14 Ottobre 2020

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Padoan presidente di Unicredit? Impossibile con una seria legge sul conflitto di interessi

di The Good Lobby

L’ex ministro dell’Economia Padoan è appena stato designato membro del consiglio di amministrazione e Presidente del gruppo bancario Unicredit e ha annunciato di aver avviato le pratiche per rinunciare al suo incarico alla Camera.

La procedura scelta dall’autorevole esponente del Partito democratico è condivisibile, ma se l’Italia si fosse già dotata di una legge efficace sui conflitti di interessi, in linea con gli standard internazionali, Pier Carlo Padoan non potrebbe passare da un giorno all’altro dagli scranni parlamentari a quelli di Presidente del Cda di Unicredit. Dovrebbe attendere da uno a tre anni prima di assumere un incarico così prestigioso.

Il cosiddetto periodo di “raffreddamento” (cooling-off secondo le normative internazionali) è volto a salvaguardare la concorrenza di mercato: è infatti ipotizzabile che un alto funzionario dello Stato sia in possesso di informazioni e contatti privilegiati di cui potrebbe beneficiare il gruppo Unicredit, a svantaggio degli altri competitor nel settore bancario.

Sebbene l’incarico di ministro dell’Economia sia cessato da oltre due anni, Padoan è pur sempre membro della Quinta Commissione della Camera (Bilancio, Tesoro e Programmazione) e quindi è presumibilmente entrato in possesso di informazioni riservate di cui potrebbe avvalersi nel suo nuovo incarico in Unicredit.

Non abbiamo nulla contro Padoan o Unicredit, ma pensiamo che la difesa dello stato di diritto in Italia passi anche dall’avere un quadro regolatorio che salvaguardi l’indipendenza delle istituzioni pubbliche e che non sovverta il principio di concorrenza nell’economia. Vanno evitati privilegi e rendite di posizione che potrebbero facilitare un attore a svantaggio di tutti gli altri.

Alla Camera è in discussione una proposta di legge sui conflitti di interessi il cui testo base è stato approvato la scorsa settimana dalla Commissione Affari Costituzionali. Come abbiamo recentemente fatto notare al presidente Giuseppe Brescia, quel testo – che giudichiamo comunque un valido compromesso – presenta un grande limite: non regolamenta il pantouflage (il passaggio da una carica all’altra) per i membri delle Camere. Lo ha sostenuto anche l’OSCE nella sua audizione in Prima Commissione alla Camera. Il che significa che anche qualora la legge venisse approvata così com’è oggi, Padoan potrebbe diventare da un giorno all’altro presidente del Cda di Unicredit, portandosi dietro tutte le informazioni privilegiate di cui è in possesso.

Questa vicenda dovrebbe essere un incentivo a migliorare l’attuale testo della proposta di legge, che prevede un periodo di “raffreddamento” di un anno (a nostro avviso da portare almeno a due come già avviene in Europa) tra un incarico e l’altro soltanto per i componenti del governo e non, appunto, anche per i membri di Camera e Senato, come sarebbe invece auspicabile.

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