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21 Luglio 2026

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Allenare il muscolo della democrazia

Il nostro primo "Cerchio di ascolto sulla democrazia"

di Giulia Risso

In un’epoca segnata da quella che molti sociologi definiscono “policrisi“, dove la sfiducia nelle istituzioni cresce e la polarizzazione sociale sembra inarrestabile, una domanda si fa sempre più urgente: cosa può funzionare, oggi, per riattivare la nostra democrazia?

Noi di The Good Lobby cerchiamo da sempre di rispondere a questa domanda con la pratica, e non solo con la teoria, ridefinendo cosa significhi partecipazione in Italia e in Europa. Lo facciamo ogni giorno attraverso le nostre campagne, le formazioni e le attività di consulenza. Ma sentivamo il bisogno di fare un passo ulteriore.

Nasce così il progetto dei Cerchi di ascolto sulla democrazia, inaugurato con l’evento pilota a Milano, lo scorso 30 giugno, in cui non ci siamo limitati a parlare di partecipazione, l’abbiamo praticata insieme, in cerchio. 

 

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I dati parlano chiaro. Gli studi italiani e internazionali (come i recenti dati Istat) mostrano un calo generalizzato della fiducia nelle istituzioni democratiche. Se all’inizio del secolo speravamo in una democratizzazione globale, oggi ci troviamo in uno scenario opposto: si stima che ben tre quarti della popolazione mondiale viva sotto regimi autoritari (V-Dem 2024). I nostri sistemi democratici, nati nel secondo dopoguerra, hanno ormai circa ottant’anni. Sono rimasti quasi identici, mentre tutto il resto – tecnologia, economia, demografia e informazione – è cambiato a velocità vertiginosa. 

Chi crede che la democrazia, pur con i suoi limiti, resti la miglior forma di governo possibile, oggi non può evitare una domanda: come possiamo innovare gli strumenti democratici salvaguardandone i principi?

 

 

Una tecnologia antica per una sfida moderna

 

Con i Cerchi di ascolto non abbiamo inventato nulla di nuovo, ma grazie alla pluriennale esperienza e alla sensibilità di Claudia Garuti e Alessandra Bravi di Circles Consciously Curated e al supporto di Alessandro Valera, abbiamo sperimentato una metodologia partecipativa innovativa, pensata per andare oltre i soliti dibattiti frontali.

 

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Al cerchio partecipano tra le venti e le trenta persone, con l’intento di creare un gruppo eterogeneo in cui il confronto sia stimolante, ma nessuno occupa un posto d’onore e nessuno resta ai margini: per la durata dell’incontro tutti sono allo stesso livello. Da millenni gli esseri umani si siedono in cerchio per condividere storie, affrontare problemi e prendere decisioni. Questo semplice gesto geometrico e umano ci ricorda qualcosa che la democrazia moderna spesso dimentica: partecipare non significa solo esprimere la propria opinione, ma creare lo spazio perché le opinioni degli altri possano esistere ed essere ascoltate. 

 

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In un’epoca in cui gli algoritmi dei social media creano “bolle” che confermano solo ciò che già pensiamo, riducendo le occasioni di incontro con prospettive diverse, il dialogo si trasforma spesso in scontro. Non condividiamo più esperienze lasciando spazi aperti di confronto, ma lanciamo opinioni e difendiamo posizioni. E quando perdiamo la capacità di ascoltare, cresce la polarizzazione e si atrofizza la democrazia. 

 

 

Come funziona un “Cerchio di ascolto”?

 

Le  regole sono chiare e condivise:

  • Modalità Full Presence: senza smartphone, notifiche o dispositivi digitali, solo presenza reale. 
  • Ascolto attivo (Active Listening): a piccoli gruppi, a turno, ciascuno ha a disposizione alcuni minuti per parlare liberamente. Gli altri hanno ascoltano senza interrompere. 
  • Astensione dal giudizio: l’obiettivo non è convincere qualcuno o vincere un dibattito, ma parlare in modo autentico partendo dalla propria esperienza personale. 

 

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Durante il Cerchio di Milano sono state poste domande profonde, che hanno aperto riflessioni personali e al contempo “politiche” e tra i partecipanti sono emersi timori concreti per lo stato della democrazia italiana e europea, ma anche una forte spinta propositiva. Abbiamo discusso dell’efficacia degli strumenti partecipativi attuali, di come le tecnologie digitali possano essere o meno usate per dare più potere deliberativo ai cittadini e se la democrazia parlamentare sia ancora, strutturalmente, la forma migliore per rispondere alle sfide di questo secondo quarto di secolo. 

 

La partecipazione è come un muscolo: se non lo utilizziamo, si indebolisce. Le pratiche di ascolto attivo ci offrono proprio questo allenamento. Ci invitano a rallentare, a sospendere il giudizio, a restare presenti anche quando sentiamo qualcosa che ci mette a disagio. 

 

 

E ora?

 

Questo primo capitolo a Milano è solo l’inizio di un viaggio più grande. Siamo già al lavoro per organizzare i prossimi appuntamenti dei “Cerchi di ascolto sulla democrazia” in altre città italiane. Vogliamo diffondere questo allenamento democratico unendo anche voci diverse che raramente hanno l’occasione di ascoltarsi e vogliamo radicarci ancora di più nelle comunità locali, a partire dai territori in cui vivono e operano i membri del nostro staff, per creare spazi di azione diretta e rafforzare il tessuto sociale. 

 

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Ti interessa il progetto? Vorresti partecipare al prossimo incontro o aiutarci a portare il Cerchio di ascolto nella tua città? Scrivici a info@thegoodlobby.it