12 Gennaio 2021

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Un Recovery Plan sempre meno trasparente

Stasera il Consiglio dei ministri discuterà l’ultima bozza del piano di recupero italiano: sparisce la piattaforma digitale per monitorare andamento e spese del piano italiano e non ci sono indicazioni sui processi di coinvolgimento delle parti sociali.

di The Good Lobby

Se ne parla da settimane, ma l’ultima bozza del Recovery Plan italiano è rimasta blindata fino a ieri sera, quando abbiamo potuto verificarne lo stato di avanzamento. Non vogliamo entrare sui contenuti, frutto di una negoziazione tra i partiti della maggioranza che ha causato più di un mal di pancia al Presidente Conte. Vogliamo invece concentrarci sulle procedure, sul metodo di coinvolgimento delle parti sociali, sulla governance: su questi aspetti la nuova versione del Piano sembra ancora molto deludente o comunque assai carente.

La bozza che sarà presentata stasera in Consiglio dei ministri nulla dice riguardo alla governance del Piano. Sembra sarà il Parlamento a occuparsene, forse anche per rispondere alle forti critiche che le prime decisioni di Conte avevano destato. Anche noi avevamo espresso forti riserve sulla cabina di regia inizialmente prevista per la gestione del piano: l’idea di mettere il Recovery Plan nelle mani di 6 super manager esterni alla macchina pubblica ci era sembrata sbagliata, tanto più perché non erano stati definiti i criteri con cui scegliere i componenti (non solo i 6 manager, ma anche i loro team), né si erano valutati i rischi di potenziali conflitti di interessi connessi. Inoltre, questa manovra sembrava prefigurare una serie di deroghe alle normali pratiche amministrative, in primis riguardo al reclutamento e all’entrata nella stessa PA. 

Ad una prima lettura, inoltre, sembrano mancare indicazioni precise sul metodo di coinvolgimento delle parti sociali ed economiche. L’unico riferimento ai processi di consultazione degli stakeholders citato nella bozza del piano è quello agli “Stati Generali” che il Presidente Conte aveva convocato nel mese di giugno a Villa Pamphilj. In quell’occasione non sono mancate le critiche di molte organizzazioni della società civile, tra cui la nostra, per la mancanza di un metodo di selezione dei partecipanti realmente inclusivo e pienamente trasparente.  

Ci aspettavamo, vista la portata e l’ambizione del piano, che il governo avrebbe messo in campo un importante percorso di partecipazione in grado di coinvolgere gli stakeholder nella sua stesura e nel monitoraggio e controllo della sua corretta esecuzione.

Non meno preoccupante è l’assenza di indicazioni sui dispositivi e gli strumenti che permettano il controllo diffuso di cittadini e società civile. Non solo l’ultima bozza del piano non indica requisiti di trasparenza e tracciabilità per verificare l’avanzamento del piano stesso, ma scompare anche il “contentino” che ci era stato dato nella precedente versione: quella “Piattaforma di Open Government per il controllo pubblico” che avrebbe dovuto garantire un controllo diffuso sul piano stesso vigilando sui tempi e sulle modalità di erogazione delle risorse destinate ai singoli progetti. A sorpresa nell’ultima bozza non c’è più traccia di questo strumento: un vero e proprio schiaffo ai cittadini che – a fronte degli enormi sacrifici causati dalla pandemia – si aspettano che le risorse del Recovery Fund vengano utilizzate al meglio, senza sprechi e senza perder tempo. 

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