31 Gennaio 2020

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Il lobbying, dietro le quinte: la finanziaria

Il punto di vista di Mariella Palazzolo, fondatrice e amministratrice di Telos A&S

di Mariella Palazzolo

La legge di bilancio è uno dei momenti in cui il confronto tra gli interessi diventa più acceso e serrato: la migliore occasione per raccontare l’attività di lobbying, che – come sappiamo – non è ancora adeguatamente regolamentata nel nostro Paese (Firma la petizione >>). Abbiamo deciso di farlo dal punto di vista di chi svolge ogni giorno professionalmente questa attività, ospitando sul nostro blog i contributi di alcuni dei lobbisti più importanti del nostro Paese.
Oggi è il turno di Mariella Palazzolo, fondatrice e amministratrice di Telos A&S, uno studio professionale specializzato in Lobbying e Analisi Politica, che segue clienti italiani e internazionali.
Da tempo, con la campagna “Lobby non olet”, è impegnata a sostenere la regolamentazione del lobbying e a diffondere una corretta informazione su questa attività, spesso travisata nell’immaginario comune. Ha lavorato a Bruxelles e a Londra, per poi tornare a Roma. È giornalista pubblicista.


Legge di Stabilità. Legge di Bilancio. Manovra economica. Chiamala come vuoi, per chi ci lavora, è, e sempre sarà ‘la finanziaria’. Sì sì lo so che la Legge di Bilancio, dal 2017, ricomprende i due testi, ma in soldoni sempre di ‘finanziaria’ si tratta, il testo che, tra tasse, incentivi, esenzioni o modifiche sostanziali alla fiscalità ha maggior impatto sulla vita dei cittadini e delle aziende. Da lobbista, consulente per molte realtà industriali, seguo con particolare interesse la c.d. Sessione di Bilancio, cioè i mesi che il Parlamento dovrebbe dedicare a dibattere, possibilmente emendare, e approvare questa Legge. 

Inoltre è l’unico Disegno di Legge insieme alla ‘comunitaria’ che ha una puntuale scadenza per l’approvazione. Non è un dettaglio da poco, perché l’arenarsi delle iniziative legislative in Parlamento è un rito che si rinnova, con minore o maggiore frequenza, in ogni Legislatura. La caratteristica della certezza dell’approvazione in tempi ben precisi ha fatto in modo che i due disegni di legge fossero spesso utilizzati come atti omnibus, con proposte emendative che poco avevano a che fare con il testo iniziale: insomma una sorta di assalto alla diligenza.

Bisogna ammettere però che, negli ultimi anni, l’analisi dell’ammissibilità delle proposte emendative è stata molto più rigorosa, e possiamo registrare un numero di casi, decisamente più piccolo, di articoli che ci stavano come il cavolo a merenda. Ma tra raddoppio dell’articolato, ed immodificabilità del testo ce ne corre. Purtroppo credo che l’ultima manovra si sia rivelata più vicina al secondo caso.

Facciamo un passo indietro. Cosa fa il lobbista-consulente nella sessione di bilancio? Per prima cosa attende la pubblicazione del Disegno di Legge governativo e lo analizza, dalla prospettiva dei propri clienti, individua criticità da emendare o opportunità da difendere. Redige immediatamente un documento di posizione che descrive, in modo sintetico, l’impatto che quella determinata norma può avere sul settore di appartenenza del proprio cliente, o sulla specifica azienda, e nella maggior parte dei casi, formula una bozza di proposta emendativa. Negli ultimi tempi, so di lobbisti che hanno anche cercato di trovare la copertura finanziaria delle proposte emendative, ma detto tra noi mi sembra un esercizio sterile e poco professionale. In fondo il Parlamento, o il Governo, se ritengono che la critica, e la controproposta sia valida dal punto di vista politico, saranno loro stessi (anzi lo farà la Ragioneria) a dover trovare una copertura finanziaria.

Capisco però perché lo hanno fatto. La domanda che ormai ci sentiamo rivolgere è sempre la stessa: ‘la sua proposta è a somma zero per il Bilancio dello Stato?’ o ancora peggio ‘si, ha ragione, ma ci servono questi soldi, da dove altro secondo lei possiamo prenderli? ’. 

Non è una boutade. Sono domande che ho sentito con le mie orecchie, e che rendono l’attività di lobbying alla stregua di una lotta tra straccioni che si contendono l’osso. 

Il punto più critico di quest’ultima finanziaria è stata però la quasi totale assenza di dibattito e di contributo da parte del Parlamento. Qualcosina al Senato è stato possibile farla. Ma, quando abbiamo contattato i Deputati (un po’ al buio, o sulla base dell’esperienza, perché a causa dei tempi strettissimi, abbiamo dovuto scrivere le nostre richieste di incontro ancor prima di sapere chi fossero i relatori, e di conoscere la scadenza dei termini per la presentazione degli emendamenti) la risposta che ci è stata data da TUTTI è stata: ‘ma è sicura di volerci incontrare? Noi non toccheremo palla alla Camera, il testo approvato sarà identico a quello uscito dal Senato!’.

E non ho detto nulla del Collegato al Bilancio.  Ripensandoci non vi siete persi nulla. Basta sostituire la parola finanziaria con collegato, e con la differenza di poche settimane in più di iter, è stata la stessa solfa.  

Tutto è stato deciso a livello governativo. Eppure a scuola una delle domande di educazione civica che mi hanno rivolto era: ‘ Palazzolo, l’Italia è una Repubblica. Ma con quale forma di governo?’ Se ricordo bene la risposta era ‘parlamentare’. Mi sbagliavo?

Immagine di copertina Via | Fisco e Tasse

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