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10 Novembre 2021

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12 giorni per portare il ddl lobbying in Aula, ma la legge è a rischio affossamento

Questi sono i giorni cruciali per avere finalmente una legge in grado di garantire decisioni pubbliche più trasparenti e aperte regolando di fatto gli incontri tra i lobbisti e i decisori pubblici. La politica però fa finta di nulla: i parlamentari propongono emendamenti impresentabili e il governo non si esprime. Abbiamo bisogno di voi!

di Fabio Rotondo

Il 22 novembre il “ddl lobbying” è calendarizzato in Aula a Montecitorio, ciò vuol dire che i deputati dovrebbero votare la proposta di legge. Questo è un primo importante passo, ma rischia di essere un passo falso. Perché? I parlamentari di quasi tutti gli schieramenti hanno presentato emendamenti che rischiano di rendere la legge inutile. Il 22 novembre non rischia di essere solo un passo falso,  ma addirittura un passo nella fossa. Perché se il Ministero della Pubblica Amministrazione, incaricato dal governo a dare un parere sugli emendamenti, non si sbriga a esprimersi, il “ddl lobbying” non verrà discusso ma rimandato a chissà quando (sicuramente dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica a inizio 2022). Il 3 novembre il Commissario europeo alla giustizia Didier Reynders ha ricordato per la seconda volta in un anno, la prima è stata il 24 febbraio, alla Commissione Affari Costituzionali quanto sia importante una legge sul lobbying per contrastare la corruzione. Per il momento sembra non sia servito a nulla, per questo dobbiamo sbloccare l’iter con il vostro aiuto!

Sugli emendamenti subdoli, cosa dirà il governo?

Un emendamento è una proposta di modifica (sostituzione o aggiunta) di parti del testo di una legge. Ma se su alcuni emendamenti siamo d’accordo e pensiamo diano valore aggiunto al disegno di legge, ce ne sono un paio che proprio non ci vanno giù perché in contrasto con gli standard internazionali che negli ultimi mesi OCSE, GRECO (Consiglio d’Europa), Unione Europea,  OSCE, ci hanno più volte ricordato di rispettare, venendo ignorati. Il primo presentato da Liberi e Uguali, Italia Viva, Partito Democratico riguarda la riduzione  ad un anno o  addirittura l’eliminazione totale del periodo di raffreddamento per i parlamentari, funzionari pubblici o membri del governo che a fine mandato vorrebbero passare immediatamente a lavorare nel privato occupandosi delle medesime questioni su cui hanno lavorato durante l’incarico pubblico o addirittura diventare lobbisti. È il fenomeno delle porte girevoli, di cui abbiamo parlato nel nostro dossier con il Fatto Quotidiano.

 

Il secondo ancora più grave, presentato da Italia Viva, Partito Democratico, Coraggio italia, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Gruppo Misto mira a escludere le associazioni imprenditoriali (come Confindustria) e le principali sigle sindacali (come la CGIL) dagli obblighi di trasparenza e rendicontazione previsti per chiunque interagisca con i decisori pubblici. Un trattamento di favore che non trova riscontro negli altri Paesi europei ma soprattutto un paradosso perché Confindustria e i sindacati si iscrivono regolarmente nel Registro della trasparenza delle istituzioni europee. Grazie al registro europeo sappiamo che Confindustria ha all’attivo ben 77 incontri con i Commissari, alti dirigenti e europarlamentari (dati disponibili grazie all’Integrity Watch di Transparency International), spendendo quasi 1 milione di euro in attività di lobbying (il doppio dei cugini francesi del Mouvement des Entreprises de France che dichiarano 500.000 euro in lobbying con 28 incontri registrati). La CISL ha invece dichiarato di spendere 400.000 euro in attività di lobbying a Bruxelles con 3 soli incontri con le istituzioni europee.

Che cosa hanno paura di nascondere le imprese e i sindacati nostrani tanto da  non voler apparire nel Registro della trasparenza e nelle Agende degli incontri? Queste categorie hanno già pieno accesso alle istituzioni e dispongono spesso di una linea diretta per poter influenzare le decisioni pubbliche. Molte altre categorie non hanno questa fortuna e rimangono fuori dai tavoli decisionali. In breve, se passasse questo emendamento, soggetti come Confindustria potrebbero agire liberamente fuori da ogni regola, mentre tutti gli altri avrebbero l’obbligo di lavorare, giustamente, in piena trasparenza. Ciò andrebbe a creare uno squilibrio nelle opportunità di accesso al processo decisionale pubblico favorendo i pochi a discapito dei molti (come già avviene).

Aiutaci a sbloccare la legge

La situazione è grave: se davvero il governo ritiene la trasparenza delle decisioni pubbliche un elemento fondamentale contro la corruzione, come dichiarato dal Ministro Renato Brunetta in conferenza al CNEL il 25 ottobre, ce lo dimostri. Noi 31 organizzazioni della coalizione #Lobbying4Change chiediamo al governo di pronunciarsi subito sugli emendamenti,  evitando un assist a Confindustria e ai sindacati. Aiutaci a portare il ddl aula! Firma la petizione ed entra in azione!

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