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8 Maggio 2026

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Partecipazione digitale, ostruzionismo reale

Il paradosso della democrazia, tra piattaforme digitali che agevolano la partecipazione, distanze siderali tra partiti tradizionali e cittadinanza, fame di politica delle fasce più giovani e la mancanza di dati accessibili e consultabili

di The Good Lobby Italia

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Ultime firme

  • Vittorio V.

    25 min fa

  • Graziella G.

    25 min fa

  • Egidio B.

    32 min fa

Nell’estate 2025, le energie di The Good Lobby si sono concentrate sull’iniziativa Voglio Votare Fuorisede per ottenere una legge sul voto a distanza insieme a Will Media e alla Rete Voto Fuorisede e colmare un vuoto democratico che penalizza quasi 5 milioni di cittadini e cittadine. In poco più di tre mesi, grazie a una mobilitazione senza precedenti, abbiamo raccolto oltre 50.000 firme, depositando ufficialmente la proposta di legge di iniziativa popolare in Senato. 

Il 4 maggio 2026 – esattamente tre mesi dopo l’assegnazione della pdl alla Commissione Affari Costituzionali del Senato – è scaduto il termine per l’esame del testo in Commissione, ma la data non è stata rispettata e il testo non è mai approdato in Aula. 

Il ritardo sulla nostra proposta non è un caso isolato, né sembra il frutto di un’ostilità politica mirata: il tema del voto fuori sede è ormai centrale nel dibattito pubblico e gode di un sostegno trasversale. Il problema è piuttosto sistemico e riguarda il mancato rispetto dei regolamenti sulle leggi di iniziativa popolare che il Parlamento stesso si è dato. 

I numeri parlano chiaro: su 21 proposte di legge di iniziativa popolare che hanno raggiunto le 50.000 firme in questa Legislatura, ben 19 non sono state discusse nei tempi previsti e 15 sono ancora in attesa di riscontro.

Non siamo i soli a denunciare questo stallo. 

Lo scorso febbraio Meglio Legale e l’Associazione Luca Coscioni hanno presentato una formale diffida alla Presidenza del Senato e alla Conferenza dei Capigruppo proprio per sollecitare la calendarizzazione della proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’autoproduzione della cannabis, depositata e rimasta per mesi a prendere polvere nei cassetti. Alla fine, complice la diffida e un blitz davanti al presidente del Senato, Ignazio La Russa, all’uscita di un evento alla Biblioteca del Senato, l’iter di discussione è finalmente iniziato. 

 

La “fame” di partecipazione: 3,7 milioni di firme

 

Mentre il Parlamento rallenta, il Paese corre. Grazie a Liberiamoli tutti” (iniziativa della campagna #DatiBeneComune), sappiamo che da luglio 2024 – data di lancio della piattaforma del ministero della Giustizia per la raccolta digitale delle firme – sono state raccolte ben 3.7 milioni di adesioni tra proposte di referendum e leggi di iniziativa popolare. 

La piattaforma, ottenuta grazie a una vittoriosa campagna della società civile, ha incentivato la partecipazione grazie alla semplificazione del processo (non dimentichiamo che fino a metà 2024 le firme si raccoglievano in formato cartaceo) e ha aumentato le probabilità per le proposte di legge di iniziativa popolare di raggiungere le 50mila firme necessarie a essere valide, accorciando i tempi medi di raccolta delle sottoscrizioni. 

Si tratta di dati impressionanti, soprattutto se letti in contrasto con il crollo dell’affluenza generale alle urne che dura da quarant’anni per lasciare spazio a un crescente astensionismo

I numeri smontano anche un vecchio pregiudizio: chi firma di più, in termini assoluti, sono giovani tra i 23 e i 27 anni, con oltre 600mila firme raccolte tra tutte le iniziative. Il 63% di questi firmatari, inoltre, è di sesso femnminile, percentuale che sale a 68% nella fascia dei “giovanissimi” 18-22. 

Come ha evidenziato Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby Italia, nel suo editoriale per Liberiamoli tutti, il referendum costituzionale dello scorso marzo – che ha visto un massiccio ritorno alle urne soprattutto da parte delle generazioni più giovani  – conferma che in Italia esiste una domanda di partecipazione che i partiti tradizionali non riescono più a intercettare. I cittadini non vogliono limitarsi al rito del voto ogni cinque anni; vogliono incidere sui temi che sentono urgenti. 

 

Trasparenza cercasi: i limiti della piattaforma

 

Se la digitalizzazione ha abbattuto le barriere all’ingresso, la piattaforma ministeriale “Referendum e iniziative popolari” resta però un’occasione colta solo a metà per diversi motivi. 

Purtroppo la piattaforma “Referendum e iniziative popolari” non presenta una sezione dedicata ai dati: non si può quindi esaminare l’andamento nel tempo delle proposte di legge e non si può confrontare un’iniziativa con un’altra. I dati non sono disponibili in formato aperto e machine readable. Le poche informazioni “statistiche” disponibili sono visibili solo una volta fatto l’accesso con lo SPID e la carta d’identità elettronica. Né è possibile condividere URL dedicati con le singole proposte, facilitando il “passaparola”. Ma, più in generale, perché la piattaforma non sia solo uno strumento di firma, bensì un’opportunità di far crescere la partecipazione e di valutarne l’impatto, servirebbe attivare un feed RSS che consenta di ricevere aggiornamenti sulle proposte firmate, seguendone l’iter successivo alla sottoscrizione. 

Senza questi strumenti, il rischio è che la partecipazione si riduca a un semplice “click activism”. Per responsabilizzare i firmatari e renderli parte di un processo collettivo, la piattaforma deve diventare un ecosistema trasparente, non solo un modulo di raccolta firme. 

 

Conclusione 

 

Non possiamo restare in silenzio davanti a un Parlamento che ignora le proprie regole e, di riflesso, la volontà di milioni di cittadini. La “fame” di politica di cittadine e cittadini, soprattutto giovani, è un capitale politico che l’Italia non può permettersi di sprecare. Chiediamo che le proposte di iniziativa popolare, a partire da Voglio Votare Fuorisede, ricevano tutta l’attenzione di una discussione parlamentare, nei tempi previsti.
La democrazia non può attendere i comodi di una Commissione. 

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