019/1937;
  • sia data la possibilità agli stakeholder esterni di poter fornire le proprie osservazioni e commenti sulla proposta di decreto elaborata dal Governo tramite consultazione, audizioni o altre modalità, in modo da garantire un adeguato confronto sul tema e tenere in considerazione i molteplici punti di vista indispensabili per delineare leggi efficaci.

 

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