MCristina R.
2 ore, 5 min fa
Gian franco B.
1 giorni fa
Valentina Z.
1 giorni fa
Non si ferma la lista dei Paesi europei che decidono di regolamentare il (complesso) rapporto tra lobbisti e politici. Dopo la Grecia, la Finlandia e la Croazia – per citare gli ultimi – anche la Repubblica Ceca avrà la sua legge. Approvata il 6 marzo 2024 dal Governo di Petr Fiala e passata in seguito al vaglio del Parlamento, entrerà in vigore il 1° luglio. Rimarcando ancora una volta come il nostro Paese sia sempre più indietro in materia di integrità e trasparenza – come peraltro evidenziato dall’ultima edizione dell’Indice di percezione della corruzione di Transparency International che vede un arretramento del nostro Paese a livello globale dopo un decennio di continui miglioramenti. Da Transparency International spiegano come il posizionamento dell’Italia, agli ultimi posti nella classifica europea, sia anche dovuto all’assenza di una legge sul lobbying. Che il nostro Paese dovrebbe approvare dal 1976, anno del primo tentativo legislativo. Dopo oltre 108 proposte di legge andate a vuoto, stiamo ancora attendendo che l’attuale maggioranza presenti un testo che il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Nazario Pagano, aveva assicurato di pubblicare oltre un anno fa.
La legge Ceca nel dettaglio
Ma torniamo alla nuova legge ceca. Senza dubbio non la migliore in Europa, è comunque una svolta per il Paese centroeuropeo. La legge istituisce un Registro della trasparenza a cui deve obbligatoriamente iscriversi chiunque intenda svolgere attività di pressione sulle istituzioni con l’eccezione delle associazioni imprenditoriali, le autorità locali e le associazioni religiose. Tutti gli iscritti devono aggiornare il Registro con informazioni sui politici che hanno incontrato, in che luogo e a proposito di quale argomento. Questa prassi è positiva, anche se per una miglior qualità della trasparenza sono i decisori pubblici (parlamentari, membri del Governo, dirigenti ministeriali ecc) che dovrebbero pubblicare la propria agenda degli incontri.
Un altro aspetto negativo, inoltre, è che il Registro non è tenuto da un organo terzo indipendente bensì dal Ministero della Giustizia. Il Ministero effettua controlli, pubblica una relazione annuale e può emettere delle sanzioni per chi non rispetta le regole che vanno dalle 50.000 corone (circa 1.000 euro) al milione di corone (circa 40.000 euro). Per garantire l’efficacia della legge sarebbe meglio che la tenuta del Registro, i controlli, e le sanzioni venissero però gestiti da un organo indipendente.
Certamente una legge migliorabile, ma che segnala ancora una volta la volontà di molti Paesi europei di adeguarsi a quegli standard internazionali dai quali l’Italia sembra sempre più lontana. Stiamo infatti aspettando da oltre un anno che la Commissione Affari costituzionali della Camera presenti un testo volto a regolamentare l’attività di lobbying. Anche per questo, The Good Lobby e le 50 organizzazioni che compongono la coalizione #Lobbying4Change hanno scritto per l’ennesima volta al Presidente della Commissione Affari Costituzionali Nazario Pagano per chiedere di far ripartire l’iter legislativo finché ci sono i tempi tecnici per traguardare la legislatura. Ma nonostante rappresentiamo una galassia ampia e articolata del mondo non profit e abbiamo raccolto oltre 35.000 firme attraverso una petizione, evidentemente non meritiamo neppure una risposta.
“Ci pensiamo dopo Sanremo” sì, purchè si regolamenti finalmente il lobbying
In Italia questa settimana va in scena il Festival di Sanremo e l’attenzione mediatica e del pubblico italiano si concentra sulla kermesse musicale. Il detto di questi giorni è “ci pensiamo dopo Sanremo” perchè tutti gli impegni vengono posticipati alla conclusione del Festival. Dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, dove l’iter legislativo è fermo da agosto 2024, così come da qualsiasi altro gruppo parlamentare non si sente nemmeno questo detto. C’è un silenzio così forte da fare rumore, una nota stonata in questa settimana di canzoni pop.
Non solo silenzio, Bolzano boccia una mozione per una legge nella provincia autonoma
Il Consiglio provinciale di Bolzano il 15 gennaio del 2025 ha bocciato, con 19 voti contrari, 4 astensioni e 11 voti a favore, la mozione del Gruppo Consiliare Team K che chiedeva di approvare il Registro della trasparenza per coloro che svolgono attività di lobbying nella provincia autonoma.
La provincia bolzanina ha perso un’occasione per dare un segnale di integrità pubblica dopo che a dicembre 2024 sono scattati gli arresti per una decina di persone in seguito allo scandalo di presunta corruzione che ha coinvolto imprenditori rinomati come René Benko, magnate austriaco del settore immobiliare. La maxi inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Trento accusa una lunga lista di imprenditori, politici locali, liberi professionisti e funzionari pubblici di associazione per delinquere, turbativa d’asta, finanziamento illecito ai partiti, traffico di influenze illecite, truffa, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, oltre a diversi reati contro la pubblica amministrazione, tra cui corruzione, induzione indebita, rivelazione di segreti d’ufficio e omissione di atti d’ufficio.
La situazione insomma è molto grave e dimostra come una legge sul lobbying nella provincia autonoma di Bolzano, come in tutta la Penisola italiana, è quanto mai necessaria. Le regioni italiane che hanno una legge, vista la procrastinazione negli anni del parlamento e dei governi ad approvare una regolamentazione quadro, sono 7: Puglia, Toscana, Emilia-Romagna, Abruzzo, Molise, Lombardia, Calabria. Troppo poche e troppo male applicate per avere un minimo di trasparenza dei rapporti tra i lobbisti e gli enti pubblici.
Noi però dobbiamo continuare a chiedere una legge sul lobbying! Aiutaci, firma la petizione e dona!
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