Elena G.
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Federica C.
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Massimo M.
4 ore, 37 min fa
Insieme a oltre 100 sindacati e organizzazioni della società civile come The Good Lobby, Corporate Europe Observatory, Transparency International e Privacy Network, anche noi di The Good Lobby Italia abbiamo sottoscritto una lettera per chiedere all’Unione europea e a tutti i governi degli Stati membri di rescindere qualunque contratto in essere nel settore pubblico con Palantir, il colosso statunitense che produce strumenti e software ampiamente utilizzati dai governi per la sorveglianza e la guerra basata sull’intelligenza artificiale.
Palantir è una società tutt’altro che affidabile a causa delle sue controverse attività: il suo software principale, Gotham, capace di incrociare quantità massicce di dati per l’identificazione a fini investigativi e militari, è stato utilizzato dall’ICE negli Stati Uniti per rintracciare i migranti da deportare e nell’attività di polizia predittiva a Los Angeles e a New Orleans. Viene inoltre utilizzato contro i palestinesi a Gaza dall’esercito israeliano e il suo amministratore delegato, Peter Thiel, ha espresso orgoglio per il sostegno dell’azienda a Israele, nonostante lo Stato sia oggetto di un procedimento per genocidio dinanzi alla Corte internazionale di giustizia.
Eppure, nonostante questi precedenti, a Palantir sono stati assegnati appalti nel settore pubblico in tutta Europa, che spaziano dalla sanità al settore militare e a quello delle forze dell’ordine. Tra questi c’è ovviamente anche l’Italia: il Ministero della Difesa porta avanti una relazione lunga oltre 10 anni con Palantir, come è stato rivelato da un’inchiesta del quotidiano Domani.
L’avanzata di Palantir nelle istituzioni pubbliche comporta rischi enormi per i diritti civili e la democrazia. Parliamo di tecnologie ad alto impatto di sorveglianza introdotte nell’ombra, senza trasparenza né dibattito pubblico. E c’è di peggio: mentre incassa cifre milionarie grazie a contratti finanziati con i soldi dei contribuenti, Palantir sfrutta scappatoie fiscali per versare tasse irrisorie.
A questo si aggiunge la crescente dipendenza delle amministrazioni pubbliche da tecnologie sviluppate da un’azienda privata che potrebbero diventare sempre più difficili da sostituire. Più software, dati e procedure vengono costruiti attorno a Palantir, più svincolarsi diventa complesso e costoso. Questa dipendenza costituisce “un rischio per la sovranità nazionale e popolare, esponendo servizi pubblici e infrastrutture strategiche a enormi pericoli finanziari e politici”.
Nel frattempo, alcuni Paesi stanno già iniziando a correre ai ripari: la Svizzera ha respinto le offerte di Palantir almeno 9 volte, la Spagna ha vietato alle aziende statali di stipulare nuovi contratti con l’azienda e i Paesi Bassi e la Danimarca stanno cercando di porre fine alla dipendenza dal colosso statunitense.
Purtroppo, mentre la società civile e alcuni governi cercano di porre un freno, la finanza europea va nella direzione opposta. Nel corso del 2025, oltre 100 tra i principali istituti bancari, fondi pensione e assicurazioni del continente hanno aumentato le loro partecipazioni in Palantir di quasi il 70%, raggiungendo la cifra record di 27 miliardi di dollari.
Per fermare questo strapotere e tutelare la democrazia nell’UE, chiediamo con forza ai governi e alle istituzioni pubbliche europee di interrompere qualunque contratto con Palantir, ma anche di sviluppare soluzioni alternative europee per la gestione dei dati, che siano pubbliche, trasparenti e progettate per tutelare i cittadini dalla sorveglianza di massa.
È ora di riprenderci la sovranità sui nostri dati, sui nostri servizi pubblici e sulla nostra democrazia!
photo credit: Gage Skidmore