27 Febbraio 2026
MCristina R.
2 ore, 1 min fa
Gian franco B.
1 giorni fa
Valentina Z.
1 giorni fa
Come proteggersi dalla policy capture, ovvero dalla cattura delle norme e dei regolamenti prodotti dalla politica? Partendo da questa domanda, vorrei metterne in discussione la premessa. Il punto è che non dobbiamo più fare i conti semplicemente con la cattura delle policy.
Dobbiamo confrontarci con la cattura dell’intera politica, e questo cambia tutto. La cattura della politica opera a monte del processo decisionale, che tradizionalmente è stato al centro dell’attenzione della comunità dell’Open Government Partnership (OGP).
Qual è la differenza?
La cattura delle policy si verifica quando l’industria riesce a indebolire una normativa specifica.
La cattura della politica, invece, si verifica quando l’industria controlla ciò che viene discusso, chi viene eletto e cosa è considerato “buon senso”. In pratica l’industria controlla la politica nel suo complesso.
Tutti i nostri strumenti anti-cattura, quali registri delle attività di lobbying, le norme sulla trasparenza e processi di consultazione, agiscono al livello di singole decisioni politiche su normative e regolamenti. Tuttavia, quando è la politica stessa ad essere catturata, questi strumenti diventano irrilevanti.
Vi fornirò alcuni esempi concreti di questo cambiamento.
Sull’agenda politica: non è che le compagnie petrolifere facciano pressione contro la tassa sul carbonio. È che la tassa sul carbonio non arriva mai al voto, perché i partiti vicini agli interessi dell’industria fossile controllano l’agenda legislativa.
Sul finanziamento: non si tratta più solo di singoli casi di “porte girevoli”. Interi partiti politici dipendono finanziariamente dal settore dei combustibili fossili, e alcuni governi regionali dipendono dalle entrate derivanti dall’estrazione. Non possono letteralmente permettersi di governare senza quelle risorse.
Sulla narrativa: l’industria non ha più bisogno di contestare la scienza climatica nelle audizioni parlamentari. Hanno ottenuto qualcosa di più significativo: hanno conquistato il linguaggio che utilizziamo. “Sicurezza energetica” ora significa automaticamente più gasdotti. “Accessibilità” diventa sinonimo di sussidi ai combustibili fossili. “Transizione giusta” significa procedere lentamente per trent’anni. Queste non sono più posizioni oggetto di dibattito, ma il punto di partenza implicito.
Sull’attuazione: invece di fare pressione contro singole leggi, assistiamo a ricorsi costituzionali che bloccano per anni la legislazione climatica nei tribunali, a nomine giudiziarie strategiche e a conflitti tra livello federale e statale progettati per paralizzare qualsiasi intervento.
Ecco la parte più frustrante: gli strumenti tradizionali contro la cattura delle policy si fondano sull’idea che rendere visibile un problema sia sufficiente a risolverlo. Ma oggi disponiamo di una trasparenza diffusa. Possiamo vedere con precisione chi finanzia quali politici, partecipiamo a ogni consultazione e presentiamo evidenze scientifiche solide¹. Eppure continuiamo a perdere.
Perché? È come avere eccellenti telecamere di sicurezza sulla porta d’ingresso mentre i ladri entrano dal seminterrato. I nostri strumenti monitorano il livello visibile del processo decisionale, ma la cattura si è spostata a un livello politico più profondo e meno visibile. Le decisioni reali non vengono prese attraverso i processi trasparenti che osserviamo. Vengono prese a monte, in spazi politici che questi strumenti non sono stati progettati per raggiungere.
Un esempio proviene dal nostro lavoro a The Good Lobby. Con il progetto Decarb Lobbying abbiamo mappato i legami di lobbying tra le aziende produttrici di combustibili fossili e società di consulenza con sede nell’UE. Abbiamo scoperto:
La nostra ricerca mirava a denunciare i consulenti europei che accettano fondi dall’industria fossile. È stata anche ripresa dai media, ma non ha generato la reazione attesa.
Ciò che rende questo momento particolarmente pericoloso: l’industria dei combustibili fossili si sta indebolendo economicamente, ma si sta rafforzando politicamente.
Dal punto di vista economico la traiettoria è chiara. In molti mercati solare ed eolico sono ormai più economici dei nuovi impianti a combustibili fossili. Le principali banche stanno disinvestendo, almeno in parte. Le compagnie assicurative stanno ritirando la copertura. La crisi degli “stranded asset” (asset bloccati) è in crescita.
Ma dal punto di vista politico? Con il declino economico del settore, questo sta diventando sempre più disperato e aggressivo. Sta sfruttando il potere politico accumulato nel corso di decenni finché ne ha ancora la possibilità. Pensate a un animale ferito, che è più pericoloso quando è messo alle strette. Questo è il paradosso che stiamo affrontando ora.
E qui sta il problema: i sistemi politici si adattano più lentamente dei mercati. Questo genera un ritardo pericoloso. Un’industria economicamente in declino esercita ancora un potere politico sproporzionato per rallentare la propria obsolescenza.
È per questo che le tradizionali campagne di “name and shame” funzionano sempre meno. Gli interessi fossili non si nascondono più. Operano apertamente, perché hanno normalizzato la loro protezione politica. La resistenza alla transizione energetica viene ormai percepita come una posizione legittima nel dibattito pubblico, non come una manovra delle grandi aziende.
Alla luce di questa realtà, cosa possiamo fare?
Vedo quattro possibili approcci:
Accelerare il declino economico
So che può sembrare crudele, ma il mondo della politica è ostaggio degli interessi fossili perché questi ultimi controllano ancora abbastanza denaro e posti di lavoro da creare dipendenza. Anche se non possiamo spezzare direttamente questa dipendenza politica, possiamo distruggere le fondamenta economiche che la sostengono.
Come?
Un modo è quello di costruire alternative su larga scala. Ogni parco eolico, impianto solare e struttura di accumulo energetico rappresenta un fatto economico che sposta l’equilibrio politico. Quando le rinnovabili dominano investimenti e occupazione, la contrapposizione “lavoro VS ambiente” perde credibilità. Questo accelera quella che viene chiamata “dinamica degli asset bloccati” (stranded asset).
Dobbiamo inoltre rendere esplicita la dipendenza fiscale. Quando i governi fanno affidamento sulle entrate derivanti dai combustibili fossili, chiamiamo questa dipendenza con il suo nome: un conflitto di interessi strutturale. Non una voce di bilancio neutra, ma la radice della cattura della politica.
Perché funziona? Perché i politici seguono il potere economico. Quando il settore fossile diventa marginale sul piano economico, la sua protezione politica diventa insostenibile.
Ricorrere ai tribunali quando la politica fallisce
Quando i canali politici vengono conquistati dall’industria, il contenzioso strategico diventa fondamentale. I casi di responsabilità climatica rendono costosi i ritardi. Il contenzioso basato sui diritti aggira completamente i legislatori cooptati, perché i tribunali creano obblighi vincolanti indipendentemente dalle preferenze dell’industria. Le sfide amministrative su progetti specifici rallentano l’espansione dei combustibili fossili, facendo scadere il tempo a disposizione per le infrastrutture obsolete.
Questo approccio funziona perché richiede solo legittimità giuridica e prove, non volontà politica. E fa guadagnare tempo mentre mutano gli equilibri economici.
Agire a livello locale quando le politiche nazionali sono bloccate
Città e Regioni possono intervenire quando i governi nazionali non lo fanno. Sembra che i Comuni stiano acquistando energia rinnovabile su larga scala, che le città stiano bloccando le infrastrutture per i combustibili fossili attraverso la zonizzazione e l’obbligo di elettrificazione degli edifici, e che reti come C40 Cities stiano condividendo le migliori pratiche e creando pressione tra pari.
Questa strategia sfrutta il federalismo per aggirare gli ostacoli ed espandere il concetto di città santuario oltre i consueti ambiti politici settoriali. Crea dinamiche competitive: le regioni dimostrano che l’azione per il clima funziona dal punto di vista economico, facendo apparire l’ostruzionismo nazionale come un passo indietro.
Dividere la coalizione economica
Il potere politico dell’industria fossile dipende anche dalla narrazione “economia VS ambiente”. Questo schema va spezzato.
Esistono enormi interessi economici in contrasto con quelli legati alla protezione dei combustibili fossili.
Una volta che questi interessi si mobilitano politicamente, i combustibili fossili perdono il loro monopolio sulla credibilità economica:
Non si tratta di un argomento morale, ma di politica dei gruppi di interesse. Ed è così che si rompe effettivamente il circolo vizioso.
Allora, che ne è della trasparenza e della partecipazione?
Dobbiamo essere onesti. In un sistema politico asservito, questi strumenti non garantiranno un’influenza democratica. Dobbiamo invece utilizzarli in modo diverso. Ci sono tre approcci da esplorare:
In questo contesto, il valore del governo aperto risiede nella sua funzione difensiva contro l’industria fossile. Attraverso una continua attività di sensibilizzazione a favore di una maggiore trasparenza e partecipazione nella transizione energetica, possiamo rallentare il regresso, raccogliere prove contro l’industria dei combustibili fossili e guadagnare tempo per invertire la tendenza alla cattura della politica.
Non abbiamo il tempo necessario per riformare un sistema politico compromesso mentre affrontiamo minacce estreme dovute al cambiamento climatico.
Dobbiamo invece minare l’influenza politica in modo indiretto: accelerando il declino economico dei combustibili fossili fino a rendere insostenibile l’influenza politica, costruendo centri di potere alternativi (città, tribunali, nuove coalizioni economiche) in grado di agire nonostante l’influenza a livello nazionale, utilizzando strumenti procedurali in chiave difensiva e preparando riforme per quando si presenterà l’occasione politica.
La transizione energetica avverrà prima attraverso uno spostamento degli equilibri economici e poi attraverso il cambiamento politico, non il contrario.
La sfida è raggiungere i punti di svolta economici prima che una politica catturata produca esiti irreversibili. La buona notizia? Le energie rinnovabili stanno avanzando più rapidamente del previsto sul piano economico. La questione è se riusciremo a impedire alle istituzioni politiche di sabotare ciò che i mercati stanno già realizzando.
¹ L’autore si riferisce al contesto europeo, dove i livelli di trasparenza e gli strumenti di controllo sono superiori rispetto all’Italia.
Il seguente intervento è stato tradotto dall’inglese. L’originale, scritto per Open Government Partnership, lo trovate qui.