29 Settembre 2020

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Viaggiare in UE durante la pandemia: Paese che vai, regole che trovi

di The Good Lobby

Sono passati mesi oramai dallo scoppio della pandemia, eppure, nonostante l’evidente necessità di un approccio integrato al contenimento del virus, del coordinamento fra Stati europei ancora non si vede l’ombra.

Quello che succede a chi decide di avventurarsi da un Paese dell’Ue all’altro lo potete leggere nella testimonianza del nostro fondatore, Alberto Alemanno. Piccola anticipazione: sulla base dell’esperienza diretta di Alberto, le misure messe in campo dall’Italia contrastano lo stereotipo di Paese pasticcione e non rispettoso delle regole. Almeno su questo aspetto, le sorprese sono positive. Il resto del suo racconto non fa altro che confermare ciò che stiamo chiedendo da mesi: serve un’Unione Europea della salute  per evitare di dover assistere nuovamente all’introduzione di misure arbitrarie messe in campo da ciascuno Stato membro – un approccio che mette in pericolo la salute e i diritti di tutti i cittadini europei.

Dopo 6 mesi di “immobilità”, questa settimana mi sono avventurato di nuovo oltre confine. Ho visitato 4 paesi, attraversato 4 aeroporti e 4 stazioni ferroviarie, nel pieno rispetto della legislazione applicabile.

Vi racconterò la mia esperienza attraverso una serie di aneddoti.
Nel complesso è stata un’esperienza distopica. Mi ha fatto affrontare la paura di viaggiare di nuovo e ha rivelato diverse differenze importanti – stranamente controintuitive – tra i Paesi che ho visitato, oltre ad una totale mancanza di coordinamento tra i vari Stati.

FRANCIA

Attraversare il confine francese dalla Spagna ha comportato attraversare lo spettrale aeroporto di Bilbao e una volta a Parigi mostrare il mio passaporto due volte: la prima, all’atterraggio, a due poliziotti che si sono avventurati fin dentro l’aereo (!), prima di farci entrare in aeroporto. La seconda, dopo pochi minuti all’aeroporto da Charles de Gaulles. Brutta esperienza come al solito e nemmeno un tentativo di verifica dello stato di salute dei passeggeri da parte delle autorità francesi. AirFrance ha chiesto i nostri dati di contatto durante il volo (su modulo cartaceo).

Nei ristoranti di Parigi:
1. nessun menu con QR code ma solo menu cartaceo
2. nessun tracciamento dei contatti, né online né su carta

Tracciamento dei contatti a stile libero!

BELGIO

Da Parigi, mi sono avventurato in Belgio in treno, il solito Thalys. Oltre a indossare una mascherina, nessun controllo né prima né durante l’imbarco.
Nessun controllo all’arrivo a Bruxelles.
In molti ristoranti è necessario compilare un modulo di contatto, ma non ovunque. È il Belgio, approssimativo, con misure a macchia di leopardo ma in qualche modo rassicurante.

ITALIA
Da Bruxelles sono volato a Roma su un aereo Alitalia gremito, dopo un’interminabile e noiosa procedura di imbarco durante la quale ho dovuto compilare un form di tracciamento contatti. All’arrivo, la mia temperatura è stata nuovamente controllata prima di imbarcarmi sul volo per Firenze.
Una volta a Firenze, e dopo un viaggio molto accidentato (punizione per non aver preso invece il treno), il personale all’aeroporto ha nuovamente ricontrollato la temperatura dei passeggeri, interrogandoli sulla loro provenienza. Esperienza fluida e in qualche modo confortante di contatto umano.

All’Istituto Universitario Europeo, personale extra controlla sistematicamente il comportamento delle persone, assicura il rispetto delle distanziamento sociale in mensa (sia da seduti che in piedi), camminando lungo corridoi e gli spazi aperti. Quando ho preso un biscotto da un vassoio, mi è stato ordinato di mangiarli tutti (Ora li mangi tutti dottò!). Vabbè.

Il livello di controllo sociale che ho sperimentato non ha precedenti. Non solo tutti sembrano seguire scrupolosamente le regole, ma si impegnano anche ad aiutare gli altri a fare lo stesso.

La gente fa la fila ordinatamente (fuori dai negozi, salendo sui treni …). Wow. È la Svizzera, non l’Italia. Invece…

Lo stesso livello di rispetto delle regole può essere osservato nelle strade, negli hotel e nelle stazioni ferroviarie, nonché nei ristoranti dove una persona per tavolo deve condividere i suoi contatti personali per consentire ai contact tracer di svolgere il proprio lavoro. Lavoro meticoloso, sulla carta.
Per quanto bizantino possa sembrare, eppure sembra funzionare. Davvero.

Non ho mai assistito ad un livello di rispetto individuale e collettivo analogo a nessun altro sistema di regole in Italia prima. È così virtuoso che mi ha ricordato paesi come il Giappone.

Cosa ci dice dell’Italia un livello così alto di accettazione e rispetto delle restrizioni COVID?
In un momento in cui le proteste anti-mascherine si diffondono in tutta Europa – da Madrid a Marsiglia fino alla Germania – il popolo italiano sembra fare le cose giuste. Eppure nessuno sembra davvero sapere perché e come sta accadendo.

SPAGNA
Tornando in Spagna – indossando l’onnipresente maschera – mi piace credere che esista una correlazione tra la condotta italiana eccezionalmente virtuosa e l’attuale situazione epidemiologica del Paese.
Ad oggi in Italia il 2% dei test risulta positivo, mentre in Spagna il 13%.

Ovviamente, non esiste una reale comparabilità fra i diversi Paesi in quanto ogni nazione ha la propria politica su test, metodi e valutazioni.

L’Europa è viva, ma ancora non così vitale..

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