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6 Ottobre 2021

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L’astensionismo si riduce con più trasparenza e partecipazione

Celebriamo l’unico grande partito vincitore di queste elezioni: il Partito Astensionista, “scelto” da chi è deluso dalla poca trasparenza e opportunità di partecipare al processo decisionale. E pensare che ci sono persone che non si asterrebbero ma che sono costrette a farlo  perché non gli viene permesso di votare: le centinaia di migliaia di lavoratori e studenti fuori sede.

di Fabio Rotondo

Il vero vincitore delle ultime elezioni amministrative, regionali e suppletive 2021 è il partito dell’astensionismo. Anno dopo anno, raggiunge picchi sempre più alti,  emblematico il caso di Milano dove un’affluenza così bassa non era mai stata registrata (47,7%, nel 2016 era 54,6%). O ancora Torino (2021: 48%, 2016: 60%) e Roma (2021: 48,8%, 2016: 57%). E’ difficile individuare la causa precisa: la sfiducia dei cittadini in seguito agli scandali di corruzione o in seguito alla pandemia, l’alienazione e la mancanza di democrazia interna di molti partiti, l’impossibilità di votare per molti studenti e lavoratori fuori sede, la mancanza della politica di venire incontro alle istanze  importanti per i cittadini  (come dimostra il successo del referendum sulla legalizzazione della cannabis).

 

Noi non daremo una risposta alla causa di astensionismo, ma proponiamo delle soluzioni: più partecipazione dei cittadini e della società civile alle decisioni pubbliche (e al voto, nel caso dei fuori sede) e maggior trasparenza del sistema politico.

 

La partecipazione e la trasparenza non sono un optional

 

In quanto parte della società civile sappiamo bene quanto sia difficile farsi ascoltare dalla politica, che siano membri del governo, parlamentari o segreterie di partito. Se facciamo fatica noi che siamo un’organizzazione che lavora a stretto contatto con le istituzioni, figuriamoci per un normale cittadino. A forza di non venire ascoltati, non si va più a votare e non ci si attiva all’interno dei partiti. Proprio i partiti hanno perso da tempo il legame con la società non riuscendo più ad interpretare i bisogni degli elettori. Hanno invece mantenuto gelosamente il monopolio dei rapporti con le istituzioni, pur non essendo più quella cinghia di trasmissione tra società civile e Stato. .

 

E che dire della trasparenza? Quando le porte sono chiuse, i telefoni suonano a vuoto e con una scarsissima comunicazione sulle attività del governo e delle amministrazioni regionali e locali, cosa ci si aspettava da questo esito elettorale? La pubblicazione sull’Albo pretorio o su Amministrazione Trasparente (quando avviene) non è sufficiente se poi  non c’è un vero coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine. La sfiducia aumenta ancora di più quando chi sta fuori dai tavoli decisionali intravede, nell’oscurità, che ci sono  incontri  privilegiati con chi ha i contatti giusti con la politica. Ci vorrebbe quindi una regolamentazione del lobbying per comprendere chi influenza il processo decisionale e per ridurre  la  distanza di  accesso alle istituzioni  tra i cittadine  e cittadini e chi ha più potere di entrarvi.

 

C’è chi voleva votare ma non gli è stato permesso

 

Nel partito astensionista c’è chi ci è finito involontariamente, e c’è chi ci è dentro in modo involontario da così tanto tempo che alla fine si è stufato di non essere considerato dalla politica. Parliamo di quei cittadini e cittadine, circa 3 milioni di persone in Italia, che avrebbero davvero voluto andare a votare ma in termini di costi di tempo e di denaro (gli sconti offerti dal governo non bastano) non hanno potuto farlo. Stiamo parlando dei cosiddetti fuori sede, cioè coloro che studiano o vivono in un’altra città e in oltre 75 anni di Repubblica non si è mai trovata una soluzione per permettere loro di votare senza dover percorrere, a volte,  più  di 1000 chilometri.

 

In Europa siamo i soli a negare questo diritto, come dimostrato nel nostro rapporto, e a quanto pare l’unico governo a trovare “ostacoli logistici insormontabili” per permettere il voto fuori città di residenza. Ancora una volta, per il 76esimo anno consecutivo, si è persa l’occasione di concedere un diritto fondamentale ai cittadini e cittadine, il risultato lo si è visto nel record di astensionismo nazionale che poteva essere ben minore.

 

Che non si ripeta più

 

Il 9 luglio la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il ministro dell’Innovazione Digitale Vittorio Colao hanno firmato un  decreto attuativo per sperimentare il voto elettronico per i fuori sede. Da  quel giorno però, a proposito di trasparenza, non si è più saputo nulla e in tre mesi non si è stati in grado di testare il voto elettronico per le amministrative e regionali autunnali. In primavera 2022 ci saranno altre elezioni, che l’astensionismo sia da lezione: in totale trasparenza il governo deve collaborare con i portatori d’interessi per garantire il voto ai fuori sede.

 

Abbiamo bisogno di te: votare è un diritto e l’astensionismo volontario o involontario è una cosa triste. Sostieni le nostre campagne, aiutaci a rendere questo Paese più equo e democratico!

 

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