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24 Luglio 2026

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Il voto fuorisede è nella riforma elettorale

Come ci siamo arrivati, cosa abbiamo ottenuto e cosa manca

di The Good Lobby Italia

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  • Maria S.

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La campagna che da anni portiamo avanti insieme a Will Media e alla Rete Voto Fuorisede per ottenere finalmente in Italia il diritto di voto a distanza per tutti gli elettori fuorisede ha subìto negli ultimi mesi una forte accelerazione. Abbiamo infatti deciso di sfruttare l’opportunità della riforma elettorale proposta dalla maggioranza per introdurre in modo stabile nel nostro ordinamento il diritto di voto fuorisede. 

 

Siamo stati auditi dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, portando le nostre proposte direttamente in Parlamento. Abbiamo promosso mobilitazioni riprese dai principali telegiornali e quotidiani nazionali. Abbiamo mantenuto un’interlocuzione costante con esponenti della maggioranza e delle opposizioni, chiedendo che la riforma elettorale non ignorasse ancora una volta milioni di cittadine e cittadini che vivono temporaneamente lontano dal loro Comune di residenza. 

 

Il 15 luglio 2026 eravamo nei corridoi parlamentari per gli ultimi di una lunga serie di incontri che ci hanno visto in prima linea nella richiesta di inserire il voto fuorisede nella legge elettorale. Nel pomeriggio, l’emendamento sul voto fuorisede è stato approvato all’unanimità. 

È un risultato per il quale abbiamo lavorato a lungo e che, oltre a segnare un punto di non ritorno visto che tutte le forze politiche hanno votato a favore, cristallizza un principio che portiamo avanti da anni: il voto fuorisede è un diritto, non una concessione. 

 

L’emendamento istituisce presso l’ufficio elettorale di ogni Comune un elenco degli elettori fuorisede ammessi a votare nel luogo di temporaneo domicilio. 

Ma chi potrà accedere concretamente a questa possibilità? Come bisognerà registrarsi? Dove si voterà e per quali consultazioni? 

Analizziamo insieme il contenuto della norma, cercando di comprenderne meglio i punti di forza, i limiti e gli aspetti sui quali sarà ancora necessario intervenire.

 

Teniamo infine ben presente che l’iter legislativo non si è ancora concluso e che, anche dopo il passaggio al Senato della legge elettorale, i ministeri competenti (in particolare il ministero dell’Interno) dovranno mettere in moto la macchina amministrativa per gestire i flussi dei votanti fuorisede.
Anche su tutta questa fase dovremo vigliare e intervenire per fare in modo che il diritto sulla carta sia pienamente rispettato



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LEGENDA:

SEMAFORO ROSSO: valutazione negativa / SEMAFORO VERDE: valutazione positiva /SEMAFORO GIALLO: da migliorare 

 

 

1. Definizione dei fuorisede: chi acquisisce un nuovo diritto?

Nella norma si riconosce la possibilità di votare nel Comune di temporaneo domicilio alle persone che si trovano fuori dalla propria regione di residenza per motivi di studio, lavoro e cura.

 

Per studentesse, studenti e lavoratori è richiesta una permanenza prevista di almeno nove mesi.

 

Per le persone che ricevono assistenza sanitaria, terapie o trattamenti medici, la durata minima è invece di tre mesi.

Il nostro commento

La nostra proposta era più ampia: avremmo preferito che la legge si rivolgesse, in generale, alle persone in mobilità, senza definire rigidamente le ragioni per cui una persona può trovarsi temporaneamente lontana dal luogo di residenza.

 

La scelta di includere chi si sposta per studio, lavoro o cura rappresenta comunque un importante passo avanti. Si tratta delle tre principali condizioni che determinano la mobilità interna e, nel complesso, permetteranno di raggiungere la quasi totalità degli elettori fuorisede. Una categoria esclusa dalla formulazione che riteniamo debba essere immediatamente inserita è quella dei caregiver: deve poter votare a distanza non solo chi si cura, dunque, ma anche familiari e persone care che sono al loro fianco.

 

La valutazione è dunque parzialmente positiva, perché non tutte le persone appartenenti a queste categorie saranno tutelate allo stesso modo. Come vedremo nei paragrafi successivi, l’effettiva possibilità di votare dipenderà soprattutto dalla durata della permanenza (quei nove o tre mesi citati nel testo), con conseguenze particolarmente pesanti per alcune categorie di lavoratori.

2. Modalità e tempistiche di registrazione: quando presentare la domanda? 

Studentesse, studenti, lavoratori e lavoratrici potranno chiedere entro il 31 dicembre di essere inseriti nell’elenco degli elettori fuorisede per le consultazioni che si svolgeranno nell’anno successivo.

 

La norma introduce però anche una finestra mobile. Chi acquisisce la condizione di fuorisede dopo il 31 dicembre potrà presentare la domanda entro trenta giorni dal momento in cui soddisfa i requisiti e, in ogni caso, non oltre il 45° giorno precedente la consultazione.

 

La domanda potrà essere presentata personalmente oppure attraverso strumenti telematici al Comune di temporaneo domicilio. Dovrà essere accompagnata da un documento di riconoscimento e dalla documentazione che dimostra la condizione di fuorisede (es. contratto di lavoro, autocertificazione di iscrizione all’università etc.).

 

Potrà inoltre essere revocata entro gli stessi termini previsti per la sua presentazione.

 

Entro dieci giorni dal voto, il Comune di domicilio dovrà rilasciare, anche telematicamente, un’attestazione con l’indicazione della sezione elettorale presso cui recarsi.

Il nostro commento

La nostra valutazione è positiva, soprattutto grazie all’introduzione della finestra mobile fino a 45 giorni prima delle elezioni. Una riformulazione proposta e ottenuta da noi nei giorni precedenti all’introduzione dell’emendamento.

 

Una scadenza fissata esclusivamente al 31 dicembre avrebbe rischiato di escludere tutte le persone trasferitesi nel corso dei mesi successivi. A seguito della riformulazione, il sistema di registrazione come fuorisede risulta più flessibile e inclusivo.

 

È positiva anche la possibilità di presentare la domanda attraverso strumenti telematici e di ricevere digitalmente l’attestazione di ammissione al voto.

 

In futuro, una volta rodata la macchina amministrativa, auspichiamo una procedura ancora più agevole e digitalizzata. Un’opportunità importante potrà arrivare anche dalla tessera elettorale digitale, introdotta dal decreto PNRR del 2026.

3. Requisiti di ammissibilità: cosa richiede la norma? 

Per essere ammessi al voto fuorisede, studentesse, studenti e lavoratori devono essere temporaneamente domiciliati in una regione diversa da quella del Comune di iscrizione elettorale e prevedere una permanenza di almeno nove mesi.

 

Per le persone che si trovano fuori regione per documentati motivi di cura, il periodo minimo è invece di tre mesi, purché la data della consultazione ricada nel periodo durante il quale ricevono assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico.

 

È importante sottolineare che la legge richiede di essere fuorisede per almeno nove mesi (o per tre mesi), e non di esserlo già da nove mesi (o da tre mesi) al momento della domanda.

Il nostro commento

Questo è il punto più problematico dell’emendamento.

 

Il requisito dei nove mesi rischia di escludere numerose persone che vivono una condizione di mobilità reale e prolungata, ma inferiore alla soglia prevista. Pensiamo, per esempio, ai lavoratori stagionali, alle persone impiegate nei settori della cultura e dello sport, a chi svolge un tirocinio o a chi ha un contratto di lavoro precario della durata di alcuni mesi.

 

Si tratta di persone che possono trovarsi a centinaia di chilometri dal proprio Comune di residenza nel giorno delle elezioni, senza avere concretamente la possibilità di rientrare per votare. Eppure, se la loro permanenza prevista è di otto, sei o quattro mesi, continueranno a non poter votare nel Comune di domicilio.

 

Il requisito rischia quindi di limitare fortemente l’impatto reale della norma proprio su alcune delle categorie più mobili e precarie del mercato del lavoro.

 

È invece positiva la riformulazione che abbiamo chiesto e ottenuto per le persone fuorisede per motivi di cura. La riduzione da nove a tre mesi riconosce la particolare condizione di chi deve sottoporsi a terapie o trattamenti sanitari lontano dalla propria regione e rimuove un ostacolo che sarebbe stato ingiustificato.

 

Nonostante questi miglioramenti, il semaforo resta rosso. Crediamo si possa intervenire già attraverso il prossimo decreto elezioni, aprendo una finestra specifica almeno per i lavoratori fuorisede per un periodo compreso tra tre e nove mesi, attualmente esclusi dalla disciplina.

 

Se non si vuole inserire questa disposizione in legge elettorale perché un periodo di tre mesi è troppo breve per registrarsi a votare in un Comune per l’intero anno successivo, è quantomeno necessario che si possa rimandare formalmente al decreto elezioni, affinché una nuova finestra venga aperta non appena sia fissata la data delle elezioni.

 

Una legge nata per avvicinare il voto alle persone non può lasciare indietro proprio chi vive le forme più instabili e discontinue di mobilità lavorativa.

4. Territorialità del voto: per chi voterà il fuorisede?

Gli elettori fuorisede voteranno per le liste e i candidati della circoscrizione e del collegio in cui si trova il Comune di temporaneo domicilio, e non per quelli del Comune di residenza.

 

I Comuni distribuiranno gli elettori fuorisede nelle sezioni ordinarie secondo un criterio di prossimità territoriale. Di norma, il numero dei fuorisede assegnati a ciascuna sezione non potrà superare il 10% degli elettori già iscritti in quella sezione.

Il nostro commento

La scelta del collegio di domicilio si inserisce nell’impianto complessivo immaginato dalla maggioranza e dal Governo. 

 

L’elettore comunica di essere temporaneamente domiciliato in un luogo diverso da quello di residenza, senza essere obbligato a trasferire la residenza e senza perdere il legame con il proprio Comune di origine. Per le consultazioni che si svolgeranno durante quel periodo, sceglie volontariamente di esercitare il voto nel territorio in cui vive effettivamente. 

 

Sono state avanzate critiche sulla coerenza di questo sistema con la territorialità della rappresentanza e con il principio di uguaglianza del voto. Si tratta di questioni giuridiche rilevanti, che dovranno essere approfondite e valutate attentamente dagli esperti di diritto costituzionale. 

 

Ci sono però due importanti elementi positivi. Il primo è che il voto dei fuorisede non modificherà la distribuzione territoriale dei seggi parlamentari, che continuerà a essere determinata sulla base della popolazione residente. Il secondo è il limite previsto per l’assegnazione degli elettori fuorisede alle singole sezioni: di norma, non potranno superare il 10% degli elettori già iscritti, riducendo così il rischio che incidano in maniera eccessiva sull’equilibrio di uno specifico seggio. 

 

Per noi, la soluzione ideale sarebbe stata consentire ai fuorisede di votare per le liste e i candidati del proprio collegio di residenza. Il voto nel luogo di domicilio può certamente rafforzare il legame con il territorio in cui una persona vive temporaneamente ma, allo stesso tempo, rischia di indebolire ulteriormente le regioni da cui proviene una parte consistente dei fuorisede: territori già privati di molti abitanti, che potrebbero ora perdere anche il peso elettorale di una quota rilevante della popolazione più giovane. Per questo avevamo proposto un sistema di voto presidiato anticipato e continueremo a lavorare affinché, in futuro, sia possibile votare dal luogo di domicilio per il collegio di residenza, attraverso un meccanismo sicuro che consenta di ricondurre le schede e i voti ai Comuni di origine

 

Il semaforo è quindi giallo. La soluzione rende il voto concretamente esercitabile e appare coerente con la scelta volontaria del domicilio elettorale, ma presenta profili giuridici e rappresentativi che meritano ulteriori approfondimenti. 

5. Elezioni ammesse: in che occasione si potrà votare fuorisede? 

Il voto fuorisede sarà consentito per: le elezioni della Camera dei deputati; del Senato della Repubblica; dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia; i referendum abrogativi previsti dall’articolo 75 della Costituzione; i referendum costituzionali previsti dall’articolo 138 della Costituzione. 

Il nostro commento

Dopo le sperimentazioni realizzate negli ultimi anni, il voto fuorisede entra finalmente in una disciplina strutturale e non più limitata a singole consultazioni o adottata attraverso provvedimenti emergenziali. 

 

L’inclusione delle elezioni politiche, delle elezioni europee e dei referendum nazionali permette di tutelare il diritto di voto nelle principali consultazioni che coinvolgono l’intero corpo elettorale.

 

Rimangono escluse le elezioni regionali, comunali e gli eventuali referendum locali. Approfondiremo la possibilità di introdurre normative ad hoc anche per questo tipo di consultazioni, che necessitano di ragionamenti ulteriori sulle modalità di voto possibili. In questo caso sarà importante coinvolgere anche le Regioni che potrebbero introdurre misure specifiche.  

Conclusioni finali: il semaforo è giallo

L’approvazione unanime dell’emendamento rappresenta un passaggio storico da un punto di vista parlamentare e politico.

 

Per anni, alle persone fuorisede è stato chiesto di affrontare lunghi viaggi, sostenere costi elevati e organizzare il proprio lavoro o il proprio percorso di studi per poter esercitare un diritto fondamentale. In molti casi, l’alternativa concreta era semplicemente rinunciare a votare.

 

Il testo approvato non è perfetto, ma oggi possiamo riconoscere un cambiamento fondamentale: il voto fuorisede entra nella legge elettorale e diventa parte stabile del nostro ordinamento.

 

È il risultato della mobilitazione di migliaia di persone, del lavoro della società civile e di un dialogo istituzionale portato avanti in modo trasversale con tutte le forze politiche. Un modello di partecipazione dal basso capace di raggiungere risultati concreti.

 

Noi continueremo a fare la nostra parte, per perfezionare questa norma in ogni suo passaggio e renderla sempre più inclusiva ed efficace.

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