Dona

29 Aprile 2022

EmailTwitterFacebookWhatsApp

Il buio totale sul lobbying per le politiche climatiche

Un anno fa segnalavamo alla stampa che il Ministero della transizione ecologica (MITE), all’epoca uno dei pochi ministeri trasparenti in Italia, aveva improvvisamente fatto sparire dal sito istituzionale le agende degli incontri tra il ministro Cingolani (e i dirigenti del dicastero) e i portatori d’interessi violando il proprio stesso regolamento sulla trasparenza. Oggi, la situazione è persino peggiorata: dal sito sono state eliminate anche le vecchie agende e quelle nuove non sono mai più state pubblicate. Eppure quella climatica è la più grave emergenza del nostro tempo e dal ministero incaricato di occuparsene ci aspetteremmo una massima dose di trasparenza. Anche per questo ci vuole subito una legge sul lobbying, che renda aperti e inclusivi i processi decisionali.

di Fabio Rotondo

Le politiche ambientali conoscono tempi molto duri: l’emergenza climatica sempre più aspra, come dimostra la siccità di questi mesi, la guerra in Ucraina che condiziona le politiche energetiche e mostra tutta la fragilità di essere così dipendenti dai combustibili fossili, gli ingentissimi fondi europei del Recovery fund da spendere in breve tempo e correttamente a favore della transizione ecologica. 

Insomma, in un momento storico così complicato il minimo che ci vuole è trasparenza. Invece il Ministero guidato da Roberto Cingolani a distanza di un anno dalla nostra segnalazione non solo non ha pubblicato le Agende degli incontri con i portatori d’interessi come avrebbe dovuto fare seguendo il proprio regolamento (D.M. 257 dell’1/8/2018), ma ha anche oscurato quelle vecchie. Le Agende degli incontri sono uno strumento fondamentale per capire chi incontra i decisori pubblici e ricostruire come si è arrivati a una determinata decisione. Ad oggi soltanto il Ministero dello sviluppo economico pubblica le Agende online mentre fino all’anno scorso lo facevano anche il MITE e l’ISPRA. 

Ebbene sì, purtroppo pare che a seguire il cattivo esempio del MITE sia anche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), che dal 2018 ha adottato lo stesso decreto ministeriale del MITE. Dall’inizio del 2022 l’ISPRA non ha ancora pubblicato nessun dato relativo ai portatori di interessi incontrati. Tuttavia è una situazione ambigua quella dell’Ispra, perché non sappiamo con certezza se effettivamente i membri dell’Istituto non incontrino nessuno oppure se seguano a ruota il MITE non pubblicando più gli incontri con i lobbisti. Perlomeno, l’ISPRA non ha cancellato le Agende degli anni scorsi e fino a dicembre 2021 qualche incontro l’ha reso pubblico. 

Cos’era successo l’anno scorso

Un anno fa la voce Agenda pubblica degli incontri con i lobbisti compariva nella sezione Amministrazione Trasparente sulla prima pagina del sito del Ministero della Transizione Ecologica. Il 19 maggio 2021 ci eravamo accorti che questa voce era improvvisamente scomparsa dal menu del sito e anche sulle pagine dei singoli decisori pubblici come ad esempio quella del Ministro Cingolani. Da quel giorno in poi per ritrovare le agende bisognava addentrarsi nella giungla di voci in burocratese che solo gli addetti ai lavori conoscono: Amministrazione Trasparente> Altri Contenuti> Dati Ulteriori, da cui si apriva una nuova pagina e finalmente apparivano le Agende, anche se non venivano più aggiornate. 

Era quindi diventato quasi impossibile per un cittadino/a sapere chi avesse incontrato il ministro o i dirigenti del ministero. Abbiamo quindi avvisato subito la stampa e il 20 maggio il Fatto Quotidiano  ha telefonato al Ministro Roberto Cingolani chiedendogli spiegazioni. Si scopre l’incredibile: il 21 aprile il Garante della Privacy aveva aperto un’istruttoria perché le agende degli incontri, volute dall’ex Ministro Sergio Costa nel 2018, riporterebbero troppi dettagli e dati sugli incontri, allontanandosi a suo dire dalle linee guida dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione). L’Anac a suo tempo però aveva apprezzato l’iniziativa di Sergio Costa, rilevando che non si trattava di dati sensibili ma di pubblico interesse. Tuttavia, la nota del Garante della Privacy dava tempo 30 giorni al Ministero per adeguarsi alle richieste delineate nell’istruttoria, ma per tagliare corto gli uffici hanno pensato di nascondere l’Agenda tra i labirinti digitali della burocrazia. 

Oggi le cose sono addirittura peggiorate! Le vecchie Agende infatti sono scomparse: se cliccate su “Altri contenuti” non carica nessuna pagina, e ovviamente le Agende nuove non si sono mai più viste. Eppure il Ministero della Transizione ecologica si trova a gestire la quota più consistente delle risorse messe a disposizione dal PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza). Evidentemente lo vuole fare senza che l’opinione pubblica sappia quali interlocutori il ministro e il suo staff incontrano e quali invece non hanno la fortuna di essere ascoltati. 

Anche l’ISPRA ha un ruolo importante per la difesa ambientale e le politiche climatiche. Suona strano che nei primi quattro mesi del 2022 nessuna delle 11 divisioni interne dell’istituto, come il Dipartimentimento per la valutazione e i controlli della sostenibilità ambientale, abbia incontrato portatori d’interessi. A leggere le Agende degli anni scorsi vediamo che in effetti gli incontri segnalati sono pochissimi. Perlomeno fino a dicembre 2021 qualcosa è segnato, ma nel 2022 l’istituto intende essere trasparente oppure vuole oscurare i propri incontri come il MITE?

Come far luce sulle politiche climatiche 

“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” recita il detto, e qui ci cade a pennello perché nonostante le raccomandazioni di maggior trasparenza da parte di vari organismi internazionali come l’Ocse, il GRECO (Gruppo di stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa) e l’Unione Europea, i decisori pubblici italiani fanno passi indietro anziché avanti. Qui oltreché sordi sono anche invisibili, o almeno cercano di esserlo, e non capiamo il motivo di tutta questa segretezza sui loro incontri coi portatori d’interessi. 

Per risolvere la situazione e fare luce sui processi decisionali nei ministeri italiani ci vorrebbe una legge sul lobbying. Al momento il testo di legge è stato approvato dalla Camera, con un compromesso al ribasso, e ora è al vaglio del Senato. Il tempo però stringe perché nel 2023 cambia la legislatura, firma la petizione e chiedi ai senatori di approvare subito una buona legge sul lobbying. Le politiche climatiche hanno bisogno di trasparenza! 

FIRMA LA PETIZIONE
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x