Il 2 ottobre 2026 il Governo italiano ha recepito la direttiva europea contro le azioni legali temerarie, nata per proteggere chi critica e denuncia il potere. La realtà, però, è ben diversa: il decreto approvato lascia senza tutele adeguate giornaliste e giornalisti, attivisti, whistleblower e cittadini che rischiano di essere bersaglio di cause bavaglio infondate, intentate con l’obiettivo di mettere a tacere chi osa parlare.
Per questo, come membri di CASE Italia, il nodo italiano della Coalition Against SLAPPs in Europe, siamo scesi in piazza con degli ombrelli bucati in mano: un simbolo amaro di una legge che, proprio come quegli ombrelli, non offre una protezione adeguata.
In piazza abbiamo ascoltato le testimonianze di chi conosce direttamente la minaccia delle SLAPP, come la giornalista Antonella Napoli, da quasi trent’anni coinvolta in un processo per risarcimento danni; l’attivista e program manager di ReCommon Antonio Tricarico, querelato da Eni; e Daniele Fabbri, stand-up comedian querelato nientepopodimeno che dalla Presidente del Consiglio.
Questa battaglia, però, non riguarda soltanto chi ha subito una SLAPP in prima persona: riguarda tutte e tutti, anche te. Perché quando criticare, denunciare o persino fare una battuta può comportare il rischio di dover affrontare spese legali insostenibili o richieste di risarcimento sproporzionate, a essere messa in discussione è la libertà dell’intera società.
Cosa puoi fare per provare a cambiare le cose? Firmare la nuova petizione di CASE Italia.
Con il tuo sostegno e quello di tutte le persone che decideranno di firmare, chiederemo al Governo e al Parlamento di modificare la legge approvata il 2 ottobre. In particolare, chiediamo di:
– proteggere tutte le persone bersaglio di SLAPP, nei procedimenti nazionali e transfrontalieri, civili, penali e amministrativi;
– limitare le richieste economiche sproporzionate;
– garantire a chi subisce una SLAPP il rimborso integrale delle spese legali e il risarcimento dei danni;
– introdurre sanzioni efficaci contro chi utilizza sistematicamente azioni legali temerarie per intimidire chi partecipa al dibattito pubblico.
Firma e condividi la petizione: difendere chi parla significa difendere il diritto di tutte e tutti a essere informati, a esprimersi e a partecipare alla vita democratica.
Sotto la pioggia delle querele bavaglio, non possiamo restare a guardare con un ombrello bucato in mano!