Ogni giorno in Italia centinaia di giornalisti, attiviste e comuni cittadini sono vittime di SLAPP, querele per diffamazione del tutto infondate che hanno il solo scopo di intimidire e mettere un freno a inchieste e azioni di denuncia. Ne abbiamo raccolte 9 tra le più sconcertanti degli ultimi anni. VOTA LA SLAPP PIÙ SCANDALOSA!
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Assolta al termine di un procedimento giudiziario iniziato nel 1998, la giornalista Antonella Napoli è ancora bersaglio degli eredi del querelante
Da un’inchiesta del 1998 su un giro di aborti clandestini in Campania emerse un caso di peculato: il presidente del TAR di Salerno avrebbe usato l’auto di servizio per accompagnare la giovane amante ad abortire nello studio di un amico che gestiva il giro. Il procedimento penale è stato archiviato, ma quello civile è ancora aperto: da oltre vent’anni gli eredi del querelante, deceduto qualche anno dopo, chiedono il risarcimento danni, tenendola intrappolata in un processo senza fine. Nel frattempo, il giornale su cui era stata pubblicata l’inchiesta è fallito e Antonella Napoli si è ritrovata a dover sostenere personalmente tutte le spese legali.
L’ex cardinale Becciu ha chiesto 10 milioni di danni all’Espresso, accusando il settimanale di avergli tolto la possibilità di diventare Papa
La citazione in giudizio si riferisce a un’inchiesta pubblicata da L’Espresso il 24 settembre 2020 che anticipava i contenuti di un’indagine della Guardia di Finanza secondo cui il cardinale avrebbe dirottato 100mila euro dalle casse vaticane a beneficio di una cooperativa controllata dal fratello nella diocesi di Ozieri in Sardegna.
Madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti lamentò la lentezza delle indagini su un giornale di Ferrara. La PM chiese un risarcimento da 1.5 milioni
Maria Emanuela Guerra è il primo pubblico ministero che si occupò dell’indagine sulla morte di Federico Aldrovandi: 5 mesi dopo il decesso lasciò l’incarico per motivi personali. La madre del giovane si lamentò dell’operato della PM sul giornale La Nuova Ferrara e per questo fu accusata di diffamazione. Verrà assolta dalle accuse assieme a due giornalisti.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha querelato lo stand-up comedian Daniele Fabbri per alcuni epiteti usati durante un podcast satirico
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha querelato il comico Daniele Fabbri per un episodio del suo podcast satirico “Contiene Parolacce”, pubblicato nel 2021. In quella puntata Fabbri criticava gli insulti sessisti rivolti a Meloni, sostenendo che si potrebbero usare offese non discriminatorie, citando esempi come “puzzona” o “peracottara”. La querela è stata notificata nell’estate del 2023, ma la vicenda è diventata pubblica solo nel 2025, quando Meloni ha chiesto anche un risarcimento di 20 mila euro.
Il ricercatore dell’OMS Francesco Zambon fu querelato da Ranieri Guerra, dirigente dell’OMS, per le sue rivelazioni sulle irregolarità nella gestione del piano pandemico. La richiesta era di 2.5 milioni di danni richiesti
Nel maggio 2020 l’OMS pubblicò – e rimosse dopo 24 ore – un rapporto sulla gestione italiana della pandemia, che denunciava un dato cruciale: l’Italia non aggiornava il piano pandemico dal 2006, risultando impreparata all’emergenza. L’autore del rapporto, Francesco Zambon, ha poi dichiarato di essere stato messo sotto pressione da Ranieri Guerra, alto dirigente OMS ed ex funzionario del Ministero della Salute, per attenuare o rimuovere il riferimento a quel piano obsoleto.
Ben 138 ricorrenti firmarono una richiesta di risarcimento da 39 milioni di euro per un’inchiesta sul fenomeno delle università telematiche che ricostruiva la storia dei fondatori della Pegaso S.p.A.
Un’azione legale da record: nel 2018 due giornalisti, due direttori e la società editrice GEDI Spa (all’epoca Gruppo Editoriale L’Espresso) sono stati citati in giudizio con una richiesta di risarcimento di 39 milioni di euro. A presentarla, l’Università Telematica Pegaso, il suo fondatore Danilo Iervolino – in proprio e come presidente della Pegaso Spa – insieme a 137 tra dipendenti e docenti dell’ateneo. La causa riguardava tre articoli giornalistici che, dopo tre anni di battaglie legali, sono stati riconosciuti non diffamatori. In uno dei due procedimenti cautelari, il Tribunale di Napoli aveva già stabilito che i fatti riportati dal giornalista Nello Trocchia erano tutti corrispondenti al vero. Nonostante ciò, nella fase iniziale uno degli articoli contestati fu comunque rimosso dalla rete per ordine di un giudice.
Il sottosegretario ha querelato Domani per un articolo di cronaca, ma non ha allegato l’articolo che riteneva diffamatorio. Così la procura ha inviato due carabinieri in redazione per recuperare l’articolo
Il sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Claudio Durigon ha denunciato il quotidiano Domani per un articolo del 2023 firmato da Giovanni Tizian e Nello Trocchia sui suoi rapporti con Simone Di Marcantonio, ex dirigente del sindacato UGL ai tempi in cui Durigon era vicesegretario, condannato per estorsione. Sulla base della querela presentata da Durigon, la procura ha ordinato il sequestro dell’articolo: una decisione singolare, anche perché di norma è chi sporge querela che deve allegare il testo ritenuto diffamatorio. In questo caso, tuttavia, il magistrato, invece di chiedere al querelante di produrre il materiale, ha scelto di firmare un atto invasivo nei confronti del giornale.
Il Gruppo Danieli ha cercato di avere accesso ai dati personali delle persone che avevano firmato una petizione contro la costruzione di una sua acciaieria
Nel 2023 il gruppo industriale Danieli ha pianificato la costruzione di un’acciaieria a Porto Nogaro, in Friuli. Il progetto si è però fermato dopo che la Regione ha ricevuto una petizione con oltre 24mila firme raccolte dal comitato “Salviamo la Laguna”. Uno stop giudicato inaccettabile dall’azienda, che ha chiesto di poter accedere ai nomi e ai cognomi dei cittadini firmatari della petizione. Di fronte al rifiuto della Regione, motivato da ragioni di privacy, la Danieli ha presentato ricorso al Tar, che inizialmente lo ha accolto. La decisione è stata poi ribaltata dal Consiglio di Stato, che ha negato l’accesso ai dati. Nel testo del ricorso, la Danieli ha dichiarato l’intenzione di agire contro “i sottoscrittori della petizione”, valutando “alternativamente una querela per diffamazione o un’azione civile per il risarcimento del danno”.
ENI, querelante seriale nei confronti di giornalisti, attivisti, whistleblower e testimoni in tribunale che hanno criticato le sue attività, denuncia Tricarico di ReCommon per le sue dichiarazioni a Report
Durante una puntata di Report, andata in onda su Rai 3 il 5 maggio 2024, Antonio Tricarico, program director di ReCommon, ha evidenziato la coincidenza temporale tra l’assegnazione a ENI della licenza per lo sviluppo del ricco giacimento di gas di Zohr, al largo delle coste egiziane, e la drammatica vicenda del rapimento e dell’uccisione del ricercatore Giulio Regeni. Un’osservazione fondata, ulteriormente confermata dal secondo servizio andato in onda il 17 novembre, in cui Report ha mostrato documenti riservati di ENI che ribadiscono quanto affermato da Tricarico. Ciononostante, ENI ha denunciato Antonio Tricarico per le dichiarazioni rilasciate durante la trasmissione.
12 Luglio 2025
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Serve una legge che impedisca a governi e personaggi di potere di agire contro giornalisti – ma spesso anche attivisti o whistleblower – al solo scopo di intimidirli, bloccando la loro attività di denuncia. È successo anche a noi e succederà di nuovo. Il tuo aiuto è fondamentale per portare avanti la campagna per difendere chi dice la verità.