5 Febbraio 2020

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Perché è ora di una legge sulle lobby in Italia

The Good Lobby ha chiesto al governo italiano di approntare una legge che superi certi limiti dell'attuale normativa

di Federico Anghelé

Questo articolo è apparso il 16/01/2020 su Formiche.net

Una legge sulle lobby nel programma di governo del presidente Conte: è questo l’impegno che The Good Lobby, l’organizzazione europea che si occupa di democratizzare l’accesso alle decisioni pubbliche, ha chiesto alla ministra della Pubblica amministrazione Dadone. Le cronache degli ultimi mesi, con l’inchiesta sulla Fondazione Open e le polemiche sui fondi che il patron della compagnia di navigazione Moby ha elargito trasversalmente alle forze politiche, non hanno solo messo in luce i limiti dell’attuale normativa sul finanziamento alla politica, ma anche le modalità con cui gli attori del settore economico cercano di influenzare le decisioni pubbliche. Per evitare questo cortocircuito tra affari, politica e istituzioni, abbiamo invitato la ministra Dadone ad agire in fretta per evitare un’ulteriore escalation di sfiducia nei confronti delle istituzioni rappresentative, diventando l’“ambasciatrice” al governo sui temi della trasparenza e dell’accessibilità del processo decisionale.

Il punto di partenza è quello di rendere di nuovo pubblici, online, due strumenti fondamentali per “autoregolamentare” l’attività di lobbying: il registro dei portatori di interessi e le agende degli incontri della ministra e degli altri dirigenti del ministero. La misura introdotta dall’allora ministra Madia su impulso delle organizzazioni della società civile come Riparte il futuro (oggi The Good Lobby Italia), misura poi soppressa dal successore Giulia Bongiorno, rappresenterebbe una best practice su cui poter coinvolgere anche gli altri ministeri. Ad oggi, solo il Ministero dello Sviluppo economico, quello del Lavoro e quello dell’Ambiente hanno introdotto registri o agende che contribuiscono a rendere meno opaco il processo di formazione delle decisioni pubbliche.

L’impegno sul lobbying chiesto al governo dovrebbe andare di pari passo agli sforzi portati avanti in queste settimane dal Parlamento, che ancora una volta sta tentando di discutere un testo che regolamenti i rapporti tra decisori pubblici e portatori di interessi. La Commissione affari costituzionali della Camera ha infatti accorpato le tre proposte di legge presentate da Francesco Silvestri per il Movimento 5 Stelle, da Silvia Fregolent per Italia Viva e da Marianna Madia per il Pd. L’augurio è che ora il presidente della Commissione Brescia avvii il ciclo di audizioni coinvolgendo tutti i soggetti interessati.

La ministra Dadone si è mostrata disponibile a raccogliere la sfida lanciata da The Good Lobby, che ha intensificato la mobilitazione dal basso per chiedere al Presidente Conte che la regolamentazione del lobbying entri nell’agenda del governo. Oltre 5.000 cittadini hanno già firmato una petizione online che chiede una regolamentazione organica, che preveda un registro pubblico obbligatorio per i lobbisti; agende pubbliche degli incontri tra politici, funzionari pubblici e lobbisti; sanzioni serie per punire i comportamenti illeciti dei lobbisti e dei decisori pubblici; e infine, consultazioni pubbliche per permettere agli iscritti al registro di essere ascoltati sui propri temi di riferimento e far pervenire agli organi decisionali tutti i contributi ritenuti utili al dibattito.

L’obiettivo della campagna di The Good Lobby non è quello di coinvolgere soltanto gli addetti ai lavori, ma di creare un network il più ampio possibile di soggetti che abbiano a cuore la decisione pubblica. Perché quando si parla di lobbying, si parla in realtà di democrazia e di quanto i politici sono pronti ad ascoltare tutti quei portatori di competenze, interessi e valori che potrebbero contribuire a rendere più efficaci e plurali le scelte fatte dalle istituzioni.

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